The Prey

The Prey

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Dopo Mea Maxima Culpa di Alex Gibney, un altro agghiacciante documentario punta il dito contro il Vaticano e la pedofilia di alcuni suoi esponenti: The Prey, un viaggio nell’orrore degli abusi sessuali affrontato con coraggio e senza mezze misure. Fuori concorso al Bif&St 2014.

La caduta degli angeli

I cunicoli bui di una fortezza. Luce sinistra a illuminare storie soffocate. The Prey rompe decenni di silenzi sulla colpa più grande della Chiesa Cattolica: aver taciuto o insabbiato gli episodi di pedofilia praticati da sacerdoti. Un pellegrinaggio intimo e scioccante che porta alla luce vicende occultate e testimonianze scioccanti, come quelle degli ospiti dell’Istituto Provolo di Verona. Centinaia di bambini sordi abusati sistematicamente da sacerdoti e laici nell’arco degli ultimi 50 anni. Una mattanza che oggi non ha ancora colpevoli. Nel Paese che è la casa del Cattolicesimo il silenzio è assordante. [sinossi]

Solo un incidente di percorso di natura distributiva non ha permesso a The Prey di concorrere al Premio Vittorio De Seta alla quinta edizione del Bif&St, dove l’ultima fatica del collaudatissimo duo formato da Luca Bellino e Silvia Luzi, già autore dei pregevoli La minaccia e Dell’arte della guerra, ha trovato spazio nel fuori concorso della sezione dedicata al cinema del reale. Fatica è il termine più adatto da utilizzare quando ci si trova a fare i conti con la realizzazione di un progetto audiovisivo come questo, al di là della genesi produttiva e della destinazione che la caratterizzano, legata alla sola difficoltà di riuscire a trattare certi temi e di poterli trasferire sul grande e piccolo schermo. Omertà, insabbiamento e paura, sono parte di quel muro di gomma invisibile che impedisce in un modo o nell’altro ai registi di turno (e non solo) di avvicinarsi e di muoversi liberamente all’interno di certi meandri solitamente inaccessibili e inviolabili. Tuttavia, esistono per fortuna film che nonostante una serie di ostacoli trovati sul cammino creativo sono riusciti a fare breccia nel suddetto muro e The Prey è uno di questi.

Il documentario diretto a quattro mani da Bellino e Luzi affronta con coraggio e incisività il tema scottante della pedofilia nella Chiesa Cattolica, consegnando agli occhi e alle orecchie dello spettatore un quadro agghiacciante e scioccante della situazione degli ultimi decenni. Costretta a camminare su un terreno minato, la coppia focalizza l’attenzione su alcuni dei casi più eclatanti che hanno macchiato indelebilmente la Storia recente del Vaticano, restringendo il campo all’Italia, in particolare all’Istituto Provolo di Verona, autentica cloaca malata dove per anni bambini sordomuti sono stati ripetutamente violati e abusati dal responsabile della struttura religiosa. Di fatto assistiamo a quello che può essere considerato (con le giuste distanze) il controcampo di Mea Maxima Culpa e Sex Crimes and Vatican, rispettivamente firmati da Alex Gibney e Colm O’Gorman, nei quali gli occhi delle macchine da presa puntano diritti Oltreoceano per portare alla luce il Sistema a stelle e strisce.

Pur con una confezione televisiva, nata sulla base di una commissione estera, che ne influenza lo stile e la durata, oltre a imporre l’utilizzo di certi stilemi come il voice over e l’intervista frontale tipici del linguaggio da piccolo schermo, l’approccio alla materia umana e tematica non si allinea mai alle logiche della mercificazione e della spettacolarizzazione del dolore altrui. I registi hanno il grandissimo merito di aver epurato dalla propria opera tutte quelle bassezze e pochezze che la tv spazzatura è solita proporre ai potenziali fruitori. Danno voce a quante più vittime possibili, senza escludere a priori la possibilità di un contraddittorio, anche se facilmente contestabile. Documentano con efficacia e precisione i fatti, gli eventi e i protagonisti, dando origine a un mosaico di orrore e sofferenza.
The Prey offre alla platea quel giornalismo d’inchiesta vecchio stampo, ormai del tutto fuori moda, che non ha paura di sporcarsi le mani. Spinge l’acceleratore ogni volta che si presenta l’occasione, mostrando sempre e comunque la mano di chi ha gettato il sasso. Ma nel farlo non si dimentica mai il rispetto per le vittime, per le cicatrici che gli abusi hanno lasciato sul corpo e nella mente e il disprezzo per il carnefice.

La scheda dedicata a The Prey sul sito del Bifest
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