Onirica – Field of Dogs

Onirica – Field of Dogs

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Il trittico cinematografico di Majewski si chiude con Onirica, viaggio visionario che fa rivivere i canti della Divina Commedia nella Polonia contemporanea.

Doppio sogno

Adam – che ha un passato da studioso e professore universitario – lavora in un supermercato: sopravvissuto a un tremendo incidente stradale in cui hanno perso la vita la sua compagna e il migliore amico, riesce a trovare conforto solo nel mondo dei sogni dove prendono forma visioni generate dalla sua ossessione per la Divina Commedia. Come Dante anche l’uomo parte per cercare la sua Beatrice perduta. [sinossi]

Imparare a valorizzare la propria personalità, voce, espressività, attraverso la rilettura e il confronto con grandi maestri del passato: è questo il leit motiv del trittico cinematografico firmato da Lech Majewski che si chiude con Onirica – Field of Dogs, viaggio visionario che fa rivivere i canti della Divina Commedia nella Polonia contemporanea.
Dopo essersi confrontato con Hieronymus Bosch ne Il giardino delle delizie e con Pieter Bruegel ne I colori della passione, Majewski si allontana dall’universo pittorico calandosi nella grande storia della letteratura, dedicandosi tuttavia a un autore da lui conosciuto attraverso la tradizione delle storiche versioni illustrate delle cantiche dantesche: ancora una volta c’è quindi un approccio visivo alla base dei progetti del poliedrico artista polacco, che stavolta cerca di trovare nelle parole della Divina Commedia il segreto di quel complesso ed equilibrato intreccio narrativo creato da Dante legando la sua vicenda personale al contesto storico in cui questa si inseriva.
È infatti attorno a questo stesso impianto che si costruisce Onirica, che attraverso la quotidianità inquieta e i sogni visionari del suo protagonista si muove sul sottile confine che divide la realtà dall’universo onirico. Adam è sopravvissuto a un terribile incidente stradale nel quale hanno perso la vita la sua compagna e il suo migliore amico: la sua unica fonte di sollievo dal dolore è il sonno, nel quale – complice la passione ossessiva per la Divina Commedia – rivivono suggestioni dantesche che si intrecciano alla sua esperienza personale e gli consentono di rientrare in contatto con i suoi cari ormai perduti. Sullo sfondo, una Polonia sgomenta si ritrova ad affrontare un 2010 da dimenticare: il gelo attanagliante di un inverno senza precedenti, una serie di apocalittiche alluvioni ed infine un disastro aereo che decapita l’intera classe dirigente nazionale.

Affascinato dalla potenza evocativa della Divina Commedia e dalla personalità del suo autore, Majewski inscrive il suo progetto nell’ambito della sua critica contro il cinema e il sistema mediatico contemporaneo: Onirica si sviluppa sul modello delle cronache medioevali, raccontando la storia attraverso il costante riferimento ad allegorie e simbolismi, e si snoda lungo una intricata impalcatura di stratificazione narrativa che segue la discontinuità dello sviluppo dei sogni.
Ne I colori della passione il regista si lasciava trasportare dal fascino per i dettagli seguendo la base della filosofia estetico-artistica di Bruegel che nasconde il fulcro dell’azione all’interno della frammentarietà del contesto circostante: qui Majewski – sempre in bilico fra cinema e videoarte –  adatta il suo linguaggio alle scelte dantesche, ponendo l’uomo al centro della sua indagine e seguendo Adam, prigioniero di un presente di lutto e disagio, nella sua disincantata ricerca di serenità. Ancora una volta fermamente ispirato dal lavoro di Tarkovskj, nonché segnato dai grandi maestri del cinema italiano (da Fellini ad Antonioni), Majewski continua a scandagliare percorsi di contaminazione stilistica, valorizzando in particolare la dicotomia tra il recupero di riflessioni e stilemi storici e la valorizzazione di nuove tecnologie visive: anche in Onirica ampio spazio è riservato alle elaborazione in CG, particolarmente suggestive e funzionali nella resa iper-realistica e allo stesso tempo visionaria che fa da base allo sviluppo del progetto, basti pensare alla sequenza della coppia di buoi che ara il pavimento del supermercato o all’impetuosa cascata che scroscia sopra l’altare della chiesa salvo trasformarsi in un placido specchio d’acqua lungo la navata centrale.
Profondamente segnato dal pensiero di Heidegger, il film si avviluppa lungo la riflessione sul Sein zum Tode, intessendola all’interno del percorso emotivo del protagonista: accompagnate dalla lettura di una selezione di canti della Divina Commedia, prendono forma una serie di domande sul rapporto fra vita e morte, sul ruolo di Dio, sulla fede, sul rapporto fra l’uomo e la contemporaneità.

Tuttavia metafisica e universo onirico non sono certamente territori di facile esplorazione e stavolta la selva sembra farsi davvero troppo oscura anche per Majewski, che sembra faticare più di altre volte nel restituire un respiro unico e completo al progetto, spesso travolto dalle sue stesse potenzialità: eppure Onirica conferma la versatilità e la duttilità di un autore che ha sempre saputo assorbire con intelligenza gli impulsi provenienti dalle sue fonti d’ispirazione e dai suoi oggetti di indagine, lavorando con attenzione ed equilibrio sulla contaminazione delle arti, sulla sovrapposizione di idee e di spunti.
Majewski assicura di aver imparato la lezione dai grandi maestri del passato e di essere pronto a raccontare il mondo che lo circonda con la sua voce, senza nascondersi più: e chissà che piega prenderanno i suoi prossimi progetti.

INFO
Onirica su facebook.
Il trailer di Onirica.
La scheda su Imdb di Onirica.
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