Miss Granny

Miss Granny

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Diretto da Hwang Dong-hyuk, Miss Granny è una commedia piuttosto esile sulla vecchiaia e sul desiderio di rimanere eternamente giovani. Al Far East 2014.

Forever Young

Oh Mal-soon è un’arzilla settantenne che non ha timore di apparire scorbutica o insensibile, e vive nell’adorazione dell’unico figlio, professore universitario. Quando la donna scopre che il figlio ha deciso di chiuderla in una casa di riposo, le sue certezze crollano. Tutto cambia una sera, quando Mal-soon si ritrova davanti allo studio di un fotografo piuttosto particolare… [sinossi]

Dopo essere risorto dalle proprie ceneri nella seconda metà degli anni Novanta grazie a cineasti in grado di lavorare sulla storia della propria nazione senza dimenticare un approccio puramente “di genere”, negli ultimi anni il cinema sudcoreano sembra puntare in modo sempre più deciso sulla produzione di commedie, o comunque di film in grado di intrattenere tutte le fasce di pubblico. Paradigma perfetto in tal senso è il caso emblematico di Miss Granny, l’opera terza di Hwang Dong-hyuk presentata alla sedicesima edizione dell’udinese Far East Film Festival: Hwang appena tre anni or sono diresse Silenced, teso (e in gran parte sovrastimato) thriller con ampi riferimenti alla realtà sociale sudcoreana, riscuotendo un ottimo successo con oltre quattro milioni di biglietti strappati al botteghino. Un risultato di tutto rispetto – al quale si aggiunge il trionfo proprio al Far East, nell’edizione del 2012 – ma che scompare di fronte ai quasi nove milioni di biglietti venduti per Miss Granny e che equivalgono alla quasi totalità della popolazione di Seul.

Miss Granny è un caso esemplare anche per quel che concerne la direzione “ideologica” che sta prendendo la grande produzione sudcoreana e che può essere sintetizzata (con tutte le semplificazioni del caso) come un progressivo e sensibile arroccamento sulla propria identità nazionale: non è certo un caso che la protagonista di Miss Granny sia un’anziana che preferisce i canti tradizionali al rock e che mantiene una saggezza campagnola, ultima strenua resistenza contro il rutilare globalizzato della metropoli. Una scelta neanche troppo vagamente reazionaria, che non inficia ovviamente il valore precipuo dell’opera in questione ma che può segnare uno scarto da non sottovalutare nel futuro della Settima Arte a Seul e dintorni.

Alla riflessione, scontata e prevedibile, sulla terza età e sul modo in cui le generazioni più giovani la vivano come un peso, si aggiunge la scelta di Hwang di trasformare Miss Granny in una commedia dai risvolti fantastici: la settantenne Oh Mal-soon, delusa dal comportamento del figlio, si ritrova improvvisamente ventenne, con tutte le incomprensioni e i ghiribizzi spazio-temporali che ciò può comportare. Il problema principale che affligge Miss Granny è in una scrittura non solo prevedibile, ma anche ripetitiva e sempre pronta a scendere a compromessi con la melassa più indigesta: per quanto sia perfettamente chiaro anche allo spettatore più naif cosa succederà e quali pieghe prenderanno gli eventi, Hwang e il suo staff di sceneggiatori (Shin Dong-ik, Dong Hee-seon e Hong Yun-jeong) si attardano in una serie infinita di siparietti che non riescono mai davvero a giocare sul paradosso di un’anziana nei panni di un’adolescente, disperdendo in tal modo le già non eccessive potenzialità dello script.
L’unica possibilità concessa agli spettatori a questo punto è concentrarsi sulla recitazione degli attori scelti per la bisogna: se nei panni della bisbetica Mal-soon Na Moon-hee appare piuttosto convincente, è la sua controparte giovane (Shim Eun-gyeong, già vista in un altro successo di pubblico, Sunny) a rubare la scena ai colleghi e a rappresentare l’unico vero motivo di interesse per un film che altrimenti correrebbe seriamente il rischio di abbandonare con rapidità la mente degli spettatori, giovani o anziani che siano.

Info
Il trailer di Miss Granny
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