L’uomo sulla luna

L’uomo sulla luna

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Con L’uomo sulla luna Giuliano Ricci racconta lo stretto legame tra le anziane vedove di un paese della Barbagia e il mondo dei morti. In concorso al Festival di Bellaria 2014.

I morti ci guardano

Nel cuore della Sardegna, in un villaggio tra le montagne della Barbagia, un gruppo di vedove racconta il proprio legame con il mondo dei morti. Per secoli le donne sono state la voce del paese, hanno custodito storie e segreti di guerre tra famiglie e vendette sanguinarie. Le faide e gli omicidi s’intrecciano alle visioni dei defunti, ai contatti con l’aldilà e ai sogni, soglie di una realtà invisibile e anticipatori di sventure. [sinossi]

Carcasse di automobili abbandonate a un destino di ruggine sotto il sole della Barbagia; si apre con un’immagine di inequivocabile potenza metaforica L’uomo sulla luna, documentario di Giuliano Ricci presentato in concorso alla trentaduesima edizione del Bellaria Film Festival. Un lavoro che pone in continuo e incessante contrasto il vecchio e il nuovo, l’arcaico e il moderno, come viene sintetizzato in maniera fin troppo lapalissiana nelle sequenze in cui le anziane protagoniste de L’uomo sulla luna si rapportano con i programmi televisivi: la Barbagia del tempo che fu e quella di oggi si specchiano l’una nell’altra, producendo un corto circuito temporale che contiene al proprio interno una profonda componente misterica.
Più volte, durante la visione de L’uomo sulla luna, la memoria cinefila vaga fino a rintracciare brandelli delle schegge demartiniane che costellarono (e costellano) l’arte documentaria di Luigi Di Gianni, e non è certo un caso che il lavoro di Ricci si muova a ridosso di una dimensione magica, in cui la realtà si trasfigura a tal punto da sfociare nella fiaba nera. Ed è territorio di (crudeli) favole quello che vede consumarsi i crimini, i delitti e le vendette alla base delle testimonianze raccolte dal regista. La Sardegna de L’uomo sulla luna è raccontata dalle anziane vedove che hanno vissuto lutti, visto scorrere fiumi di sangue e versato lacrime amare: donne perennemente vestite di nero, che si muovono per il paese come spettri di un passato remoto ancorato tutt’ora alla realtà, spinte dall’unico scopo di raggiungere il cimitero, il luogo dove i morti si ritrovano, vittima e aguzzino una accanto all’altro.

“Segnatevi, i morti ci guardano, segnatevi”, raccomanda una delle donne alle altre, sancendo una volta per tutte il rapporto stretto che le avvince al mondo dell’oltretomba. L’uomo sulla luna è concepito e strutturato in una tripartizione tanto narrativa quanto estetica: al classico sovrapporsi di teste parlanti, che si adegua allo schema standardizzato del montaggio di interviste, si aggiunge la già accennata vena antropologica di Ricci, che trova sfogo in particolare in alcuni riti e feste popolari di chiara origine pagana (i carnevale di Karrasegare di Bosa, Su Battileddu di Lula e dal bar di Ottana, l’Usciata a cavallo dopo la festa di san Pietro di Orgosolo). A completare la tessitura ordita da Ricci ci pensa infine l’aspetto di principale interesse de L’uomo sulla luna, vale a dire la relazione che le vedove sviluppano con il culto dei morti, e il significato sociale e politico che esso assume: al di là dell’innegabile fascino folklorico, questa osmosi nasconde anche il mondo sommerso e ridotto al silenzio di un’umanità che vive quotidianamente la violenza sulla propria pelle, al punto da esserne oramai assuefatta.
In una esistenza che si è sempre mossa tra invocazioni e richieste di protezione ultraterrena appare molto più surreale la logica stringente ma asettica di un documentario televisivo rispetto all’esecuzione di un rituale, atto di per sé meccanico ma intriso di una memoria ancestrale che lo eleva al di sopra delle miserie umane. In una frase come “Lasciate stare la vita che la morte è sicura. Rompigli qualcosa, spezzagli una gamba ma lascialo in vita, la morte arriverà. Sciagurato chi deve vendicarsi!”, recitata davanti alle tombe, dimostra in maniera definitiva come L’uomo sulla luna non lavori sull’aspetto bizzarro dell’universo che sta scandagliando, ma ricerchi piuttosto il significato recondito, la muta protesta contro faide che, anno dopo anno macerano, corrodendosi dall’interno. Carcasse al sole.

Info
Il trailer de L’uomo sulla luna
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