Viviamo in un incantesimo

Viviamo in un incantesimo

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Esempio di cinema ibrido che mescola immagini, suoni e parole senza soluzione di continuità per “trans-codificare” nel linguaggio audiovisivo alcuni dei più significativi momenti del percorso letterario e poetico di Vittorio Bodini. Viviamo in un incantesimo di Giuliano Capani, anteprima nazionale alla 15esima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce.

Il mio Sud

Il film, nella forma del docufiction, trae ispirazione dal potere evocativo della poesia di Vittorio Bodini. I paesaggi dell’animo in un Sud universale che conserva gelosamente i segni di un passato e che pesa sulle coscienze delle cose e delle persone cristallizzandosi in quegli oggetti del pensiero bodiniano che caratterizzano il suo immaginario poetico. Possiamo vedere tra alcune delle suoi componimenti poetici un Sud del Sud che non è un luogo geografico, ma un topos della condizione umana senza spazio e senza tempo. [sinossi]

Vive di folate piuttosto discontinue Viviamo in un incantesimo, il docu-film che Giuliano Capani ha deciso di dedicare al poeta barese Vittorio Bodini, uno dei maggiori interpreti e traduttori italiani della letteratura spagnola del Novecento. Un omaggio che ha il respiro breve di un cortometraggio dal titolo Viviamo in un incantesimo, presentato in anteprima nazionale alla 15esima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce nella sezione “Cinema & Realtà”.

Allo scrittore classe 1914, Capani rende il giusto tributo portando sullo schermo a più di quarant’anni dalla scomparsa un esempio di cinema ibrido che mescola pixel, suoni, parole e musiche senza alcuna soluzione di continuità. Il risultato è un puzzle audiovisivo assolutamente eterogeneo che offre allo spettatore di turno una serie di quadri che, una volta assemblati, restituiscono la misura della sterminata produzione letteraria di Bodini. Il tutto passa attraverso forme e linguaggi diversi, tenuti insieme dal potere evocativo dei versi di alcuni suoi celebri componimenti poetici, affidati dal regista alla lettura e all’interpretazione di Antonio Minelli. Versi, quest’ultimi, che accompagnati da una musica avvolgente di forte impatto emotivo fanno da contrappunto alle immagini che Capani mette in quadro sulla base di suggestioni, metafore e libere rielaborazioni in chiave ancestrale, antropologica, bucolica e naturalistica, così da restituire al fruitore l’idea di una scrittura ancora estremamente attuale, capace di antipare le mostruosità e la pochezza dell’odierna Società.

Si passa così dal cinema sperimentale alla fiction, dalla videoarte all’istallazione, per approdare negli ultimissimi minuti al classico ritratto biografico di un artista del nostro tempo, che arricchisce la già folta galleria cinematografica. Ed è proprio questo cambio di rotta nel finale a depotenzializzare un’operazione che fino al momento della suddetta transizione aveva saputo regalare allo spettatore un qualcosa di affascinante. Una scelta che ha vanificato nell’arco di qualche giro di lancetta quanto di buono mostrato e fatto ascoltare, gettando Viviamo in un incantesimo al di sotto della soglia della sufficienza.

Info
La scheda di Viviamo in un incantesimo sul sito del Festival di Lecce.

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