archi_nature Balkans

archi_nature Balkans

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archi_nature Balkans di Francesco Fei è un viaggio tra ruderi, complessi moderni e natura di quattro paesi balcanici. Nella sezione Casa Rossa Art Doc al Festival di Bellaria 2014.

L’uomo e il suo spazio

archi_nature Balkans è composto da cinque filmati girati in diversi paesi balcanici, sul confine tra Bosnia e Croazia, nel cuore dei due paesi, in Albania e in Macedonia. Un modo per ricordare le architetture di un’umanità troppo spesso pronta ad autodistruggersi. [sinossi]

A pochi chilometri dall’Italia, in quel confine che è “d’aria e luce”, si estende la penisola balcanica, un universo a parte che dopo il collasso della Jugoslavia si è frammentato, alimentando una catena inesauribile di odi, vendette, recriminazioni. L’utopia del panslavismo balcanico, comunità socialista federale – sulla scia dei soviet senza ricalcarne in tutto e per tutto prassi politiche e sociali – è oramai una eco persa nelle gole del vento croate, serbe, bosniache, macedoni, albanesi, slovene. Ma al di là del ricordo pre-bellico, antecedente al giugno del 1991 (quando le truppe dell’Armata Popolare Jugoslava cercarono inutilmente di riprendere il controllo delle frontiere slovene, in seguito alla dichiarazione di indipendenza arrivata da Lubiana), cosa è rimasto materialmente della Jugoslava titina? Quali eredità non politiche ma puramente tangibili, materiche, si posono ancora incontrare viaggiando in quei paesi?

Parte da questa riflessione archi_nature Balkans, il progetto sperimentale di Francesco Fei, approdato al Festival di Bellaria 2014 all’interno della sezione Casa Rossa Art Doc, dedita alla promozione del documentario di ricerca: e, per quanto a prima vista possa sfuggire, la principale forza di archi_nature Balkans risiede proprio nella sua capacità di documentare la realtà, di imprigionarla nell’obiettivo della macchina da presa. Nel riprendere un mondo disfatto, abitato da fantasmi del passato e impossibilitato a confrontarsi davvero con l’oggi, Fei si affida a un altro universo che va via via sgretolandosi e dissolvendosi, quello della pellicola. archi_nature Balkans è infatti girato con un cinepresa 16mm, retaggio di passato recente di cui nessuno sembra particolarmente interessato a serbare la memoria.
In questo cinema “impossibile” Fei attraversa i balcani seguendo cinque movimenti collegati e sconnessi allo stesso tempo: il primo si assesta sul confine tra Bosnia e Croazia, e spia da dietro la magnificenza della natura, i ruderi lasciati abbandonati durante la guerra. Una visione spettrale, immota eppure carica di un dolore ancestrale, il cui monumentalismo spettrale va in contrasto non solo con la natura, che ha ripreso possesso di ciò che un tempo le apparteneva, insinuandosi negli interstizi delle costruzioni umane, ma anche con l’unico reale segnale di vita, il tremolio persistente della macchina da presa di Fei.

Il secondo viaggio si addentra nel cuore della Bosnia, muovendosi in due luoghi simbolici per la storia della nazione: il castello di Stjepan Grad, memoria dell’ultima strenua resistenza contro l’invasione dell’esercito ottomano durante il XV secolo, e il bunker che Tito fece costruire a Konjic, come rifugio e riparo da un eventuale attacco atomico. La resistenza contro un assedio reale si confronta con la paranoia di un’epoca che visse eternamente sotto assedio senza mai ricorrere all’uso delle armi. Fei risolve il dittico con l’utilizzo dello split screen, creando un contrasto fertile, non privo di una glaciale ironia. Più iconico e ieratico il terzo frammento, girato all’interno del faro di Struga, sull’isola croata di Lastovo: qui la tecnica della messa in scena scelta da Fei è quella della sovrimpressione, unico modo per mettere in relazione elementi tra loro impossibilitati a dialogare come la meccanica che muove la lampada del faro, la lampada stessa e la volta celeste che sovrasta la struttura umana. Di nuovo mondi privi di una dialettica apparente che si scontrano grazie al potere del cinema, testimone non muto come negli ultimi due frammenti di archi_nature Balkans, girati rispettivamente a Teth, piccolo villaggio incastonato tra le montagne albanesi e a Heraclea Lyncestis, sito archeologico greco a un paio di chilometri dalla città macedone di Bitola.
Senza mai cedere al fascino della ripresa del reale fine a se stessa, archi_nature Balkans riesce a raccontare un piccolo mondo antico perduto, in cui la traccia umana si fa via via sempre più labile, sovrastata com’è dalla potenza di una natura che non si è lasciata contaminare più di tanto dalle traversie della “civiltà”. Un’opera ammaliante e seducente, di rara potenza cinematografica.

Info
Il trailer di archi_nature Balkans
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