Boundless

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Presentato alla 16esima edizione del Far East, Boundless, documentario dedicato a Johnnie To e alla sua carriera cinematografica, finisce per diventare un saggio sulle incolmabili distanze tra Hong Kong e la Cina continentale.

Io sono un autarchico

Nato nella Cina continentale, Ferris Lin ha seguito Johnnie To per circa due anni, passando dai set di Romancing in Thin Air e Drug War per arrivare a quello di Blind Detective. [sinossi]

Johnnie To rappresenta senz’altro la più importante personalità registica del cinema hongkonghese degli ultimi vent’anni e il fatto che gli anni cruciali della sua carriera coincidano più o meno con quelli dell’handover, avvenuto nel 1997 e con cui l’ex colonia britannica è tornata sotto la giurisdizione della madre patria mandarina, ne fanno a maggior ragione un caso di cineasta particolarmente interessante. È questa la prospettiva che finisce per emergere in Boundless, documentario firmato da Ferris Lin, che ha seguito il regista di PTU per circa due anni arrivando a configurare una sorta di cine-saggio sulle incolmabili distanze culturali, politiche e professionali tra Hong Kong e la Cina continentale.

Del resto, Lin – che è nato nella Cina continentale – fa cominciare il suo film con alcune sfuriate che To rivolge alle maestranze sul set di Romancing in Thin Air, girato per l’appunto nella Mainland. Intervallate a questi furibondi sfoghi vi sono delle interviste in cui To precisa di essersi già pentito di aver ceduto alle lusinghe del continente. Dopo il lontano esordio del 1980 (The Enigmatic Case), Romancing in Thin Air e il successivo Drug War sono le uniche altre co-produzioni tra Hong Kong e la Repubblica Popolare dirette da Johnnie To e il regista in proposito esplicita il suo pensiero senza mezze misure: non si può girare in Cina perché non c’è la professionalità necessaria, né la giusta libertà, né il necessario amore per il cinema. Ma soprattutto – dice To – non è giusto girare in Cina perché in tal modo si perde il genius loci, si perde l’identità del luogo in cui si è cresciuti e in cui ci si è formati. È giusto perciò ricominciare a percorrere con decisione le strade del cinema locale.

E in questa 16esima edizione del Far East i discorsi che emergono da Boundless vanno a caratterizzarsi come una sorta di manifesto politico e culturale. Mai come quest’anno in effetti si è avuta la fortissima sensazione che Hong Kong abbia ritrovato con orgoglio la sua dimensione locale: basta guardare i thriller violenti presentati qui (Unbeatable, That Demon Within, Firestorm), oppure il modo esplicito in cui sono stati trattati i temi della sessualità e della mercificazione del corpo femminile, sia in termini demenziali che drammatici (Golden Chickensss, 3D Naked Ambition, May We Chat), per capire che le censure e le timidezze delle co-produzioni con la Cina sono state rabbiosamente messe da parte. E tutto quel che dice Johnnie To in Boundless – così come le caratteristiche del suo cinema – sembra volutamente verbalizzare quanto abbiamo visto in questi giorni, con una perfetta tempistica e grazie a una precisa scelta di programmazione da parte del Far East (che, del resto, nacque – come edizione zero – quale festival dedicato interamente a Hong Kong).

Dalle scelte di educazione culturale (l’inizativa Fresh Wave in cui degli esordienti vengono affiancati da registi di lungo corso) ai riferimenti diretti o meno alla possibilità di eleggere i propri rappresentanti locali (Election ed Election 2), fino ai ricorrenti discorsi sulla realtà politico-sociale della città (Hong Kong come tema centrale di tutti i grandi film di To, a partire da Sparrow), passsando per l’autarchia produttiva (la storia della Milkyway e il difficilissimo momento attraversato con The Mission in cui To – senza soldi – era costretto persino a dormire negli studi di produzione), tutto in Boundless contribuisce a comporre un ritratto variegato e composito di un cineasta che sa benissimo quale sia l’importanza del mestiere che fa e che, proprio per questo, se ne assume tutte le necessarie responsabilità.

INFO:
Boundless sul sito del Far East
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