Elektro Moskva

Con Elektro Moskva Dominik Spritzendorfer ed Elena Tikhonova conducono lo spettatore nella scena elettronica russa, dagli esordi sovietici a oggi.

Trans Soviet Express

Elektro Moskva è un documentario sugli inizi dell’era elettronica sovietica e su ciò che è rimasto di essa. Una fiaba elettronica sullo spirito d’inventiva delle menti libere dentro la Cortina di Ferro… E oltre. [sinossi]
Su un dispositivo occidentale, si preme un pulsante e si ottiene un risultato.
Su uno strumento sovietico, si preme un pulsante e si ottiene qualcosa.
Benzo
I soviet più l’elettricità
non fanno il comunismo.
CCCP – Fedeli alla Linea

Lev Sergeevič Termen, Anatolij Vasil’evič Lunačarskij, Andrej Tambovtsev, Arseny Mikhailovich Avraamov, Evgeny Murzin: eroi dimenticati dal tempo e dalla storia, passati in secondo piano nella memoria collettiva – quando non completamente rimossi – nonostante abbiano contribuito a creare mondi alternativi, aprendo vie rimaste invisibili fino al loro avvento. E non si pensi che questa sia un’esagerazione: senza il lavoro di sperimentazione portato avanti dalle persone citate (e da molte altre, nello stesso periodo), la storia della musica avrebbe preso altre strade, sulle quale è difficile e capzioso lanciarsi in previsioni. L’Unione Sovietica dei primi anni della rivoluzione bolscevica, quando la spinta all’innovazione leninista non era stata ancora presa d’assalto dalle ombre minacciose dello stalinismo, è stato l’El Dorado di tutto ciò che avesse a che fare con la sperimentazione nel campo scientifico e artistico. Fu Lenin in persona a incaricare Termen, Lunačarskij e Sergej Sergeevič Prokof’ev di lavorare in direzione di una musica che risuonasse del clangore metallico della rivoluzione, ideale ribellione e presa del potere da parte dell’operaio, del contadino, dell’uomo/macchina nei confronti del “bello”. Non è un caso che la Sinfonia delle sirene di Avraamov – in cui sirene antinebbia, batterie antiaeree, idrovolanti e artiglieria si mescolavano e sovrapponevano fino a comporre un’armonia – fosse scelta per i festeggiamenti del quinto anniversario della vittoria rivoluzionaria.

Di quell’immenso patrimonio di ricerca oggi si può rintracciare un’inconsapevole eredità in qualsiasi approccio elettronico alla musica: anche generi di largo consumo come la techno sarebbero completamente impossibili senza gli studi della Mosca dell’epoca, per non parlare ovviamente di tutti coloro che hanno continuato imperterriti a sperimentare sull’elettronica e sulle apparentemente infinite potenzialità. A raccontare questa storia sommersa, in un misto di orgoglio e ironia, è Elektro Moskva, il documentario diretto da Dominik Spritzendorfer ed Elena Tikhonova e presentato al Bellaria Film Festival: un racconto che parte dal passato per raccontare anche le varie evoluzioni (e involuzioni) dell’URSS, le sue trasformazioni, il collasso politico in seguito al colpo di stato ordito da Boris Eltsin, la Russia tutt’altro che democratica dominata da Vladimir Putin e via discorrendo. Pur trattandosi di una narrazione portata avanti in gran parte per accumulo di interviste (a esperti, appassionati, storici, sperimentatori ecc.ecc.), Elektro Moskva sprigiona un potere evocativo, in cui la nostalgia è più per il brivido della scoperta che per la memoria dell’universo in cui ciò avvenne.
Ma Elektro Moskva è forse soprattutto il resoconto di un infinito rinnovamento, di un viaggio di ricerca che non può aver termine, forse la più limpida e palese rappresentazione dell’ideale comunista, quello della terra in permanente rivoluzione: una resistenza alla reazione che prese piede negli anni dello stalinismo, quando la sperimentazione fu pressoché bandita, ma che non ha mai avuto termine, perché la società umana attuale non è ancora pronta ad accettare la ricerca di suoni bislacchi, improvvisati, disarmonici, frammentati, troppo lontani dalla placida certezza borghese.
A tratti spassoso, ironico, sincero, perfino crudele nella sua mancanza di edulcorazioni, Elektro Moskva è un viaggio magmatico, indispensabile per tutti i cultori della musica ma forse ancor più per chi ancora non lo è. Perché, come sintetizza Benzo durante uno dei dialoghi del documentario, “Su un dispositivo occidentale, si preme un pulsante e si ottiene un risultato. Su uno strumento sovietico, si preme un pulsante e si ottiene qualcosa.”.
E in quel “qualcosa” può avvenire di tutto.

Info
Il sito ufficiale di Elektro Moskva
Elektro Moskva, il trailer
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