Posidonia. I fondali della metropoli

Posidonia. I fondali della metropoli

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Marcello Anselmo con Posidonia. I fondali della metropoli racconta la vita di un litorale nel corso degli anni, e il rapporto tra uomo e natura.

Il progresso

Posidonia è un film che prova a raccontare il rapporto che esiste tra la costa (antropizzata) di una metropoli e i suoi fondali, e l’industrializzazione che ne ha segnato la vita di superficie e il suo decorso verso la catastrofe inevitabile. La vicenda personale di un avventuriero subacqueo che, per casualità della storia, si è trovato a scandagliare i fondali metropolitani di Napoli, si mescola alla trasformazione di un litorale (una linea costiera) che in pochi anni (meno di un secolo) ha provato ad essere un approdo potenziale della civiltà della scienza e della tecnica. [sinossi]

Nel finale di Posidonia. I fondali della metropoli delle balene si immergono ed escono dal pelo dell’acqua al largo dell’isola d’Ischia. Immagini cariche di una forza primigenia, impressa nella megalitica potenza di questi giganti del mare, metafora ideale per racchiudere il senso del documentario portato a termine da Marcello Anselmo e presentato alla trentaduesima edizione del Bellaria Film Festival. Un’opera stratificata e magmatica, quella di Anselmo, che lavora su più piani narrativi contemporaneamente cercando di trovare in senso a un mondo sommerso – nel vero senso della parola -, ecosistema sottomarino che corre il rischio di venire spazzato via dalla fagocitante espansione di Napoli. Napoli che in Posidonia. I fondali della metropoli, è sì resoconto crudele e doloroso dell’odierno ma anche luogo della memoria, rifugio di un pensiero sperduto, distante, frammento di uno stile di vita che si sta perdendo e di cui non restano altro che schegge impazzite, le stesse che Anselmo cerca di mettere insieme, tassello dopo tassello, con l’obiettivo di preservarle ancora per qualche tempo dal rutilare mostruoso della metropoli.

Costruito narrativamente attraverso l’utilizzo di immagini girate ex-novo e materiale di repertorio – in gran parte riesumato dallo sterminato archivio di immagini dell’Istituto Luce – a cui sono sovrapposti suoni, rumori e voci solo occasionalmente diegetici, Posidonia. I fondali della metropoli è una sinfonia breve dal forte impatto emotivo, in grado di evocare con sincerità la sensazione di una sconfitta persistente e inevitabile. Le riprese del molo Bausan nel porto di Napoli evidenziano il distacco oramai quasi impossibile da ricucire tra il porto come luogo d’accesso al commercio, all’economia, alla stabilizzazione del Capitale e il porto come anima di una collettività perduta, in cui il singolo esempio – quello di uno dei primi pescatori subacquei del golfo, raccontato dal figlio ottuagenario Claudio Ripa – diventa all’istante certificazione di un pensiero condiviso, di un’esperienza umana che ha attraversato decenni di mutamenti, privazioni, speculazioni, rabbie della “capitale del sud”. Tra citazioni di Cormac McCarthy e racconti di vita vissuta, Posidonia. I fondali della metropoli trova una sua eccentrica ma sensibile centralità nel percorso documentario che negli ultimi anni sembra concentrarsi sempre di più su Napoli. Un percorso laterale, quello intrapreso da Marcello Anselmo, e forse anche per questo ancor più affascinante, ritmato da un montaggio mai prono alle dinamiche narrative ma sempre pronto a sovvertirle.
Un documentario sommerso dal clamore della città ma sempre proteso con lo sguardo verso l’orizzonte marino, “perché lontano passa una nave, tutte le luci accese”, come avrebbe cantato Francesco De Gregori. O una balena, ancora pronta a elevarsi al di sopra delle onde nonostante la mole.

Info
Il sito ufficiale di Posidonia. I fondali della metropoli
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