Lifelong

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Un dramma familiare sospeso tra l’incomunicabilità e la disgregazione di un rapporto. Lifelong di Asli Özge, presentato in concorso al Festival del Cinema Europeo di Lecce 2014.

Terremoto in famiglia

Ela è un’artista stimata, Can è un architetto di successo. Vivono insieme in una casa elegante che Can aveva progettato per loro, in uno dei quartieri più prestigiosi di Istanbul. Sebbene non ci sia più molta passione nel loro rapporto, il rispetto e la stima reciproca mantengono salda la loro unione finché Ela non ascolta per caso una conversazione telefonica di Can e ne resta turbata, al punto da sviluppare sintomi somatici. Il matrimonio sta arrivando al capolinea ed Ela è alle prese con una difficile decisione. [sinossi]

Dalla Berlinale 2013 al concorso della quindicesima edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce, passando per Istanbul dove ha conquistato due riconoscimenti (miglior regista e fotografia). È il percorso, questo, che ha portato Asli Özge in quel del Salento per presentare il suo Lifelong. Terza fatica dietro la macchina da presa della regista turca, la pellicola è un dramma familiare sospeso tra l’incomunicabilità e la disgregazione di un rapporto matrimoniale, messo in discussione dalla gelida routine di una quotidianità che lascia spazio solo a incroci di sguardi, discorsi di circostanza e amplessi fugaci. Il tutto avvolto in un silenzio assordante, spezzato dalla notizia di un terremoto in Turchia che diverrà a sua volta metafora drammaturgica di un crollo nel rapporto di coppia.

Tra detto e non detto si intravede in lontananza il tentativo incerto di una debole emulazione antonioniana, o almeno di quei temi e stilemi rintracciabili nel cinema del maestro ferrarese. In tal senso, per cucire le maglie drammaturgiche e narrative del racconto la Özge sembra rivolgere intensamente lo sguardo al passato, tanto al già citato lavoro di Antonioni (compreso il finale aperto) quanto alla produzione della cinematografia melò transalpina. Discorso che si può estendere anche alla messa in quadro, con la cineasta turca impegnata dal primo all’ultimo fotogramma a cercare di dare una veste internazionale al film, così da consentire alla pellicola stessa di varcare i confini nazionali. Un merito che va riconosciuto e che rappresenta una delle note positive, alla pari della convincente performance dell’intero cast (una su tutti la bravissima Dafne Halman nel ruolo della co-protagonista, che alla kermesse salentina si è aggiudicata il Premio S.N.G.C.I. per il Miglior Attore Europeo e il Premio Speciale della Giuria), di una sinfonia che durante l’esecuzione trova però non poche battute d’arresto. Una sinfonia che ha nella scrittura il vero tallone d’Achille.

Lo script genera una narrazione dilatata che allontana invece di attirare a sé lo spettatore di turno, che non può fare altro che assistere passivamente all’esperienza filmica senza interagire emotivamente con quanto proposto sullo schermo. I personaggi, seppur ben delineati, restano agli occhi della platea corpi e volti da osservare, ma con i quali è difficile entrare in empatia. Tutto è gelido, cristallizzato, come dei manichini esposti in una vetrina. Ma forse era nei piani della Özge, che calca ulteriormente la mano con la messa in scena e soprattutto con la messa in quadro. Infatti, la cura formale e la chirurgica costruzione geometrica delle inquadrature in Lifelong resta di fatto fine a se stessa.

INFO
La scheda di Lifelong sul sito del Festival del Cinema Europeo di Lecce.
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