Cinecittà Cineclub: que viva la pellicola!

Cinecittà Cineclub: que viva la pellicola!

La pellicola resiste. A Firenze è rimasta una sala a programmare ancora rassegne e retrospettive in pellicola, il Cinecittà Cineclub. Ecco la sua storia.

La resistenza della pellicola. In una città come Firenze, dove da anni le sale si trovano in difficoltà (o meglio, dove la concentrazione di ben 4 enormi multisala nel raggio di 20 km sta affossando tutto il resto), ritroviamo anche rocciosissimi baluardi cinefili, di lunghissima tradizione e di profondo radicamento in una sorta di “Firenze universale”. Quella dell’associazionismo e delle case del popolo, le cui strutture sono spesso vecchie e ben conservate, e che vanno a costituire forse il tessuto più specifico e identitario della città. La Firenze amata dagli inglesi con annesso culto del Chiantishire è un’immagine falsa e fuorviante: Firenze è anche e soprattutto popolo, polemico e arrabbiato, goliardico e vitale, e tuttora fortemente desideroso di disporre di propri spazi culturali, dove chi lavora può farsi a sua volta la propria cultura (questo era lo scopo originario intorno al quale erano sorte le case del popolo).

La licenza pubblica per proiezioni cinematografiche più antica di Firenze è appannaggio proprio di una sala annessa a una casa del popolo: il Cinecittà Cineclub, collocato all’interno della S.M.S. (Società di Mutuo Soccorso: questa è la sigla spesso usata dalle case del popolo) di San Quirico, quartiere periferico tra Scandicci e i caseggiati popolari dell’Isolotto. L’edificio risale addirittura alla fine dell’Ottocento, e la sala è nata parallelamente, toccando uno dei vertici della sua attività negli anni ’50 e ’60, quando fungeva anche da arena estiva. “La gente qua attorno, soprattutto lungo la vecchia via Pisana” racconta Michele Spina, attuale organizzatore e programmatore della sala, “prendeva la sua sedia e si metteva lungo il marciapiede a vedersi il film dentro l’arena, tutti assiepati. Facevano i grandi classici italiani, Amedeo Nazzari, Yvonne Sanson…”. Dal punto di vista culturale e della crescita collettiva la sala ha vissuto ovviamente la sua stagione migliore negli anni ’70, per poi cadere nella crisi degli anni ’80 e ’90, quando ha vissuto anni di vera e propria chiusura.
“Io sono qua del quartiere” prosegue Michele Spina, “In quegli anni ero molto giovane e la sala la vedevo quasi sempre chiusa. Anzi, facendo ricerche per conto mio sul concerto dei Clash a Firenze, ho scoperto che negli ultimi anni prima dell’interruzione passava di qui anche la commedia sexy all’italiana. Quegli anni erano così, c’era un pubblico anche per quello, e la crisi del settore era profonda”.

Poi, la rinascita nel 2000 grazie alla passione e dedizione di Michele Spina, che da allora si occupa di tutto da solo, col sostegno di altri volontari alla biglietteria, ma occupandosi costantemente di organizzazione, programmazione, grafica e stampa, e pure svolgendo il ruolo di proiezionista. La sala è stata riammodernata, fornita di sistema Dolby Digital, e globalmente rilanciata come spazio d’incontro per cinefili. La nuova programmazione ha sempre visto infatti l’alternanza tra un film di seconda visione nel weekend, e rassegne e retrospettive, tutte rigorosamente in pellicola, nel resto della settimana, applicando i prezzi del circuito Arci-Agis. Cinque euro per i non tesserati, quattro per i tesserati. Tanto che adesso è rimasto l’unico spazio cinematografico fiorentino a programmare retrospettive in pellicola. “Non abbiamo più modificato il prezzo dal 2000” continua Michele, “e abbiamo avuto un ottimo riscontro anche per le retrospettive, almeno fino a un paio d’anni fa. Prima facevamo fino a cinque serate a settimana di retrospettiva. Ora, il download selvaggio e tante altre cose, ci mettono in difficoltà, per cui abbiamo ridotto a due serate settimanali (ma in ciascuna serata facciamo 2 film uno dopo l’altro), e ampliato la permanenza in sala del film di seconda visione. Per le retrospettive abbiamo avuto negli anni un’affluenza sempre più variabile. Lo spazio sociale di una casa del popolo dovrebbe essere dedicato per l’appunto a vedere cose meno scontate, dovrebbe essere un’occasione diversa, andare a vedere un film in sala per aderire anche a un progetto sociale. Lo è stato per tanti anni, ma è sempre più forte lo spavento e la diffidenza del pubblico verso il cinema vecchio che non si conosce. Se faccio vedere Quarto potere so di avere un ottimo pubblico. Se faccio vedere La signora di Shanghai, già ho qualche difficoltà in più, eppure è sempre Orson Welles… E pensare che le case del popolo sono in qualche modo antesignane del multiplex, in forma più seria e competente… Qua venivi e c’era tutto: il ristorante, la pizzeria, il bar, il cinema, a volte il teatro”.

Ora, come per tutti i cinema monosala di Firenze collegati a una casa del popolo, si pone il drammatico problema anche per il Cinecittà Cineclub dell’adeguamento al digitale. Per una realtà che si è contraddistinta nella pregevole programmazione di cinema del passato e nella fedeltà alla pellicola (le rassegne infrasettimanali vanno sotto la bella denominazione di 100% Pellicola), è durissima dover affrontare un discorso simile. “Probabilmente il grosso pubblico non si è nemmeno accorto dell’enorme mutamento a tutti i livelli portato dal digitale, non si sono neanche posti il problema” prosegue Michele, “Non c’è stato nessun contraltare all’avvento del digitale. Probabilmente avrebbe dovuto esserci una battaglia più seria e coordinata di tutte noi monosala. Ci siamo lasciati abolire anche il patentino di proiezionista pochi mesi fa [novembre 2013, ndr]. E’ stato tutto barbaramente de-professionalizzato, nei multiplex chi fa i popcorn corre anche come un pazzo da una sala all’altra per far partire i film”. Anche per il Cinecittà Cineclub, così come abbiamo raccontato qualche mese fa per il Cinema Castello, l’acquisto di un proiettore digitale pone più questioni: economiche, ideologiche ed estetiche. Sul piano dei finanziamenti, trovarsi costretti dal mercato a costosi adeguamenti è impensabile per realtà che si fondano sull’associazionismo e sul volontariato. Se verrà posta la questione dell’acquisto al consiglio di circolo di San Quirico, il finanziamento sarà sicuramente molto parziale. “Proveremo anche noi a partecipare al bando regionale che finanzia il 50% dell’acquisto [vedi sempre articolo sul Cinema Castello, n.d.r.]” specifica Michele, “e forse tenteremo anche la sottoscrizione popolare. Ma, ribadisco, era necessaria una maggiore interconnessione tra noi monosala, per difendersi dal digitale. C’è stata poca comunicazione tra di noi. Abbiamo tentato tramite l’Arci, ma non ci sono stati grandi risultati. Considera che in tutta la provincia di Firenze sono rimaste solo 4 sale di case del popolo perfettamente funzionanti. Una ragione di più per fare fronte comune”.

Attualmente la sala dispone di due proiettori in pellicola: un Cinemeccanica Vittoria 5, comprato intorno al 2000, e anche un 16mm, utilizzato per le proiezioni di cinema muto. Se e quando sarà acquistato il proiettore digitale, saranno conservati anche gli altri due proiettori. “Io voglio assolutamente continuare a fare rassegne in pellicola. E’ assurdo vedere film in bianco e nero restaurati in formato digitale. E’ come vedere una donna rifatta. Vederla con le sue vere rughe suscita un fascino ben diverso”. Per il prossimo anno, Michele Spina e il Cinecittà Cineclub hanno piena intenzione di continuare la loro resistenza estetica. Finché c’è pellicola, si continua così, “anche perché”, conclude Michele, “può darsi che questa dittatura del digitale sia solo tutta una manfrina per aumentare i prezzi di noleggio della pellicola. E’ vero che è sempre più difficile trovare film in pellicola, soprattutto tra i più recenti, e questo può condizionarci molto sulla programmazione”. Però al Cinecittà Cineclub, per il momento, si profila al massimo una fedele coesistenza tra pellicola e digitale. Scelta che fa onore a una sala in cui sono passati Mario Monicelli, i fratelli Frazzi, Giuliano Montaldo, i Manetti Bros, Morando Morandini. Qualche anno fa l’emergente Edoardo Leo qui presentò la sua opera prima, Diciotto anni dopo. Ma è appena di 3 o 4 anni fa la visita anche di Fernando Solanas, che regalò al Cinecittà Cineclub l’anteprima italiana del suo La ultima éstacion. La fedeltà alla pellicola si riconferma anche per il netto rifiuto verso il compromesso della videoproiezione; per il reperimento delle pellicole viene utilizzato sia il noleggio quanto la rete di rapporti con collezionisti pubblici e privati. Per andare incontro alle diverse esigenze del pubblico, i film delle rassegne infrasettimanali vengono proiettati due volte a orari diversi nell’arco del programma mensile. “Forse un obiettivo futuro” conclude Michele, “sarà tentare una maggiore tenitura del film, programmandolo più giorni consecutivi”. Per una casa del popolo che nel 2014 ha festeggiato i suoi 125 anni di esistenza, e che raccoglie pubblico anche da fuori Firenze, mossa da intenti così seri e nobili, ci auguriamo un lunghissimo, eterno futuro.

INFO:
Il sito di Cinecittà Cineclub
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