Pinuccio Lovero Yes I Can

Pinuccio Lovero Yes I Can

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Pippo Mezzapesa torna a raccontare le (dis)avventure di Pinuccio Lovero a distanza di cinque anni da Sogno di una morte di mezza estate. Con un programma squisitamente cimiteriale tutto da ridere, il noto becchino precario pugliese scende in campo per affrontare una nuova sfida: la politica.

La politica (non) è morta!

Pinuccio Lovero, il becchino precario di Sogno di una morte di mezza estate si candida alle elezioni comunali di Bitonto. Ha deciso di scendere in campo…santo con un programma squisitamente “cimiteriale”. Grazie al successo del piccolo film che ha interpretato, ha realizzato il suo sogno professionale ma, l’effimera celebrità gli ha lasciato la voglia di tornare alla ribalta. Eccolo ancora al centro dell’attenzione, a inseguire un ambizioso sogno tra paese e necropoli. Un abile trovata o il funerale della politica? [sinossi]

Presentato in anteprima nel concorso della sezione “Prospettive Italia” alla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nel novembre 2012, per poi smarrirsi nella soffitta impolverata della produzione documentaristica nostrana, Pinuccio Lovero – Yes I Can approda nelle sale a partire dal 15 maggio 2014 con Microcinema. L’occasione è la tornata elettorale per le europee del prossimo 25 maggio che dovrebbe, a giudicare dalla strategia distributiva, aiutare il docu-film scritto e diretto da Pippo Mezzapesa a ritagliarsi uno spazio nel cartellone cinematografico italiano, nonostante i riflettori degli addetti ai lavori e non solo siano quasi esclusivamente puntati su Cannes. Ma quella delle imminenti elezioni è di fatto un’occasione troppo ghiotta da non farsi sfuggire viste le assonanze con il plot dell’opera.

Il regista pugliese, fresco vincitore del Nastro d’Argento per il miglior corto con Settanta e reduce dal non esaltante esordio nel lungometraggio di finzione con Il paese delle spose infelici, torna a raccontare le (di)avventure dell’ormai noto Pinuccio Lovero di Sogno di una morte di mezza estate, balzato alle cronache cinematografiche grazie allo straordinario successo ottenuto cinque anni or sono in quel del Lido alla Mostra di Venezia. E come accade spessissimo difficilmente si riescono a dimenticare le luci della ribalta e il richiamo irresistibile delle sirene della celebrità. Nemmeno il becchino precario di Bitonto vi è riuscito e di conseguenza lo ritroviamo a inseguire un altro sogno, scendendo in campo, ma stavolta non quello santo, bensì quello minato della politica tricolore.

Con un programma squisitamente “cimiteriale” di utopica attuazione e tutto da ridere, Lovero accetta la sfida e si candida alle elezioni comunali della sua città, cercando di sfruttare il più possibile la notorietà raggiunta. Ma la politica non è come il cinema e le difficoltà non tardano ad arrivare, lasciandoti completamente solo a battagliare contro i mulini a vento dentro e fuori dalle urne. Se la dovrà vedere con il proprio partito di appartenenza, le animate riunioni, gli impegni della campagna elettorale, i comizi improvvisati, le spese da sostenere, gli slogan da lanciare, i combattivi rivali da fronteggiare, i temibili sondaggi, i potenziali elettori e le prime promesse da mantenere per accalappiarsi qualche voto. Sorretto da forti motivazioni e dal sostegno dei compagni di partito, l’improbabile candidato riscopre in parte il gusto dell’effimero e assapora quello ammaliante del potere. Ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che ti riporta con i piedi per terra e nel caso di Pinuccio ci pensano la futura moglie e i preparativi delle nozze. Per questo, Mezzapesa allarga l’orizzonte drammaturgico alle vicende familiari, precedentemente lasciate da parte nel primo capitolo. Pubblico e privato si confondono e si scontrano, portando sullo schermo esilaranti e spassosi momenti: le discussioni a tavola con la fidanzata, le riunioni per coniare lo slogan per la campagna elettorale e il duetto con Nichi Vendola.
Mezzapesa pedina il suo protagonista, lo interroga, lo spia, lo ascolta, lungo l’intero percorso elettorale. Il tutto all’insegna della genuinità e dei sorrisi, quelli che i gesti, i pensieri, le paure, le certezze e le azioni di Lovero dispensano a piene mani allo spettatore di turno, che non può fare altro che lasciarsi andare al puro divertimento, cosciente del fatto che oramai di fronte a certe manifestazioni della politica e di gran parte dei suoi esponenti (illustri e non) si finisce con il ridere, indignarsi e riflettere. L’iter elettorale diventa per il regista l’opportunità di avere una lente d’ingrandimento popolare sulla Società odierna, analizzata e filtrata attraverso gli occhi di un puro che, pur rimanendo tale, non riesce fino in fondo ad evitare le sabbie mobili dell’illusione mediatica e dell’esigenza irrefrenabile dell’apparire. Ne viene fuori una satira pungente, lontana da quella feroce offerta in Qualunquemente, attualissima se si pensa a quello che il terremoto grillino ha provocato nello scenario italiano. Peccato che si avverta così tanto la sensazione di una scrittura a tavolino, necessaria ma troppo esibita rispetto a quella quasi invisibile che aveva caratterizzato Sogno di una morte di mezza estate.

INFO
La scheda di Pinuccio Lovero Yes I Can sul sito della distribuzione italiana.
Il trailer ufficiale di Pinuccio Lovero Yes I Can.
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