Jasmine

Jasmine

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Attraverso la plastilina Alain Ughetto ripercorre la sua storia d’amore con Jasmine, plasmando e dando corpo ai ricordi, alle speranze e ai rimpianti. Una dolorosa storia personale e politica.

Blu come i suoi occhi

Francia, fine degli anni Settanta. Alain è un autore di film d’animazione. L’incontro romantico con la giovane studentessa iraniana Jasmine cambia il corso della sua vita. Teheran, 1978. La rivoluzione spazza via l’odiato regime dello Shah. Alain raggiunge Jasmine e il loro amore cresce nella clandestinità, con la speranza che una nuova vita sia possibile. L’istituzione della Repubblica Islamica distrugge le loro illusioni, separando i due amanti. Per quanto tempo? A distanza di 30 anni arriva il momento per Alain di ripercorrere le strade della propria memoria… [sinossi – FFF 2014]

Presentato in concorso alla sedicesima edizione del Future Film Festival di Bologna [1], Jasmine di Alain Ughetto è un’opera complessa e stratificata, estremamente dolorosa e coinvolgente, in perfetto equilibrio tra ricordo (e rimpianto) personale e storia collettiva, politica. Un diario intimo e artistico che sotto i nostri occhi e tra le abili mani dell’autore diventa documento, Storia.
È attraverso l’arte, in un processo creativo anche squisitamente manuale, che la sensibilità dell’autore prende forma. Autore/Creatore: scrive, dirige e soprattutto plasma la plastilina, dando spessore e colore a ricordi ed emozioni, luoghi e avvenimenti. Un’opera autobiografica, una condivisone che forse solo l’animazione può permettere. Tornano alla mente i recenti L’image manquante di Rithy Panh e Couleur de peau: Miel di Laurent Boileau e Jung, per certi versi simili anche se realizzati con tecniche e modalità differenti: ma è nel valore e nella sincerità delle testimonianze che si rintracciano struggenti similitudini [2]. Jasmine è cinema fatto con mezzi limitati, in pochi metri quadri, tra mille difficoltà: cinema militante, arte che continua a protestare, a lottare, a parlarci dell’importanza della libertà – siamo nell’Iran di Mohammad Reza Pahlavi, di Khomeyni, di Ahmadinejād, ma fortunatamente è anche l’Iran di Jafar Panahi, che non si ferma e realizza This Is Not a Film (2011) e Closed Curtain (2013). Non è un caso che nei titoli di coda di Jasmine non ci sia traccia degli artisti iraniani. Troppo rischioso.

Ughetto mette in scena se stesso, la Storia che ha vissuto in prima persona, la sua storia d’amore e la propria arte. Attraverso la propria arte. L’animazione, i documenti audio e video e le lettere tra Ughetto e l’amata Jasmine vanno a ricomporre un flusso di ricordi e sensazioni: il personale diventa politico, la plastilina blu e gialla diventa l’immagine di una rivolta, di una resistenza, di un sogno che continua a essere infranto. Jasmine ripercorre la storia dell’Iran dalla fine degli anni Settanta a oggi, ricostruisce davanti ai nostri occhi i passaggi di una rivoluzione mancata, la parabola di un amore, le pulsioni sentimentali ed erotiche. La plastilina blu e gialla di Ughetto è la folla che resiste, sono le riunioni segrete, è un travolgente amplesso cromatico, sono le onde del mare.

Un pugno di plastilina, una Teheran splendidamente stilizzata col polistirolo, video in super 8, filmati televisivi, la corrispondenza con Jasmine: Ughetto ci racconta l’Iran, l’incontro tra culture diverse, la giovinezza e il passato, l’amore e la separazione, ondeggiando tra il rigore del documentario e le suggestioni della fantasia, le sconfinate potenzialità immaginifiche dell’animazione.

NOTE
1. Jasmine è arrivato a un passo dall’European Film Awards per il miglior film d’animazione, andato a The Congress di Ari Folman. Il terzo lungometraggio in corsa era Pinocchio di Enzo d’Alò.
2. Similitudini che inevitabilmente ci riportano anche a Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi.
INFO
Jasmine sul sito del Future Film Festival.
Il trailer originale di Jasmine.
Jasmine sul sito dell’European Film Awards.
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