Party Girl

Film di apertura di Un Certain Regard 2014, Party Girl segue la strada del cinema indipendente, partendo da un soggetto e dei personaggi reali, inseguendo suggestioni documentarie, romanzando il necessario.

E poi mi parli di una vita insieme

Angélique ha sessantanni. Ama ancora le feste, il divertimento. Ama ancora gli uomini. La notte, per sbarcare il lunario, lavora in un cabaret vicino alla frontiera tedesca, intrattenendo i clienti e facendoli bere. Col passare degli anni i clienti che le girano intorno sono sempre di meno. Tra questi c’è Michel, che è innamorato di lei. Una sera, Michel chiede ad Angélique di sposarlo… [sinossi]
E poi mi parli di una vita insieme
di una casa di bambini
del nostro amore
e di me che vado a lavorare
Vasco Rossi – …e poi mi parli di una vita insieme

Sembrano quasi legate tra loro le pellicole d’apertura della Quinzaine des Réalisateurs e di Un Certain Regard. Band de filles, un teen movie ben giostrato da Céline Sciamma, e Party Girl del trio Marie Amachoukeli-Barsacq, Claire Burger & Samuel Theis, su una sessantenne alla ricerca di un centro di gravità permanente, mettono in scena due personaggi femminili complessi, mai domi, capaci di andare avanti nonostante tutto e tutti. Due pellicole sull’amore e sulla solitudine, sulle scelte difficili, sull’impossibilità di imboccare la strada apparentemente giusta. La strada del buon senso, del matrimonio, della famiglia. Marieme (Band de filles) e Angélique (Party Girl) sono due eroine sentimentali, alla ricerca di un equilibrio forse irraggiungibile.

Al loro esordio dietro la macchina da presa, Amachoukeli-Barsacq, Burger e Theis fanno precise scelte di campo: Party Girl segue la strada del cinema indipendente, partendo da un soggetto e dei personaggi reali, inseguendo suggestioni documentarie, romanzando il necessario [1]. Drammatica, sentimentale, fortunatamente non ricattatoria, questa opera prima si regge soprattutto sulle spalle dell’eccellente Sonia Theis-Litzemburger (Angélique) e di Joseph Bour, attorniati dai veri figli della protagonista, in un riuscito mélange tra attori professionisti e talentuosi dilettanti.
La performance della Theis-Litzemburger, come il peso specifico all’interno della pellicola, ricorda da vicino l’acclamata interpretazione di Paulina García in Gloria di Sebastián Lelio. Il cinema delle cinquantenni/sessantenni può essere vitale, appassionato, romantico, anche se ancora troppo legato al panorama indie. Rughe e taglie forti trovano difficilmente spazio nel mainstream.

Nella messa in scena e nella scrittura del giovane trio a brillare sono soprattutto le dinamiche sentimentali, le sequenze corali, la rappresentazione dell’amicizia (il gruppo un po’ strampalato delle ragazze del cabaret) e dell’amore, in primis tra la vulcanica mamma e i suoi figli. Nonostante un’inevitabile sensazione di déjà-vu e qualche lungaggine di troppo, Party Girl è un apprezzabile primo passo, capace di portare sul grande schermo emozioni reali, quasi palpabili.

Note
1. Marie Amachoukeli-Barsacq e Claire Burger hanno all’attivo alcuni cortometraggi realizzati a quattro mani, come Demolition Party (2013) e C’est gratuit pour les filles (2009).
Info
La scheda di Party Girl sul sito del Festival di Cannes.
Party Girl sul sito della Pyramide Distribution.
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