Le meraviglie

Le meraviglie

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L’opera seconda di Alice Rohrwacher, Le meraviglie, porta alla ribalta la storia di una famiglia e insieme un rimosso della storia italiana. In concorso a Cannes 2014.

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L’estate di quattro sorelle capeggiate da Gelsomina, la primogenita, l’erede del piccolo e strano regno che suo padre ha costruito per proteggere la sua famiglia dal mondo “che sta per finire”. È un’estate straordinaria, in cui le regole che tengono insieme la famiglia si allentano: da una parte l’arrivo nella loro casa di Martin, un ragazzo tedesco in rieducazione, dall’altro l’incursione nel territorio di un concorso televisivo a premi, “il paese delle Meraviglie”, condotto dalla fata bianca Milly Catena… [sinossi]

La prima impressione, a un paio di giorni dalla visione de Le meraviglie in concorso alla sessantasettesima edizione del Festival di Cannes, è che Alice Rohrwacher abbia trovato una propria dimensione poetica in cui la frattura tra reale e magico si ricompone, senza lasciare crepe. Già l’esordio Corpo celeste, presentato sempre a Cannes nel 2011 (ma alla Quinzaine des Réalisateurs), segnalava la pervicace volontà della regista a non lasciarsi assoggettare dal morbo della “ripresa del reale”, escamotage con cui spesso il giovane cinema italiano tende a nascondere l’incapacità a produrre Cinema e che finisce inevitabilmente per donare allo spettatore una visione distorta tanto della “finzione” quanto del documentario. Nel finale di Corpo celeste, con il miracolo della resurrezione della coda della lucertola, si nascondeva (alla luce de Le meraviglie) il senso dell’approccio alla macchina da presa della più giovane delle sorelle Rohwacher – la maggiore, Alba, è qui presente tra i protagonisti –, in cui lo sguardo sul mondo non dimentica mai la porta del meraviglioso.
Non è forse un caso che Le meraviglie segni l’incontro artistico tra le due sorelle, visto che il film appare in parte autobiografico: come le giovani protagoniste della storia, anche le Rohrwacher crebbero in un casolare in campagna, figlie di madre italiana e padre tedesco dedito all’apicoltura. Ma a conti fatti questo particolare perde completamente interesse durante la visione del film: Le meraviglie, come già Corpo celeste, racchiude al suo interno infatti lo studio della crescita di una ragazzina e della sua progressiva, per quanto dolorosa e a tratti ingiusta, accettazione del mondo.

In questo senso lo scarto in avanti rispetto alle ambizioni dell’esordio risulta evidente: Le meraviglie è infatti anche il racconto di un mondo che non c’è più, la spietata analisi di un genocidio sociale prima ancora che culturale o politico. Il microcosmo in cui crescono Gelsomina, Marinella, Caterina e Luna affonda le proprie radici nel clima di contestazione degli anni Sessanta e Settanta, ma è anche l’epicentro di quell’Italia contadina e artigiana che da metà degli anni Novanta comincerà progressivamente a scomparire, fino a essere risucchiata in macrocategorie che ne sbiadiranno l’essenza.
Anche per questo la camera della Rohwacher indugia senza alcuna fretta su determinati dettagli, come la cura delle api, il trattamento delle arnie, la raccolta dei pomodori, a cui si aggiunge un’insistenza perfino forzata verso l’aia, il campo aperto brullo e fangoso davanti all’ingresso del casolare. È lì che spesso dorme il padre Wolfgang, è sempre lì che le bambine più piccole si rincorrono a piedi nudi, è lì che bisogna passare per entrare nel mondo di una famiglia sui generis che non viene mai descritta esasperandone la supposta estraneità alla prassi.

Con uno sguardo partecipe e allo stesso tempo in grado di posizionarsi sempre alla giusta distanza, la Rohrwacher immortala il suo gruppo di famiglia in un interno (e in molti esterni), svelandone i paradossi, le incomprensioni, gli affetti, ma concentrando l’attenzione su Gelsomina, tredicenne che in parte vorrebbe evadere dal suo territorio per meticciarsi con l’universo esterno. Un desiderio plausibile, perfino condivisibile, ma che non può che portare alla dissoluzione, alla sconfitta, all’oblio. Perché la società italiana descritta ne Le meraviglie, quella di Tangentopoli e dell’ascesa del berlusconismo, madre/sorella maggiore di quella attuale, è già un corpo in metastasi, vittima di una cancrena senza cura, quella della perdita della memoria e dell’etica.
È l’Italia de “Il paese delle Meraviglie”, lo squallido programma televisivo locale che agli occhi di Gelsomina appare come unica via di scampo per se stessa e per la propria famiglia, alla disperata ricerca del denaro sufficiente a mettere in regola il laboratorio per la confettura del miele secondo le nuove disposizioni ministeriali: ma una fata turchina improvvisata con makeup e parrucca non può risolvere simili questioni. In un programma televisivo non solo non può essere compresa la poesia di un fischio e di un’ape che fuoriesce dalla bocca di una fanciulla, ma perfino il dramma di un allevatore viene svilito, ricomposto in un’ottica superficialmente spettacolare, veicolato senza alcuna profondità. Quella de Le meraviglie è l’Italia di Ambra Angiolini che, ancora priva di cognome per la massa adolescente, canta “t’appartengo ed io ci tengo, e se prometto poi mantengo; m’appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni”.
“Avete abbandonato la lotta”, suggerisce l’amico tedesco di Wolfgang che li ha raggiunti in Maremma per qualche giorno di vacanza, e in quelle parole si annida la sconfitta di un pensiero politico, di un’ideologia resistente che non ha saputo (e a cui in molti casi è stato impedito) proliferare.
I genitori di Gelsomina, per quanto vivi e combattivi, sono già morti, la loro utopia pronta a essere spazzata via da una nuova ondata di (falso) turismo, le loro terre comprate/rubate da un capitalismo sempre più selvaggio, liberato anche dagli ultimi vincoli di carattere etico e morale. Il cammello che il padre regala alla ragazzina non è una sghemba svisata colma di bizzarria (come poteva essere, per rimanere nel campo degli animali esotici, la giraffa de La grande bellezza di Paolo Sorrentino), ma l’ultimo disperato grido di diversità di un nucleo che non vuole essere omologato, ma è consapevole di non poter sfuggire al proprio destino. Per raccontare tutto questo rimosso della storia italiana recente alla Rohrwacher basta anche solo un’inquadratura, un letto en plein air sovraffollato, un movimento di macchina a svelare l’oblio. Che è lì, ma si preferisce non vederlo.

INFO
Le meraviglie sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer ufficiale de Le meraviglie.
Le meraviglie, il sito ufficiale.
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