Maps to the Stars
di David Cronenberg
Maps to the Stars, ovvero Hollywood secondo David Cronenberg, un microcosmo attraversato da sensi di colpa, violenze segrete e stelle prive di luci. In concorso a Cannes 2014.
Libertà!
La famiglia Weiss si sta facendo strada nella assolata California del sud, tra soldi, sogni, fama, invidie, desiderio ed implacabili fantasmi. Sanford Weiss è un famoso terapista televisivo con una lunga lista di clienti molto famosi, sua moglie Cristina Weiss si occupa della carriera del figlio tredicenne, star della televisione. La coppia ha un’altra figlia, Agatha: a insaputa di tutti è appena tornata in città, misteriosamente sfregiata. Agatha stringe amicizia con un autista di limousine e diventa l’assistente personale di Havana Segrand, un’attrice ossessionata nel voler interpretare il ruolo che fu della madre nel remake di un grande film del passato. Il fantasma della madre, morta in un incendio, continua a turbare la sua vita. Agatha è alla ricerca di redenzione e anche in questo regno dell’artificiale, dell’ultraterreno e della finzione, è determinata a trovarla. A qualunque costo… [sinossi]
Sur mes cahiers d’écolier
Sur mon pupitre et les arbres
Sur le sable de neige
J’écris ton nom
Sur toute chair accordée
Sur le front de mes amis
Sur chaque main qui se tend
J’écris ton nom.
Paul Éluard, Liberté (1942)
“Le stelle fanno i sogni, e i sogni fanno le stelle”, sentenziava INLAND EMPIRE di David Lynch: stelle destinate a confondersi con lo squallore del boulevard hollywoodiano, e che già allora, nel 2006, iniziavano a smettere di brillare. Mai come nell’ultimo decennio il cinema statunitense ha disquisito sulla propria ineluttabile morte, riflettendo la decadenza di un’arte in via d’estinzione, per lo meno nelle modalità con le quali la si era concepita fino a oggi. Già c’era stato, sempre riferendosi a Lynch, il cinema del “silencio” e della dualità agghiacciante e impossibile di Mulholland Drive, si sono poi aggiunte le sale chiuse e abbandonate di The Canyons di Paul Schrader e la dispersione infinita di Road to Nowhere di Monte Hellman. Hollywood non è più la terra dei sogni magari crudeli ma (im)possibili, quella di Peter Bogdanovich e Robert Altman, non vi trova più asilo il Robert De Niro/Monroe Stahr di The Last Tycoon di Elia Kazan. Eppure le stelle brillano ancora, o no?
Agatha Weiss dice di essere arrivata a Los Angeles da Giove, ma in realtà è tornata a casa dopo sette anni trascorsi in un ospedale psichiatrico in Florida: tutto, in Maps to the Stars, nasce e muore in lei. È lei a incontrare per prima Jerome Fontana, l’autista di limousine che aspira a diventare attore e sceneggiatore e si limita, per il momento, a rappresentare il tramite tra le celebrità e il mondo esterno; è lei a farsi assumere dall’attrice Havana Segrand, alla disperata ricerca del ruolo che interpretò la madre quando era ragazza; è sempre lei il rimosso della famiglia Weiss, l’ignoto e imponderabile che torna per distruggere (o rifondare, a seconda dei punti di vista).
David Cronenberg, affidandosi alla ricca e complessa sceneggiatura di Bruce Wagner (romanziere in passato già al lavoro sugli script di Nightmare 3 – I guerrieri del sogno di Chuck Russell e Scene di lotta di classe a Beverly Hills di Paul Bartel), si lancia in un viaggio sul sogno tradito di Hollywood, industria dell’immaginario che ha smarrito la strada dell’immateriale per lasciarsi schiacciare da una concretezza effimera, escrescenza tumorale del Capitale che si rinnova e ricicla senza alcuna via d’uscita. Per quanto i personaggi protagonisti di Maps to the Stars sciorinino ed enumerino un numero impressionante di nomi di “stelle” del presente e del passato – solo nel primo dialogo si passa da Al Gore a Chuck Lorre, da Carrie Fisher a Tatum O’Neal – non esiste cinema in Maps to the Stars, ma solo il rituale di una vacua e sbiadita abitudine all’immagine, in cui la commedia prepuberale Bad Babysitter 2 e il dramma romantico Water Stolen possono essere confusi e sovrapposti, guardati con noncuranza su un piccolo televisore in una roulotte, sfruttati come argomento di discussione davanti a un cocktail in discoteca, o durante una seduta con il proprio psicoterapeuta.
Maps to the Stars non mostra solo un microcosmo malato, ma più che altro un microcosmo che vuole essere malato, in cui l’ansiolitico è il palliativo naturale di un rapporto personale. Tornano, in tal senso, molte delle ossessioni poetiche di Cronenberg: il fisico sfigurato e deturpato, il senso di colpa e di inadeguatezza, l’umano come macchina, imperfetta ma pur sempre macchina, la crisi della dialettica. Se è veramente possibile e non artefatto suddividere la carriera di Cronenberg in fasi distinte – operazione che non può, per sua stessa natura, evitare di andare incontro a forzature ideologiche e critiche – Maps to the Stars potrebbe rappresentare il punto di interconnesione tra queste ultime, incrocio di ipotesi, coacervo di deragliamenti poetici ed espressivi.
Nonostante sia immerso in giorni luminosi e tenebrose notti, Maps to the Stars è un film che brucia, e che fa del fuoco il suo elemento primario: un fuoco che non rigenera, ma distrugge, portando con sé un’estinzione che non prevede però alcun oblio possibile. Perché Maps to the Stars, come ogni film sul/nel/per il cinema, è abitato da fantasmi: fantasmi concreti, di passati terribili e segreti inconfessati che potrebbero annientare anche il più granitico dei giganti, e fantasmi della mente, che invadono case, piscine, vasche da bagno. Ectoplasmi dal cui giudizio non si può sfuggire, non perché li si accetta come reali, ma perché in fin dei conti li si invoca, ultimo e unico barlume di umanità di un mondo disgregato, tomba addobbata a festa.
Elaborando e inspessendo i concetti alla base di A Dangerous Method e Cosmopolis, Maps to the Stars deflagra sullo schermo con una potenza annichilente, apparendo quasi come la versione demitizzata e post-mortem dei primi film di Paul Thomas Anderson. Il cinema è trapassato, l’umano non esiste più, restano solo fantasmi e una promessa di matrimonio, fatta alle stelle. Perché le stelle brillano ancora. O no?
Info
Il trailer originale di Maps to the Stars.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Maps to the Stars
- Paese/Anno: Canada, Francia, Germania, USA | 2014
- Regia: David Cronenberg
- Sceneggiatura: Bruce Wagner
- Fotografia: Peter Suschitzky
- Montaggio: Ronald Sanders
- Interpreti: Amanda Brugel, Ari Cohen, Carrie Fisher, Chris Ploszczansky, Clara Pasieka, Emilia McCarthy, Evan Bird, Jayne Heitmeyer, Jennifer Gibson, Joe Pingue, John Cusack, Jonathan Watton, Julianne Moore, Justin Kelly, Kiara Glasco, Mia Wasikowska, Niamh Wilson, Olivia Williams, Robert Pattinson, Sarah Gadon
- Colonna sonora: Howard Shore
- Produzione: Integral Film , Prospero Pictures, SBS Productions, Sentient Entertainment
- Distribuzione: Adler Entertainment
- Durata: 111'
- Data di uscita: 21/05/2014




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