Resistenza naturale

Resistenza naturale

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In Resistenza naturale Jonathan Nossiter esplora il settore dei vini biologici con qualche buona intuizione, mettendo in luce la fierezza e l’abnegazione dei piccoli produttori, nel contrapporsi a certe logiche distorte imposte dall’Unione Europea. Peccato che non sempre la forma del documentario sia all’altezza dei contenuti.

Un film di vino

Dieci anni dopo Mondovino, Jonathan Nossiter racconta l’urgenza e le sorprese di una nuova resistenza italiana: nel vino, nell’agricoltura e nel cinema. Scopre un movimento di vignaioli e agricoltori “naturali” che ci offrono speranza e gioia tramite la loro ribellione contro un sistema politico-economico fallito che omologa e avvelena la produzione agro alimentare. Vivendo come molti di noi sognerebbero, quattro vignaioli emblematici, nuovi contadini in fuga dalla città, lottano per l’autenticità, la biodiversità e la libertà. E Il vino, con la sua forza vera e simbolica nella nostra cultura, diventa portavoce di una denuncia che riguarda tutta la catena di produzione alimentare… [sinossi]
“Riempi il tuo cranio di vino prima che si riempia di terra”
Omar Khayyam

In vino veritas. Ma anche libertas. La libertà di reagire a un sistema produttivo che, sotto la guida spietata di Bruxelles, vede sempre avvantaggiate quelle grandi case vinicole i cui prodotti sono pieni di additivi e provengono da terreni impoveriti, dove le viti vengono fatte crescere con l’ausilio di concimi e di altri composti chimici; mentre coloro che ricorrono sul serio all’agricoltura biologia, quei piccoli produttori che lasciano la chimica fuori dalle proprie coltivazioni, risultano invece soggetti a una notevolissima serie di vincoli, controlli, multe e altre vessazioni, piccole o grandi che siano. Del resto siamo consapevoli che quando è il capitale a dettar legge, le ragioni della salute, del benessere e del gusto devono cedere il passo a quelle del profitto.

Un documentarista votato a questi temi come Jonathan Nossiter, che già nel recente passato ci aveva regalato film come Mondovino, ha buon gioco nel rappresentare quell’ambiente che gli è familiare, al pari dei suoi protagonisti. Lo seguiamo volentieri negli incontri e nelle interviste ai diversi produttori, ognuno con la propria storia, ognuno con la propria filosofia di vita, ognuno con una sua specificità nell’affrontare la millenaria tradizione del vino. Marche. Toscana. Liguria. Differenti aree geografiche, ma un’analoga critica nei confronti di istituzioni, italiane ed europee, i cui provvedimenti tendono a favorire determinati interessi, che non si legano necessariamente all’offerta di un prodotto sano e naturale. Perché anche dietro al marchio DOC si celano parecchie ombre, come verremo a scoprire…

In un documentario come Resistenza naturale si possono riscontrare diversi pregi. Uno di questi corrisponde all’idea di elaborare il tema, in modo da accostare la conservazione delle tradizioni alimentari ed enologiche italiane, ad altre forme di resistenza, di difesa di un patrimonio culturale: in tal senso vanno interpretati certi spezzoni di film celebri e le lunghe chiacchierate con Gian Luca Farinelli della Cineteca di Bologna, impegnato in prima linea nel recupero, nella conservazione e nel restauro di autentici tesori cinematografici. Apprezzabile anche l’ironia dell’autore, quando si tratta dare un’impronta spiritosa al suo lavoro; ciò avviene, per esempio, attraverso quelle inquadrature in cui compaiono scritte, freccette e altri segni grafici, volti a indicare il posizionamento delle ville di Zemeckis e Sting, negli splendidi paesaggi toscani. Ma il desiderio di vivacizzare la forma del documentario, per il resto piuttosto classico e non particolarmente brillante a livello di riprese, non sempre dà buoni frutti: un esempio diametralmente opposto, nella riuscita, può essere difatti individuato in quell’uso sbarazzino della color correction, durante gli incontri cui partecipa Farinelli. I repentini cambi cromatici dovrebbero accompagnare in modo ammiccante le riflessioni dell’esperto e storico del cinema sulla protezione del patrimonio cinematografico, sulle differenti stagioni vissute dalla settima arte. Ma finiscono inevitabilmente per risultare un po’ kitsch.

INFO
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