X-Men: Giorni di un futuro passato

X-Men: Giorni di un futuro passato

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Terzo capitolo sugli X-Men diretto da Bryan Singer, X-Men: Giorni di un futuro passato è un contorto e sostanzialmente riuscito gioco autocitazionista, un sequel di prequel spezzato in due tra il passato (gli anni ’70) e il futuro (l’apocalisse).

Ritorno al futuro

In un futuro non meglio precisato, gli X-Men sono a rischio estinzione, sotto attacco della Sentinelle, mostri creati con il DNA di Mistica. A tal scopo, Wolverine viene inviato nel passato, nel ’73, per impedire la morte di Mistica e dunque l’appropriazione indebita, da parte di non meglio precisate autorità, dei suoi poteri multiformi… [sinossi]

L’abilità di marketing nel tenere viva una serialità vede forse in X-Men: Giorni di un futuro passato un esempio paradigmatico. Contemporaneamente sequel sia di X-Men: L’inizio che di X-Men: Conflitto finale, il terzo capitolo diretto da Bryan Singer della saga sui mutanti Marvel (complessivamente arrivata a sette film) trova così il modo di raccontare i loro diversi mondi temporal-spaziali raddoppiando il cast e permettendosi di mettere nello stesso film sia Jennifer Lawrence, James McAvoy, Michael Fassbender, ecc. (gli X-Men giovani e/o del passato, quelli anni ’60, provenienti da X-Men: L’inizio) sia Halle Berry, Ian McKellen, Ellen Page, ecc. (gli X-Men del presente/futuro, provenienti da X-Men: Conflitto finale). Ma, soprattutto, Singer trova il modo di far comunicare i due mondi, andando a pescare la maggior star dell’ensemble: Hugh Jackman nei panni di Wolverine.

Insomma, non è facile districarsi nel contorto mondo narrativo degli X-Men. L’importante è sapere che il colpo è riuscito: di fronte a un mondo prossimo alla catastrofe (il futuro degli X-Men), il professor Xavier e Magneto capiscono che si deve tornare indietro nel passato – e precisamente agli anni ’70 – per cambiare il corso degli eventi. L’unico che può permettersi di fare un viaggio così lungo nel tempo è per l’appunto quella testa dura di Wolverine, grazie alle sue ossa adamantine.

Si può in qualche modo restare distanti dal mondo di X-Men: Giorni di un futuro passato, visto che la sua credibilità si regge su un reticolato incredibile di informazioni e di rimandi a film precedenti della saga (e anche ai successivi!), ma non gli si può negare una clamorosa genialità nel mettere in piedi un prodotto del genere, un film sostanzialmente spezzato a metà in cui la deflagrazione di uno spazio-tempo porta correlarmente anche alla deflagrazione dell’altro. In tal senso, tutta la parte finale (la più riuscita) di X-Men: Giorni di un futuro passato è costruita su un millimetrico gioco in montaggio parallelo, in cui si passa dal passato al futuro quasi ad ogni inquadratura e si viene colti da un fortissimo senso da “fine di mondo” che irretisce e abbacina lo sguardo.

Il contorto, elefantiaco ma anche sottile e argutissimo discorso narrativo di X-Men: Giorni di un futuro passato è senz’altro il suo maggior pregio, ma non bisogna dimenticare anche il non banale percorso di consapevolezza dello Xavier giovane (James McAvoy che, ad inizio film, ha rinunciato ai suoi poteri), la notevole apparizione di un nuovo mutante capace di dare un bell’apporto in fase di commedia, di cinetica e di spettacolarità (Quicksilver, interpretato da Evan Peters) e una conferma del sadico e mortifero triangolo tra lo stesso Xavier, Magneto e la Raven/Mistica interpretata da Jennifer Lawrence (vero oggetto del desiderio del film, nonché preda privilegiata e obiettivo di tutti).

Con così tanto materiale ogni tanto qualcosa si perde in X-Men: Giorni di un futuro passato e a volte si cade nel ridicolo involontario (anche perché sarebbe impossibile riuscire a dare l’esatta dimensione emotiva a più di venti personaggi), mentre “il futuro” risulta per un lasso di tempo troppo lungo solo d’appoggio alla storia, che viene per lo più raccontata nel passato (ma poi si riabilita nell’ultima parte) e, ancora, in fin dei conti lo stesso Wolverine appare come il personaggio più sacrificato di tutti – è quasi sempre in scena, è vero, e anzi lo si potrebbe dire il protagonista, ma finisce per fare da testimone più che da vero attante. Resta il fatto che, al netto di pregi e difetti, X-Men: Giorni di un futuro passato esemplifica alla perfezione come un geniale prodotto di marketing possa consapevolmente condurre lo spettatore sia al divertimento più puro che a una serie ricchissima di considerazioni interpretative, fin quasi a poterlo definire un utile strumento di riflessione narratologica.

Info
Il sito di X-Men: Giorni di un futuro passato.
Il trailer di X-Men: Giorni di un futuro passato su Youtube.
La pagina Facebook di X-Men: Giorni di un futuro passato.
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