Mommy
di Xavier Dolan
Eversivo, brillante e sperimentale Mommy di Xavier Dolan, presentato in concorso a Cannes 2014 è ad oggi il film più convincente e riuscito del giovane regista canadese. Un piccolo capolavoro di libertà creativa.
Le dimensioni contano
Una vedova si ritrova ad occuparsi da sola del figlio sedicenne affetto da iperattività e sindrome di deficit di attenzione. Nella turbolenta relazione tra i due si intromette la timida e misteriosa vicina di casa, un’ex insegnante balbuziente, che inizia ad aiutare il ragazzo nello studio… [sinossi]
Si teme sempre di utilizzare l’epiteto di enfant prodige con eccessiva facilità, forse perché questa definizione in ambito cinematografico pare indissolubilmente legata a Orson Welles e al suo irraggiungibile talento. Ma non può che provocare una certa soddisfazione cinefila scoprire che nel caso del giovanissimo Xavier Dolan, l’appellativo, spesso assegnatogli dalla stampa all’apparire di ogni sua nuova pellicola, non gli è stato né dato a sproposito né tanto meno la sua imposizione è sbilanciata verso la sola questione anagrafica (26 sono gli anni ad oggi compiuti dal regista). Sì, perché prodigioso lo è davvero questo Mommy, quinto lungometraggio del regista e il primo ad ottenere l’onore del concorso al Festival di Cannes, dopo aver esordito sulla Croisette con J’ai tué ma mère nel 2009 a soli 20 anni.
Se sussisteva infatti ancora qualche dubbio sulle doti dell’autore (Tom à la ferme, visto quest’anno a Venezia, era sembrato un esercizio di messa in scena riuscito, ma a tratti gratuito), anche i più scettici dovranno stavolta ricredersi perché Dolan, pur recuperando tematiche a lui care come il rapporto madre-figlio, l’ambiguità sessuale (un sottotesto in questa occasione appena accennato) e la vitalità irriducibile dell’adolescenza, le inserisce all’interno di una sperimentazione visiva coraggiosissima e che riesce a non risultare mai fine a sé stessa.
Mommy è infatti girato in formato 1:1 il che comporta che l’immagine sia ridotta ad una porzione dello schermo pari a circa 1/3, salvo poi allargarsi in alcuni e ben selezionati momenti, i più liberatori per il nostro problematico protagonista. Non è la prima volta che l’autore canadese si cimenta con formati inusuali, anzi, possiamo dire che questo tipo di sperimentazione costituisca proprio un leit motiv ricorrente nella sua filmografia, dal momento che Lawrence Anyways era girato in un rigoroso 4:3 (1.33 : 1) mentre in Tom à la ferme le scene di violenza erano in 2.35 : 1 (formato a francobollo). Con Mommy però, Dolan porta avanti con impeccabile coerenza questo suo gioco dimensionale e prova a forzare dall’interno l’inquadratura, quasi sospinto dalla forza centrifuga eversiva dei suoi personaggi. Ma non si limita a questo, ciascun movimento della mdp o taglio di montaggio (numerosi sono i jump cut e i raccordi sull’asse) è infatti calibrato per rispondere alle limitazioni spaziali, che finiscono dunque per essere percepite ben presto non più come una porzione semplice del quadro, ovvero quella che ci viene concessa, ma come l’immagine tout court, ricchissima, addirittura sovrabbondante di elementi visivi e linguistici.
In Mommy, al centro della scena, così compressa ma densa, rabbiosa e pulsante di vita, troviamo una madre (Anne Dorval) e il figlio teenager (Antoine-Olivier Pilon), affetto da iperattività comportamentale con correlati exploit violenti. Alla loro turbolenta relazione si aggiunge poi quella con la problematica vicina di casa, un’insegnante affetta da balbuzie in seguito a un trauma emotivo.
Mescolando I 400 colpi e Mamma ho perso l’aereo, la commedia indie con il melodramma familiare più fiammeggiante, lo sperimentalismo della Nouvelle Vogue e il teen movie, Dolan travolge lo spettatore con un ritmo incalzante e dialoghi sferzanti, ravvivati dall’utilizzo del dialetto francofono del Quebec (dove la vicenda è ambientata), una vera e propria lingua autoctona a sé stante, straordinariamente espressiva e musicale. Va poi di pari passo con la sonorità del linguaggio (Mommy è un film prevalentemente parlato) una variegata ma perfettamente tarata playlist pop che comprende, tra gli altri, White Flag di Dido, Io vivo per lei di Andrea Bocelli, Wanderwall degli Oasis e Blue degli Eiffel 65. Sorprendenti sono poi le interpretazioni dei tre protagonisti, soprattutto quella di Anne Dorval, la cui performance attoriale, giocata su continui e repentini scarti di tono, è in grado di far impallidire quella di qualsiasi altra collega in competizione per il palmarès.
Mommy è una di quelle rare opere in grado di riconciliare con la settima arte, capace di offrire una nuova lettura al cinema d’impegno civile minimale dei Dardenne o di Loach innestandovi il senso per il melodramma, con tutto il suo correlato spettacolare e sontuoso, di Spielberg. È un inno alla libertà creativa, la promessa mantenuta che il cinema non ha esaurito le sue possibilità di sperimentazione, i suoi codici possono ancora una volta essere scardinati per farlo rinascere a nuova vita.
INFO
Mommy sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer italiano di Mommy.
- Genere: drammatico, melodramma
- Titolo originale: Mommy
- Paese/Anno: Canada | 2014
- Regia: Xavier Dolan
- Sceneggiatura: Xavier Dolan
- Fotografia: André Turpin
- Montaggio: Xavier Dolan
- Interpreti: Alexandre Goyette, Anne Dorval, Antoine Olivier Pilon, Michèle Lituac, Nathalie Hamel-Roy, Patrick Huard, Suzanne Clément, Viviane Pacal
- Colonna sonora: Noia
- Produzione: Metafilms
- Distribuzione: Good Films
- Durata: 140'
- Data di uscita: 04/12/2014












Cannes 2014
Tom à la ferme
Laurence Anyways
I Killed My Mother