The Target

The Target

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Nella sezione Séances de minuit a Cannes ha trovato spazio The Target, thriller diretto dal coreano Chang: un confuso girotondo di personaggi che si affrontano armi in mano e non si risparmiano colpi bassi, anche dei più terribili.

Il dottore, il killer, il poliziotto

Un giorno un ex mercenario si trova ad essere attaccato da un uomo che vuole ucciderlo. Riesce miracolosamente a salvarsi ma, rimasto ferito, viene ricoverato in coma in ospedale. Il suo medico curante è però avvicinato da loschi figuri che vorrebbero la morte dell’uomo; si tratta di personaggi disposti a tutto. Quando poi il medico scopre che la moglie incinta è stata rapita e quando spunta fuori il fratello ritardato dell’ex mercenario, allora le cose si complicano…[sinossi]

Il cinema coreano degli ultimi quindici anni dimostra di avere una invidiabile precisione nel mettere in scena il cinema popolare e di genere senza (quasi) mai scadere nel raffazzonato e nell’artigianale. Una qualità che gli si riconosce anche in base a due tra i film più interessanti presentati alla scorsa edizione del Fear East, quali The Terror Live e The Attorney, e che però può ribaltarsi in un limite nel momento in cui si nota che in questo tipo di cinema, tanto fedele al modello professionale di Hollywood, finisce spesso per mancare la ruspante e appassionata voglia di mettere in scena una storia anche con tutti i difetti in cui si può incorrere.
The Target, presentato tra le visioni delle Séances de minuit alla sessantasettesima edizione del Festival di Cannes, appare in tal senso vittima di una doppia specie di maledizione: ben confezionato dal punto di vista tecnico, gira presto a vuoto per colpa di una sceneggiatura grossolana e dunque finisce per rientrare nella categoria dei thriller maldestri e privi di vero interesse.

Probabilmente debitore dell’action hongkonghese, Chang – ex regista di video musicali al suo secondo lungometraggio, dopo l’horror del 2008 Death Bell – farcisce The Target di tutti gli elementi classici del genere di riferimento: la figura del poliziotto corrotto, una preponderante dose di melodramma, una moglie incinta rapita, il giovane ingenuo che scopre quanto sia cattivo il mondo intorno a lui, ecc. Quel che manca però del cinema di Hong Kong è quella voglia di strafare ogni volta arrivando a scardinare le regole di verosimiglianza e di messa in scena. Al contrario The Target cerca diligentemente di stare nei limiti della credibilità, puntando a spiazzare solo a tratti lo spettatore (bella ad esempio la sequenza dell’uccisione della donna poliziotto, non sostenuta però da una adeguata serie di conseguenze) e senza mai lasciarsi andare al visionario.

La stessa articolazione narrativa fa sì che The Target sia innaturalmente “ingolfato” da una serie eccessiva di personaggi, un girotondo non sostenuto da adeguate caratterizzazioni: la moglie incinta rapita (che non fa altro che disperarsi), il giovane fratello dell’ex killer in pensione (perso a esplicitare la sua ingenuità di fool), il medico che scopre quanto sia feroce il mondo (e che diventa immediatamente vendicativo senza alcuna via di mezzo morale), il poliziotto diventato cattivo e corrotto (che ha cambiato “sponda” senza alcun motivo apparente), il killer in pensione che è diventato buono non si sa bene perché, ecc.

Il pastrocchio che sostanzia The Target appare guidato senz’altro da buone motivazioni (“niente è come sembra”), ma per riuscire nell’impresa di costruire un thriller sui vari rivolgimenti di prospettiva bisogna avere un’audacia che se non è per forza quella dell’Andrew Lau e dell’Alan Mak della trilogia di Infernal Affairs, quanto meno deve reggersi sulla programmata volontà di esagerare, di falsare i termini del discorso, senza invece farsi frenare dalla volontà di mettere in scena un compitino ben eseguito e ben girato.

Info:
La pagina di The Target sul sito del Festival di Cannes
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