Il futuro è troppo grande

Il futuro è troppo grande

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Il futuro è troppo grande di Giusy Buccheri e Michele Citoni, Menzione Speciale alla 24^ edizione del FCAAAL per la capacità di essere «il racconto di due di noi» trattando la questione della seconda generazione di immigrati.

“Stranieri” nel proprio paese

Due adolescenti come tanti, nel periodo della vita che segna il passaggio all’età adulta, con tutta la sua complessità. Lui, Re Salvador, è nato in Italia da una coppia di immigrati filippini; lei, Zhanxing Xu, è venuta in Italia a dieci anni per raggiungere i genitori emigrati. Con un approccio molto intimo e anche divertente, il film ci racconta la loro vita quotidiana alle prese con le aperture e le contraddizioni della nuova Italia multiculturale. [sinossi]

«Con immagini e pensieri di Re Salvador e Zhanxing Xu»: è ciò che scorre nei titoli di testa e subito colpisce come “dichiarazione”, suggerendoci la chiave che caratterizza il documentario di Giusy Buccheri e Michele Citoni.
Nel titolo Il futuro è troppo grande c’è tutta l’incertezza, l’indefinibilità e forse anche un pizzico di sana incoscienza rispetto a quello che verrà. Re Salvador e Zhanxing Xu lo sanno bene, entrambi a proprio modo cercano di affrontare l’immediato presente e il futuro prossimo, tempi che per loro sembrano diversi dai coetanei semplicemente perché appartengono alla cosiddetta seconda generazione di immigrati. Con questa definizione si fa riferimento ai figli degli immigrati (ragazzi nati in Italia o arrivati da bambini o da adolescenti), ai figli di coppie miste (lui immigrato lei no o viceversa) e ai minorenni immigrati in Italia senza i genitori. Se proviamo a esplicitare questa terminologia, nonostante il dibattito sia ancora in corso, è solo per permettere che si intuisca quante persone possano venire incluse in un concetto simile.
I due registi scelgono di seguire la vita di due ragazzi qualunque: Re Salvador è proprio nato in Italia e sin dalle prime battute si riconosce l’accento romano; Zhanxing Xu all’età di dieci anni ha raggiunto i suoi in provincia di Grosseto. Il punto è che per la legge italiana loro e tutti i bambini e i ragazzi appartenenti alla seconda generazione non sono ancora due adolescenti come tanti.

Il film ci fa entrare in queste vite in punta di piedi, offrendo anche a Re e a Zhanxing la possibilità di raccontarsi e riprendersi con una piccola videocamera. Buccheri e Citoni sono riusciti, infatti, a trasformare un problema di risorse economiche e logistiche (Zhanxing compie un viaggio e sarebbe stato troppo oneroso seguirla) in un punto di forza. La narrazione intreccia le riprese professionali con quelle effettuate dai due ragazzi, fondendo il racconto in prima persona con lo sguardo degli autori che però non appare mai costruito a tavolino. Si avverte l’intenzione di voler fotografare una realtà senza avere un taglio da reporter da assalto, la denuncia della situazione arriva in modo sottile, (di)mostrando quanto la quotidianità di Re e Zhanxing sia animata dalle emozioni e dalle passioni che possono provare tutti gli adolescenti. Lui è un rapper, è attratto dal cinema e dal mezzo cinematografico (sembra che giochi nel cercare le angolazioni per le inquadrature fai-da-te), prova l’amore con le sue gioie e delusioni; lei sfrutta l’obiettivo della macchina da presa come se stesse scrivendo una pagina di un blog, è spigliata nell’esprimere il suo rapporto di amore-odio con il nostro Paese che è anche il suo, ma non ancora sul piano burocratico. Zhanxing si interroga molto sulla sua terra d’origine, su come vanno le cose in Italia, vomita dignitosamente l’insofferenza verso un luogo dove si sente continuamente un bersaglio. Re, col suo tocco di leggerezza, fa da contraltare al carattere militante di Zhanxing, ma ciò non vuol dire che non faccia i conti tra sé e sé col sentirsi “straniero” nel Paese dov’è nato. Lei non riesce ancora a provare un senso di appartenenza per l’Italia, soprattutto nella prima parte ci appare come una “funambola” in un non-luogo perciò sceglie, da un momento all’altro, di compiere anche un viaggio fisico, per poi scoprire dove si sente a casa. Lui ha un’irruenza che comunica gestualmente, nelle espressioni che usa, nell’hip-hop; sa che certe distanze sono irrecuperabili e preferisce parlare «del fatto che sta crescendo».

Il futuro è troppo grande ci interroga su cosa voglia dire essere un italiano di fatto, ma non di diritto senza, però, essere una pellicola “manifesto” di una comunità… in fondo Re e Zhanxing sono due adolescenti in cerca della propria identità ed è proprio il loro raccontarsi intimamente e nella vita di tutti i giorni che li rende due come noi.

Info
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