Ragazze a mano armata

Ragazze a mano armata

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Low budget in terra sicula per il terzo lungometraggio di Fabio Segatori, Ragazze a mano armata. Rapine, sparatorie, inseguimenti e cannoli a volontà per un action-comedy senza velleità autoriali votato al puro intrattenimento.

Da Corleone con furore

Di Corleone ma oneste, tre studentesse fuorisede, durante una lite furibonda, inavvertitamente bruciano un borsone con un milione di euro. Lo aveva lasciato nel loro appartamento una bella rapinatrice in fuga. Minacciate da un malavitoso romano, saranno costrette a trasformarsi in improbabili rapinatrici. [sinossi]

Autoprodotta e autodistribuita a partire dal 19 giugno, ma non prima di una presentazione al Taormina Film Festival, approda nelle sale nostrane l’ultima fatica dietro la macchina da presa di Fabio Segatori, la terza per quanto riguarda il lungometraggio di finzione dopo Terra bruciata e Hollywood Flies. Con Ragazze a mano armata, il regista continua il suo percorso nel cinema di genere iniziato svariati anni fa con cortometraggi di forte impatto ed efficacia stilistica (Bestie e Lupi), ma per farlo è costretto a ripiegare su una modalità low budget, su poco meno di tre settimane di lavorazione, su un cast privo di nomi di richiamo e su una troupe di volenterosi under 30.
Ingredienti, questi, meritevoli di attenzioni, che sottolineano la volontà e il coraggio dell’autore di rischiare il tutto per tutto pur di portare sul grande schermo un film che, a giudicare dal dna drammaturgico e tecnico, difficilmente avrebbe trovato finanziatori pubblici o privati pronti a elargire del cash. Dunque, se da una parte la scommessa la si può considerare vinta solo per il fatto di avere portato a termine il progetto nonostante le suddette limitazioni e di averlo fatto in una città cinematograficamente poco sfruttata come Messina, dall’altra c’è da fare i conti con gli esiti che non sono altrettanto incoraggianti e degni di nota.

Partendo dall’omonima pièce teatrale di Paola Columba, già vincitrice del premio “Drammaturgia Oggi”, Segatori firma un action-comedy corale in terra sicula che, almeno nelle sue intenzioni, strizza l’occhio al cinema sino-honkonghese e ad alcuni suoi celebri esponenti (Tsui Hark e John Woo su tutti), inserendo qua e là nel film e nel plot citazioni e omaggi più o meno riconoscibili (vedi il volo delle colombe). Intenzioni che, però, si fermano sulla carta, non trovando a nostro avviso corrispondenze all’altezza della caratura e della resa sullo schermo raggiunte ieri come oggi dai modelli e dalle fonti d’ispirazione dichiarate.
Anche il puntare su una storia quasi esclusivamente al femminile che mette nel proprio baricentro esperte o improvvisate bad-girl non sortisce gli esiti sperati, ossia gli stessi che Snyder, Rodrìguez, Tarantino e Korine hanno raggiunto armando fino ai denti le agguerrite amazzoni contemporanee protagoniste di Sucker Punch, Sin City, A prova di morte e Spring Breakers.
La “maionese impazzita” di rapine, sparatorie, inseguimenti e cannoli a volontà non è sufficiente a gettare le basi solide per una sceneggiatura, tantomeno a deliziare i palati dei molti appassionati di azione. Quest’ultima, come in Terra bruciata, viene spinta all’eccesso sino a toccare il parossismo e il grottesco, ma con il solo risultato di creare una fastidiosa saturazione nella fruizione. Sul versante action di adrenalinico c’è poco e niente, se non qualche timido tentativo andato a vuoto, per di più mal supportato da effetti visivi decisamente posticci.

Al pubblico e soprattutto agli addetti ai lavori è richiesto lo sforzo di entrare in un’ottica di artigianato cinematografico, ma soprattutto di non pretendere dal racconto e dai personaggi che lo animano niente di più di un intrattenimento a buon mercato senza particolari velleità autoriali e drammaturgiche. Bisogna di fatto spegnere il cervello e metterlo in ghiacciaia, lasciarsi andare alla visione e riattivare i neuroni dopo lo scorrere dei titoli di coda, ma nonostante le premesse e le mani avanti spalancate in difesa dell’operazione, ciò che Segatori racconta e mette in quadro non soddisfa né l’una né l’altra esigenza, ossia quella narrativa e quella cinetica. Per cui, se da una parte si può essere disposti – e non è la prima ne l’ultima volta che accade – a stare al gioco, dall’altra di fronte a un film come Ragazze a mano armata bisogna avere il coraggio di dire che ciò che è stato portato sullo schermo è lontano anni luce dal raggiungere una striminzita sufficienza, perché le idee scarseggiano sia nella scrittura sia nella messa in quadro, le citazioni non bastano così come gli stereotipi del genere al quale rifarsi e nemmeno la bella presenza di Karin Proia nel cast.

Info
La pagina Facebook di Ragazze a mano armata
Il trailer su Youtube di Ragazze a mano armata
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