Rompicapo a New York

Rompicapo a New York

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Dopo L’appartamento spagnolo e Bambole russe con Rompicapo a New York tornano le avventure di Xavier, romanziere mai realmente soddisfatto della propria vita.

La Cina è vicina, ma mai quanto New York

Xavier non si è ancora “sistemato” ma qualcosa ha fatto e quel qualcosa ha reso la sua vita ancora più complicata. I due figli e la sua passione per il mondo lo hanno portato a New York. Sta ancora cercando la propria collocazione, come padre, come figlio e come uomo, in mezzo al caos coloratissimo di Chinatown. Separazioni, genitori gay, famiglie in affido, immigrazione, lavoro nero, globalizzazione: la vita americana di Xavier è un rompicapo in una New York contemporanea nevrotica e disordinata proprio come il racconto che sta scrivendo… [sinossi]

Non sembra aver fine, nella rapsodica avventura cinematografica di Cédric Klapisch, il girovagare dubitabondo e contraddittorio di Xavier Rousseau, romanziere di successo ma pronto a infilare la propria esistenza nei pertugi più contorti e inestricabili. Non è un caso, forse, che l’unica parte del titolo tradotta fedelmente anche in Italia riguardi il casse-tête, il “rompicapo”: è effettivamente un gioco a incastri la vita di Xavier, e lo era già ai tempi de L’appartamento spagnolo e di Bambole russe. Perché, per chi ancora non avesse colto il nesso, Rompicapo a New York è proprio il terzo capitolo della saga che racconta Xavier, e con lui e i suoi amici narra l’insostenibile pesantezza del (non) essere di una generazione che va allo sbando, avvezza ai risucchi di un capitalismo brutale e allo stesso tempo vezzeggiante, odiato eppure accettato senza troppe riserve di sorta.
Per quanto la “generazione Erasmus” di Klapisch sia sinistrorsa, aperta a ogni forma di “diversità”, persino sprezzante verso una borghesia pasciuta al punto da diventare immobile nella propria obesità, Rompicapo a New York non riesce a uscire da uno schema perfettamente quadrato, chiuso e rifinito in ogni suo dettaglio. Cinema borghese per un pubblico che (si vorrebbe) anti-borghese, che ama citare Schopenhauer o Hegel – entrambi presenti nel film, interpretati dal medesimo attore e pronti a sciorinare consigli per l’indeciso protagonista – ma alla fine si accontenta di un lieto fine o di una Cécile de France che, nonostante una compagna innamorata e una figlia, non riesce a trattenersi dal sedurre una giovane babysitter belga.

Ed è nell’esasperato cosmopolitismo di Rompicapo a New York – ma dell’intera trilogia, a veder bene – che si respira la relativa sincerità di un progetto che, pur riuscendo a sollevarsi film dopo film dalla statica mediocrità del prototipo, non riuscirà mai a eguagliare i due punti di riferimento cinefili immediati e inevitabili: la vita/cinema di Antoine Doinel per mano di François Truffaut e il cinema/vita della coppia composta da Ethan Hawke e Julie Delpy sotto l’egida di Richard Linklater. Sarà perché si tratta di un rompicapo, ma troppo spesso il marchingegno attorno al quale ruota Rompicapo a New York si dimostra eccessivamente meccanico, partorito a uso e consumo di una trama che non saprebbe mai farsi “storia” con un solo svolazzo della macchina da presa o di un primo piano.
Sono anzi proprio i momenti in cui Klapisch sembra dimenticarsi del proprio ruolo di regista che il film riesce a sollevarsi, grazie anche all’ennesima dimostrazione di classe attoriale di Romain Duris e di una città come New York che riesce a tramutarsi in Cinema senza alcuno sforzo apparente. Il resto è il solito gioco da eterno adolescente a cui Xavier ha abituato i suoi spettatori: l’eterna ricerca dell’amore, la disquisizione sui massimi temi filosofici – o così si crede –, l’incapacità di comprendere il mondo esterno, lo stupore e la meraviglia che adornano ogni cosa. Può sembrare una cartolina da un luogo che non si conosce se non in maniera superficiale, e in parte è così, eppure Duris, Audrey Tatou, Kelly Reilly e Cécile de France oramai hanno vestito così a lungo i panni dei loro personaggi che, anche non volendo, sprazzi di verità, di sincerità, di umana essenza inevitabilmente riescono a emergere, trasformando suo malgrado Rompicapo a New York nel migliore dei film della trilogia. Sempre che si abbia la predisposizione ad accontentarsi.

INFO
Il trailer italiano di Rompicapo a New York.
Rompicapo a New York, intervista a Audrey Tautou e Cécile de France.
Rompicapo a New York sul sito della Academy Two.
Il sito ufficiale francese di Rompicapo a New York.
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