La passeggera

La passeggera

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Al Cinema Ritrovato di Bologna ritorna sul grande schermo La passeggera, opera capitale di Andrzej Munk che morì prima di riuscire a portarla a termine. Un film imperdibile.

L’isola nel tempo

Su una crociera in rotta verso Amburgo, alla passeggera Liza, che fu kapò ad Auschwitz, sembra di riconoscere in un’altra viaggiatrice una delle sue prigioniere, per la quale aveva un debole e che trattava con riguardo. Liza ne parla con il marito e rievoca quei momenti. [sinossi]

Anche il cinema polacco è tra i protagonisti di questa edizione del Cinema Ritrovato, con la retrospettiva “La nouvelle vague polacca e il cinemascope”. Non si può non riferire di un grande capolavoro come La passeggera di Andrzej Munk, il film che, come noto, non fu terminato per la morte improvvisa del regista in un incidente automobilistico. E che fu poi ricostruito dagli stessi collaboratori stretti del regista, raccordando il girato con immagini fisse di scena, e una voce off narrativa e didascalica, in modo da dare un’idea della parte mancante, quella della crociera, in un film costruito su un doppio binario temporale, il presente, gli anni Sessanta, la nave, e il passato, il campo di concentramento di Auschwitz. E l’incipit del film è costituito da un fotogramma di Munk, mentre la voce off lo commemora e spiega il senso dell’operazione. Un’operazione estremamente rispettosa del grande autore scomparso, che non si permette di aggiungere sequenze spurie, che trasmette fedelmente la concezione dell’opera del regista, mantenendo aperte le domande insolute, senza il minimo azzardo interpretativo.
Già in sé il film rappresenta una delle riflessioni più acute sull’Olocausto, rifuggendo, a soli vent’anni di distanza dai fatti, da un manicheismo che dovrebbe essere inevitabile per una tragedia di immani proporzioni come quella. Munk scava, analizza il rapporto tra vittima e carnefice e si permette di assumere il punto di vista del secondo. Per suggerire non già la banalità del male, ma il fatto che anche gli aguzzini potevano far parte, loro malgrado, di una tragedia più ampia.

Basterebbe questo per affermare che La passeggera sia un film di grande importanza nonostante la sua incompiutezza e l’edizione mutilata. In realtà la confezione che è stata data al film ne aumenta la suggestione, amplifica la portata morale dell’opera e la apre a ulteriori dimensioni. Si tratta di un film che è al contempo documentario di se stesso. Con grande acume La passeggera fu trasmesso da Fuori orario – quanti di noi lo hanno scoperto in tale occasione! – abbinato a La jetée. Come in quell’altro capolavoro, le immagini fisse conferiscono un senso di sospensione all’opera, quella dimensione di isola nel tempo suggerita dalla stessa voce off. E la proiezione del Ritrovato, nel grande schermo del cinema Arlecchino, ha permesso un’ulteriore percezione dell’opera nell’alternarsi del formato scope, di grande effetto visivo, per le scene del campo di concentramento, con il ristretto 1,33:1 delle immagini fisse.

Info
La passeggera sul sito della Cineteca di Bologna.
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