Frankenstein’s Army

Frankenstein’s Army

di

Con Frankenstein’s Army Richard Raaphorst mescola found footage, Seconda Guerra Mondiale, steampunk in maniera spesso confusa, sprecando in gran parte il potenziale a disposizione.

L’uomo pinza e altri mostri

Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale alcuni soldati russi, in azione in Germania, si imbattono in un laboratorio nazista sotterraneo, che aveva ospitato esperimenti basati sul diario di un certo Dottor Victor Frankenstein. Gli scienziati avevano usato il leggendario lavoro di Frankestein per mettere insieme un esercito di super-soldati, cuciti insieme con le parti del corpo di camerati uccisi: un disperato e agghiacciante ultimo piano di Hitler per evitare la sconfitta. [sinossi]

Il potere dell’immaginario nazista, racchiuso nella sua breve ma terribile storia di genocidi, folli pretese di supremazia “razziale”, imbastardite ma metodiche soppressioni dell’avversario, ha sprigionato nel corso del tempo un’aura maligna e oscura in grado di affascinare non pochi cineasti dediti al culto del cinema (ma anche della letteratura, della musica, della pittura) dell’orrore: l’eresia anti-umanista hitleriana, con tutte le appendici del caso che trovano riscontro nella passione, mai negata, del leader nazionalsocialista per le dottrine dell’occulto e per l’esoterismo nella sua accezione più vasta, ha trovato nell’horror una naturale corrispondenza di amorosi sensi.
Fin dai tempi di King of the Zombies, commedia in salsa orrorifica diretta da Jean Yarbrough nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, ai cineasti impegnati nella messa in scena del terrore è sembrato piuttosto evidente come l’idea del non-morto e del risorto potesse trovare nuova linfa vitale – è proprio il caso di dirlo – nel delirio di onnipotenza del Terzo Reich. Una riflessione rintracciabile tanto nel cinema live-action (L’abîme des morts vivants di Jesus Franco, Le lac des morts vivants di Jean Rollin, War of the Dead di Sean Cisterna) quanto in quello di animazione, come dimostra in maniera palese l’interessante First Squad: The Moment of Truth di Yoshiharu Ashino, Misha Shprits e Aliosha Klimov, presentato al pubblico durante l’edizione 2010 del bolognese Future Film Festival.

Non nasce dunque dal nulla Frankenstein’s Army di Richard Raaphorst, regista olandese già al lavoro sul set di Zwartboek di Paul Verhoeven: il film, presentato al Festival di Rotterdam nel gennaio del 2013 e approdato sulle rive del capitolino Fantafestival un anno e mezzo più tardi, lega il mito del dottor Frankenstein e della sua voglia di lavorare sul tessuto cerebrale defunto agli ultimi pallidi bagliori della Seconda Guerra Mondiale: le truppe sovietiche in avanscoperta hanno oramai messo stabilmente piede sul territorio tedesco, e proseguono l’avanzata che le porterà a entrare vittoriose a Berlino per issare con il soldato Abdulkhakim Ismailov la bandiera rossa sul tetto del Reichstag, simbolica conclusione di quella che i russi chiamano Берлинская наступательная операция e i tedeschi Schlacht um Berlin.
È nelle campagne germaniche che Raaphorst presenta i suoi protagonisti, i membri di una squadra d’assalto dell’esercito sovietico: tra una scaramuccia con il nemico e l’altra, il responsabile radio della squadra intercetta una richiesta di aiuto in russo da parte di un’altra compagine dell’esercito, probabilmente finita in un’imboscata. La squadra decide di intervenire in suo aiuto, ma lo scenario che si aprirà davanti ai loro occhi renderà gli orrori della guerra una semplice fiaba per bambini…

È davvero un peccato che Frankenstein’s Army sprechi il suo notevole potenziale perdendosi in una serie di difetti che sarebbe stato persino facile evitare, a partire dalla scelta delle modalità di messa in scena: l’abuso di found footage nel cinema horror contemporaneo è un aspetto dell’approccio al genere che andrebbe analizzato con più cura, e che spesso nasconde la mancanza di una reale struttura narrativa in grado di reggersi sulle proprie gambe dietro l’artificio di una supposta ripresa del “reale” francamente inessenziale.
Ancor più evitabile questa scelta appare di fronte a un materiale visionario perfettamente autonomo come quello rintracciabile in Frankenstein’s Army: i mostri creati dal figlio di Frankenstein, ex-soldati nazisti rinati a nuova vita con protesi metalliche al posto delle braccia o delle gambe, sarebbero bastati a giustificare anche la più sciocca delle carneficine. Spinto da un’ansia autoriale piuttosto spropositata rispetto all’oggetto in questione, Raaphorst infarcisce il racconto di sottotrame poco affascinanti e gestite spesso con scarsa finezza intellettuale, dimenticando per strada il gusto ludico di queste creature spaventose e ridicole allo stesso tempo. Quando i soldati rinati irrompono in scena il divertimento è assicurato, ma purtroppo questo avviene solo in rare occasioni, per di più concentrate nell’ultima parte del film: per il resto si assiste ai documenti “veri” – il lavoro sul supposto 16mm lascia alquanto a desiderare e contribuisce a far perdere credibilità a Frankenstein’s Army – ripresi dalla truppa sovietica, con tanto di infinite diatribe interne e stucchevoli rimandi all’ideale socialista, incollati a forza su un corpo cinematografico che si sarebbe dovuto muovere in tutt’altra direzione.
Il finale lascia aperta la strada a un sequel, con la speranza che lo stile di Raaphorst abbia l’occasione di maturare e si permetta di giocare di più con il materiale a disposizione.

Info
Il trailer di Frankenstein’s Army.
  • frankensteins-army-2013-06.jpg
  • frankensteins-army-2013-05.jpg
  • frankensteins-army-2013-04.jpg
  • frankensteins-army-2013-03.jpg
  • frankensteins-army-2013-02.jpg
  • frankensteins-army-2013-07.jpg
  • frankensteins-army-2013-01.jpg

Articoli correlati

  • In sala

    FrankensteinFrankenstein

    di Frankenstein di Bernard Rose non risparmia dosi di sangue e violenza, ma guarda soprattutto alle implicazioni etiche e morali della creazione, (fanta)scientifica quanto naturale, e al rigetto da parte della società di qualsiasi corpo estraneo. Al Trieste Science+Fiction 2015 e ora in sala.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento