I rec u

I rec u

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Un racconto folle, dominato da una fantasia sfrenata e da un’ironia prossima al demenziale. È I rec u di Federico Sfascia, brillante fusione tra commedia sentimentale e fantastico.

Se ti perdo ti riprendo

Neve è un adolescente con un problema alla vista, che non gli permette di vedere il volto delle donne che incontra. Il dottor Therieux, però, inventa un paio di occhiali collegati a una telecamera in grado di aggiustare questo difetto ottico. La vita di Neve procede tra un tentativo di suicidio e l’altro, finché non conosce Penelope, l’unica ragazza di cui riesce a vedere il volto senza le sua speciale lente… [sinossi]

Nel pianto rituale che riunisce gli affannati sospiri di coloro che deplorano l’ineluttabile destino del cinema popolare in Italia, esfoliato anno dopo anno anche del più sottile strato per lasciare posto a macrocategorie prive di una propria reale identità, accomunate solo da aspirazioni economiche spesso mal riposte, ogni tanto è possibile imbattersi in eccezioni sorprendenti. Questi casi, ardui da collocare in compartimenti stagni, provengono quasi sempre da realtà indipendenti e autoprodotte, spesso lontane anche geograficamente dal cuore pulsante di quella che si vorrebbe definire “industria”, la Cinecittà svenduta, morta, sepolta ma ancora in grado di gestire le fila dell’intero cinema italiano. Nel corso dei decenni episodi come Dorme di Eros Puglielli, straripante esordio di uno dei talenti meno compresi dalle produzioni e abbandonato a un misero destino televisivo dopo opere tutt’altro che dimenticabili come Tutta la conoscenza del mondo e Occhi di cristallo, si sono rinnovati senza che gli addetti ai lavori e il pubblico degli appassionati se ne rendessero conto. Dimostrazione incontrovertibile di quanto appena accennato lo sono stati tra gli altri Kiss Me Lorena dei livornesi Licaoni (2005) e Bumba Atomika, diretto e prodotto tra il 2006 e il 2008 dal recanatese Michele Senesi (o Senesi Michele, per utilizzare la formula da far east con cui ama presentarsi il regista): due universi in cui hanno trovato ospitalità le forme di vita cinematografica più distanti tra loro, in una carnascialesca sarabanda di generi, istanze e ipotesi visionarie.

Non è dunque un caso che sia i Licaoni che la Palonero di Senesi abbiano unito le forze (insieme anche al collettivo Krakatoa) per aiutare la Rubaffetto Entertainment del folignate Federico Sfascia a portare a termine I rec u, folle discesa negli inferi umani e tecnologici che ha rappresentato una delle visioni più sorprendenti della trentaquattresima edizione del Fantafestival. Non è peregrino immaginare che una buona parte del popolo cinefilo lasci che a irretire lo sguardo sia la breve presenza in scena di Terry Gilliam, qui impegnato nel ruolo del dottor Therieux, luminare della scienza ottica che mette a punto i particolari occhiali – dotati di videoregistratore – che permettono al giovane Neve di sopperire alla propria incapacità di mettere a fuoco l’universo femminile. Non c’è dubbio che il visionario mondo allestito nel corso degli anni da Gilliam trovi conforto nell’immaginario di I rec u, con creature e scenografie che riportano alla mente le derive incubali dei vari I banditi del tempo, La leggenda del re pescatore e Brazil, ma sarebbe alquanto riduttivo leggere l’opera di Sfascia come l’omaggio, sic et simpliciter, al genio del membro dei Monty Phyton.

Come già accennato dianzi, a fortificare l’impianto strutturale di I rec u è una fagocitosi continua di immaginari a volte addirittura in netto contrasto tra di loro: Sfascia prende a piene mani dall’universo manga, dal cinema pop nipponico e hongkonghese, dal surrealismo occidentale, dalle derive ai limiti del demenziale – non sempre volontario – dei b-movie d’oltreoceano. Il suo è un cinema espanso, privo di limiti materiali, in cui una rom-com ha il diritto di aggirarsi per location fantasy aggredendo con vitalità sia la prassi comica che quella più spudoratamente melanconica. I rec u è una creatura mutante, stordente inno all’amore come veicolo principale dell’umana esistenza ed elegia di un cinema spesso sommerso, spietatamente normalizzato da un’industria che non potrà mai veramente comprenderlo fino in fondo: anche Sfascia, come Puglielli, i Licaoni e Senesi (ma viene naturale citare anche il criminosamente dimenticato Il magico Natale di Rupert e l’intera opera di Flavio Moretti) non pone limiti al proprio immaginario, bombardando lo spettatore con cromatismi, scarti di ritmo e di senso che possono facilmente spiazzare un pubblico disabituato a una simile inventiva.
Questo spasmodico desiderio di narrazione porta Sfascia a costruire una serie pressoché infinita di finali, quasi fosse fisicamente impossibilitato a dare un termine alla storia di Neve e del suo grande amore finito nel mondo della morte; un difetto che viene comunque spontaneo considerare minore di fronte alla dimostrazione di creatività che il giovane regista ha allestito. A rimanere nella memoria di I rec u, anche a distanza dalla visione, sono la fantomatica rock band adolescenziale I corvi di panna, il programma televisivo Inquisizione Scientifica, il libro Il re micetto, e soprattutto lo straordinario b-movie Faust Forward, amico/nemesi del protagonista per l’intero corso della sua esistenza. Sarebbe davvero un peccato se I rec u rimanesse relegato solo tra il popolo che abita i festival di settore.

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Il trailer di I rec u.

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