Chimères

Chimères

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Con Chimères i vampiri abbandonano la Transilvania per raggiungere la Svizzera. Il film di Olivier Beguin, presentato al Fantafestival di Roma.

Fotofobia

Livia e Alexandre sono in Romania quando un incidente interrompe improvvisamente la loro vacanza romantica. Investito da un automobile, Alexandre viene ricoverato in ospedale e sottoposto a una trasfusione di sangue. Al rientro a casa, l’uomo non sta molto bene e comincia a soffrire di allucinazioni. Mentre la moglie Livia per salvare il matrimonio cerca di rassicurarlo, i comportamenti di Alexandre rendono la situazione sempre più incontrollabile fino a quando accade qualcosa di irreparabile. [sinossi]

Non è facile soffermarsi a ragionare su un’opera come Chimères di Olivier Beguin, tra gli horror più discussi dell’ultimo anno, in grado di dividere equamente il proprio pubblico tra esegeti e detrattori. Non è facile per le ambizioni smodate che sembrano abitare la messa in scena di Beguin, trentanovenne svizzero all’esordio nel lungometraggio ma già alle prese con un buon numero di lavori sulla breve distanza, da lui anche rigorosamente prodotti, sceneggiati e montati. Il mito del vampiro che si nasconde nelle ombre di Chimères viene affrontato da Beguin con uno sguardo mai troppo incline al popolare, attratto piuttosto da fascinazioni autoriali: la struttura narrativa del film si muove dunque alternando l’hic et nunc a continui ritorni con la mente al “pasticciaccio brutto” transilvano, quando il fotografo Alexandre viene investito da un automobile e costretto alla trasfusione di sangue che ne infetterà la mente e (chissà) il corpo.
A questa scansione temporale si lega poi una ricerca dell’asciuttezza estetica e del minimalismo che segnala un forte scarto nei confronti della prassi del genere. Non è la trasformazione in “mostro” di Alexandre a rappresentare a prima vista il fulcro narrativo di Chimères ma piuttosto l’impossibilità di accettarne le conseguenze che finisce inevitabilmente per minare il rapporto tra l’uomo e la sua compagna Livia, “colpevole” tra le altre cose di essere rumena.

Come si può evincere già da questi brevi dettagli, Chimères si muove dunque in direzione di un horror psicologico in cui la realtà si intreccia in maniera sempre più stretta e stratificata con l’allucinazione: un approccio che potrebbe far ipotizzare sposalizi cinefili con un’opera capitale quale Martin di George A. Romero. Ma se la follia del giovane protagonista del film di Romero serviva al regista statunitense per tracciare una disamina spietata sulle allucinazioni, le distorsioni mentali e gli orrori della società, Beguin sembra proporre una lettura spietatamente reazionaria, in cui anche il male interiore è solo la scaturigine delle colpe dei reietti. Se la principale responsabile, per quanto inconsapevole, è dunque la “straniera” Livia, il colpo di grazia alle certezze di Alexandre la danno i ragazzi che occupano un centro sociale in periferia, pericolosi figuri interessati, secondo il punto di vista di Beguin, solo ad attaccare ogni singolo appartenente alla “società bene”, picchiando, stuprando, uccidendo.

Ma anche sorvolando su una visione del mondo che atterrisce, Chimères si dimostra debole proprio nella capacità del regista di mantenere salde le proprie velleità autoriali: le improvvise deflagrazioni di violenza lasciano piuttosto freddi, sia per la calcolata volontà di scioccare il proprio pubblico, sia per la matematica precisione con cui si presentano sullo schermo. Anche il combattimento finale, ovviamente svolto nel centro sociale, appare come un corpo estraneo, attaccato al resto del film più per puro gusto scopico che per una reale necessità narrativa.
Beguin avrebbe dovuto dar sfogo, piuttosto, alle rare incursioni nell’umorismo macabro: il buffet con carne al sangue servito da Livia al suo consorte è senza dubbio la sequenza più ispirata e intelligente dell’intero film, ed è un peccato che non trovi credito nel corso dello svolgersi della storia. Ciò che rimane è invece l’impressione di un’opera prima non priva di spunti e intuizioni ma confusa e squilibrata. Peccato.

Info
Il trailer di Chimères.
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