Report 51

Report 51

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In Report 51 di Alessio Liguori un’invasione aliena in Nebraska è raccontata attraverso le immagini amatoriali girate da quattro compagni di università.

Copri quello specchio!

Quattro studenti universitari americani, a seguito di uno strano avvistamento, decidono di fare un week-end nei boschi, per indagare su quanto è avvenuto. La gita si trasforma in un incubo e in un corsa per la sopravvivenza: i quattro devono fuggire da una minaccia ultraterrena. [sinossi]

In un’epoca in cui il termine “crisi” riecheggia in buona parte dei discorsi sul cinema, legato sia a riflessioni di tipo estetico che economico, e in cui l’horror trova canali navigabili spesso solo in condizioni di assoluta autogestione produttiva, il found footage si trasforma in modo inevitabile in uno degli stratagemmi narrativi più abusati. Così, la tecnica che rese The Blair Witch Project un caso a livello mondiale – riducendo e svilendo la ben più interessante riflessione sull’uso del mezzo a favore della stolida meraviglia sulle potenzialità del “realismo” anche all’interno del genere – è diventata prassi consolidata, come dimostra tra gli altri la saga di Paranormal Activity.
Il passaggio del found footage da “eccezione” a “norma” dell’horror contemporaneo si è reso evidente durante le giornate della trentaquattresima edizione del Fantafestival, dove alcuni titoli presentati potevano ambire a rientrare di diritto nella categoria, dal canadese Antisocial di Cody Callahan all’olandese Frankenstein’s Army di Richard Raaphorst.

Anche Report 51, ritratto di un’invasione aliena prodotto in proprio da Alessio Liguori (regia e sceneggiatura) e Giuliano Tomassacci (sceneggiatura e fotografia), si muove in direzione di una messa in scena celata dietro l’illusione di un materiale di partenza ritrovato per caso e montato alla buona cercando di non alterarlo. E nasce da qui, ma a ben vedere anche dalla natura stessa del sottogenere, il principale problema di Report 51: fino a che punto può risultare credibile che quattro studenti universitari, trovatisi loro malgrado sull’orlo di un abisso di orrori ultraterreni, possano avere non solo la voglia ma anche e soprattutto la lucidità per continuare imperterriti a girare materiale, con tanto di riprese tutt’altro che dozzinali?
The Blair Witch Project, capostipite rimasto insuperato, aggirava l’ostacolo partendo dal presupposto che i suoi protagonisti fossero effettivamente impegnati nelle riprese di un documentario, e Oren Peli con Paranormal Activity ricorre sovente a riprese notturne a macchina fissa: Report 51, invece, rischia ben presto di sfondare il muro della sospensione dell’incredulità, operando uno scollamento tra lo spettatore e l’angosciosa “realtà” che sta prendendo corpo sullo schermo.

Non basta dunque a Liguori (già regista dell’interessante corto La rete) e Tomassacci dimostrare una buona conoscenza del mezzo, né si rende sufficiente l’evidente sforzo – anche fisico – degli attori scelti per dare un volto ai quattro protagonisti: Report 51, al di là di qualche soluzione efficace e di una scelta di location piuttosto originale, nel bel mezzo di una montagna innevata e lontano da qualsiasi centro urbano, smarrisce ben presto la strada, reiterando situazioni fin troppo prevedibili per lo spettatore meno sprovveduto, senza riuscire a creare la minima tensione emotiva. Non è da escludere che sia anche l’idea dell’invasione aliena a prestarsi poco a un simile espediente tecnico/narrativo: dopotutto anche Il quarto tipo di Olatunde Osunsanmi aveva fallito clamorosamente nel mescolare ufologia e found footage. Chissà se lo stesso avverrà con Area 51, il nuovo lavoro di Oren Peli annunciato per la fine dell’anno…

Info
Il trailer di Report 51.
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