From What is Before

From What is Before

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Con From What is Before Lav Diaz torna a raccontare la travagliata storia delle Filippine, concentrando l’attenzione sulla dittatura di Marcos. In concorso a Locarno 2014.

La morte del villaggio, il villaggio dei morti

Filippine, 1972. In una località remota stanno accadendo fatti misteriosi. Si sentono dei pianti provenire dalla foresta, alcune vacche sono ritrovate a pezzi, a un incrocio viene rinvenuto un uomo dissanguato e diverse case sono date alle fiamme. Le operazioni militari sono sempre più frequenti, mentre le spietate truppe della milizia dominano le aree rurali. Ferdinand E. Marcos emette la Proclamazione numero 1081, che mette tutto il paese sotto la legge marziale. [sinossi]

“Questa storia è la memoria di un cataclisma. Questa storia è la memoria del mio paese”.
È la voce dello stesso Lav Diaz a squarciare il velo ipotetico che divide il reale dalla sua ricostruzione, sovrapponendosi inattesa e demiurgica a una delle sequenze più emotivamente ardue da sostenere di From What is Before (titolo internazionale che traduce fedelmente l’originale Mula sa kung ano ang noon); anche a ridosso dell’incipit la voce narrante si fa largo per ammonire lo spettatore su ciò che si troverà a fronteggiare per le successive sei ore o poco meno. Finzione, certo, e sublime nella sua ricerca di un punto d’incontro tra l’elemento misterico e quello ben più terraceo e materiale della Storia, ma finzione basata sulle memorie, individuali e collettive, di un popolo vessato dalla ferocia della dittatura di Marcos, ben pasciuta e protetta dal grasso ventre del capitalismo occidentale. From What is Before si sviluppa a ridosso della definitiva svolta autoritaria di Marcos, che nel 1972 promulgò la legge marziale e abolì anche le ultime libertà in grado di dare alle Filippine un pur vaga parvenza di democrazia. Lav Diaz non affronta i motivi che spinsero Marcos in quella direzione né tantomeno si interessa a tracciare un diagramma sulla posizione geopolitica occupata dall’arcipelago del sud-est asiatico durante gli anni Sessanta e Settanta: From What is Before non è il fermo immagine sulla nascita di una dittatura, ma il resoconto amaro e privo di speranza sulla sconfitta del popolo, sull’impossibilità a emergere dalla pozza in cui si è stati inesorabilmente gettati dal proprio senso di colpa.

In quest’ottica From What is Before assume le sembianze di vero e proprio film-summa sul pensiero politico, filosofico e cinematografico del cineasta filippino: al suo interno vi si rintraccia l’invettiva politica, lucida e priva di compromessi, il prorompente afflato umanista, il lirismo estatico, la potenza dell’elemento naturale, la riflessione sull’infausto destino dell’intellettuale, il rapporto tra l’uomo e la propria terra. Ancora una volta rinnegando la centralità dell’urbe e concentrando il proprio sguardo sull’impervia campagna, Diaz orchestra una polifonia di voci morenti, destinate a parlare senza che si preservi memoria delle loro parole: From What is Before racconta infatti la morte di un villaggio, ma anche la progressiva trasformazione dello stesso in un villaggio di morti, costretti a fuggire, ad accettare il proprio destino, a lasciarsi schiacciare dal peso di una realtà che non ha sbocchi, non ha vie di salvezza, non prevede redenzione. È il pianto rituale di un popolo che non ha saputo (o al quale non è stato concesso) rendersi completamente tale fino in fondo: il canto disilluso di una disgregazione che procede verso il baratro dell’autoritarismo.
Anche per questo appare riduttivo, per quanto non possa in nessun caso essere ridotto a mera cornice, considerare From What is Before “solo” un’opera sulla perdita di libertà delle Filippine: durante le sue cinque ore e quaranta sembra infatti essere condensata l’essenza stessa dell’agonia di una nazione. Il dolore che attraversa gli animi degli abitanti del villaggio si perde nel tempo e nello spazio: è l’angoscia ancestrale di un popolo privato di tutto, costretto a convivere con vendicativi demoni dei boschi (il kapre più volte invocato e citato durante il film è una creatura mitica che vive sugli alberi e preda gli umani, in tal senso simile all’obayifo della Costa d’Avorio e al yara-ma-yha-who temuto dagli aborigeni australiani) e colpito da un potere che non comprende ma allo stesso tempo contro il quale non combatte mai veramente.

La dittatura di Marcos diventa dunque un fato inevitabile, il compimento di un destino che non prevede scampo per gli ultimi. Uno dopo l’altro, per i motivi più disparati, i protagonisti di quest’opera corale crollano sotto i colpi dell’esterno, ma la vera vittima, quella che non ha possibilità di trovare requie né nella morte né nella fuga, è proprio il villaggio, muto testimone di piccole e grandi angherie, di dimostrazioni di coraggio e viltà, e dell’impotenza.
Diaz fa schiacciare i suoi personaggi da una natura maestosa e crudele, aspra eppure paradossalmente accogliente: come d’abitudine la sua scelta è quella di una ripresa per lo più frontale, in cui l’uomo e il paesaggio possano compenetrarsi senza creare fratture nell’immagine. Un cinema che fa del quadro una scelta poetica e politica, ma allo stesso tempo non si lascia mai soggiogare dal fascino a tratti perverso dell’estetica: From What is Before è secco ed essenziale, ma anche rigoglioso e brutale, prossimo di quando in quando a slanci melodrammatici (lo straziante campo lungo in cui Itang cammina in direzione della scogliera possiede una potenza espressiva che annienta lo spettatore) e dominato da un afflato narrativo che non è mai volutamente elitario. Se si superasse il preconcetto verso il cinema di Lav Diaz, spesso evitato con cura anche dagli “addetti ai lavori” per via della lunghezza fuori standard dei suoi film, sarebbe più evidente a tutti il potere narrativo che lo attraversa, la straordinaria capacità di raccontare senza doversi accontentare degli schematismi di prammatica. From What is Before, dopo una prima parte rapsodica, in cui le storie che caratterizzano i personaggi sembrano essere quasi scollegate tra loro, acquista compattezza e solidità, rimarcando il destino unico e irreversibile che muove tutti gli abitanti del villaggio.
L’analisi del corpo vivo/moribondo/morto delle Filippine, che è cuore pulsante ed epicentro dell’intera carriera cinematografica di Lav Diaz, trova in From What is Before un approdo inevitabile, che come ogni film di questo regista fondamentale e straordinario (nel senso etimologico del termine) appare a prima vista definitivo, e che definitivo non è mai. Complimenti al comitato di selezione di Locarno per aver avuto la lungimiranza non solo di selezionare il film, ma anche di inserirlo nel concorso internazionale, nel quale assume da subito, e senza dubbi, la pettorina destinata ai favoriti.

Info
From What is Before sul sito del Festival di Locarno.
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