Blue Jasmine

Blue Jasmine

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Woody Allen si odia o si ama, e così molti dei suoi ultimi film, il cui giudizio tende a cambiare a seconda delle visioni. Non con Blue Jasmine, che è e resta uno dei suoi migliori film degli ultimi vent’anni. La recensione del DVD edito dalla Warner Bros.

Sarà per l’età ormai veneranda o per la cadenza rigorosa con cui fa uscire un suo film, ma Woody Allen è, almeno per chi lo ama, un’istituzione al pari delle feste comandate. Uno dei pochi cineasti a essere chiamati e ricordati per nome, dotato di un’immagine che rende del tutto inscindibile il personaggio dall’artista. Anche chi non lo ha mai sopportato sa di chi si parla quando si nomina “Woody”; mentre per il vero fan è una presenza ormai talmente familiare da condurlo ogni anno alla cassa del cinema con lo stesso atteggiamento con cui si partecipa a una riunione di famiglia a Natale: magari controvoglia e con scarse aspettative, ma con un affetto intimo e coriaceo, che neanche il risultato più imbarazzante è capace di scalfire.

A causa di questo affetto, è difficile per alcuni di noi dare un giudizio spassionato sulla sua ultima produzione. Proprio come nelle rimpatriate familiari, che tendono ad assumere nella mente di chi le vive gli stessi colori, gli stessi discorsi e gli stessi toni, può capitare che con gli ultimi film di Woody ci si entusiasmi o ci si irriti in maniera incoerente per delle battute o delle situazioni assolutamente simili l’una con l’altra. Così succede con tutti i film del “periodo europeo”, anche i più celebrati. A una seconda visione, può capitare di stancarsi (quando non infastidirsi) per certi momenti ripetitivi, moraleggianti o cartolineschi di Match Point, Vicky Cristina Barcelona o Midnight in Paris. Così come, al contrario, riguardandolo senza le assurde storpiature del doppiaggio italiano, To Rome with Love pare avere più verve e umorismo di quanto non sembrasse quando avevamo occhi solo per donne coi baffi e uomini in canottiera bianca.

In questo quadro, Blue Jasmine rappresenta un’eccezione. Non solo perché, assieme a Basta che funzioni, è l’unico film dell’ultimo decennio a non esser stato girato in una location europea, quanto per il fatto di essere stato un successo unanime di critica e (fatto ancor più sorprendente) di pubblico fin dalla sua uscita nei cinema statunitensi in una giornata di mezza estate del 2013. A un anno di distanza dalle prime recensioni, l’uscita in home video del film ci consente di potercene riappropriare dopo che gli entusiasmi si sono assopiti, che l’Oscar come attrice protagonista a Cate Blanchett è stato digerito e che l’ennesimo ritorno della polemica sul Woody pedofilo si è placato e fatto da parte.
Chiunque possieda un film di Allen in dvd sa quanto il regista newyorkese, a dispetto della verbosità autoriflessiva del suo personaggio, detesti parlare dei suoi film e approfondire aneddoti o specificità sulla loro lavorazione. Per questo quasi tutte le edizioni video dei suoi film non presentano alcun contenuto speciale, né caratteristiche tecniche tali da giustificarne la fruizione in home theatre (ad eccezione, s’intende, delle qualità del film in sé). Nel dvd di Blue Jasmine, oltre a una visione panoramica (è il terzo film con un formato largo dopo Manhattan e Anything Else), si può godere anche di un piccolo corredo di interviste agli attori tratte dall’anteprima e dalla conferenza stampa americana. E in un film in cui il valore della protagonista determina ampia parte del risultato, non è poca cosa.

Quando il film è uscito, sono stati tirati in ballo nomi di drammaturghi importanti, in particolare quelli di Tennessee Williams o Eugene O’Neill, e tutti i critici hanno elogiato la straordinaria capacità della Blanchett nel dare vita a una socialite alla deriva. I racconti dei vari interpreti confermano entrambe queste visioni. L’attrice australiana appare talmente raggiante, spiritosa e vitale da rendere sconvolgente la distanza con le occhiaie segnate, lo sguardo inquieto e le labbra tremolanti di un personaggio che lei stessa definisce “out of my comfort zone”. D’altra parte, anche i riferimenti “alti” a Un tram chiamato desiderio vengono ricondotti dall’attrice all’universo di Allen e alla sua incredibile galleria di creazioni femminili: “fascinating, shape-shifting, mind-bending characters” che hanno enormemente influenzato la cultura popolare.
E qui torniamo a Woody, l’uomo che ama le donne e la costruzione di personaggi ironici e idiosincratici che non sai mai se amare o detestare. Riguardando Blue Jasmine, il piacere e la commozione per le vicissitudini, le reazioni e le battute dei personaggi restano intatti. Certamente è merito della Blanchett e della sua performance impeccabile. Certamente è merito della naturale empatia verso una figura complessa e tragica mutuata da Blanche DuBois. Ma è anche da attribuire al Woody storyteller, quello che sa narrare una storia anche senza dover trasmettere una morale. Quello che sa bene che una costruzione efficace del racconto, con il giusto peso dato al gioco con le temporalità, sono più importanti di una battuta o di un aforisma ben riusciti. Senza per questo intaccare minimante i temi che gli sono più cari (la fatalità del destino, l’ambizione sociale, l’importanza dell’illusione), anzi dandogli un’ulteriore forza per il fatto di integrarli nell’evoluzione della storia anziché nei dialoghi dei personaggi.

Un altro elemento confermato dalle interviste agli attori presenti nel dvd è che Allen sia un regista sbrigativo, poco attento a dettagli e perfezionismi e, soprattutto, con un’idea di regia tutta contenuta all’interno dello script. Basta che funzioni non sarebbe dunque solo il titolo di un suo film, ma una sorta di formula che detta il suo intero modo di intendere la creazione di un’opera. A questo proposito, c’è da dire che “Woody” non è infatti uno di quei registi che “invecchiano come il buon vino”, come viene detto a più riprese di Clint Eastwood o di Manoel De Oliveira. Per sua stessa ammissione, lavora a ritmi serrati per non sentire la paura della morte. Uno “stakanovismo esistenziale” in pratica, capace di rendercelo ancora più umano e affettivamente prossimo, anche a dispetto di alcuni difetti evidenti dei suoi ultimi film. In questo ritmo frenetico e altalenante, fa piacere ritrovare una complessità di scrittura e un piacere del racconto che, anche con tutto il dovuto affetto e l’irriducibile devozione, credevamo perduti. E proprio come certi album di foto di famiglia, Blue Jasmine è una di quei volumi che sfoglieremo ancora volentieri fra qualche anno.

Info
Il trailer italiano di Blue Jasmine.
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