Frère et sœur

Frère et sœur

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Con Frère et sœur il regista parigino Daniel Touati racconta il rapporto quotidiano tra un fratellino e una sorellina, figli di una pianista e a loro volta aspiranti musicisti. In Cineasti del Presente a Locarno 2014.

Il violoncello, la capanna e il pianoforte

Immergendoci nel loro immaginario, nelle loro gelosie e nella loro passione per la musica, Frère et sœur ritrae la relazione di complicità tra Cyril, sei anni, e la sua sorella maggiore Marie, otto anni. Giorno dopo giorno, quest’universo comune viene messo alla prova ma anche arricchito dall’esperienza della crescita. [sinossi]

Marie e Cyril sono due bambini come tanti: giocano, litigano, ridono insieme, quindi litigano nuovamente, ogni volta minacciandosi a vicenda di svelare le malefatte dell’altro ricorrendo alla madre. Sono entrambi innamorati della musica, dono ereditario della madre pianista, e Marie sogna anche di diventare ballerina di danza classica. I loro giochi non sembrano in nessun modo risentire della contemporaneità: non accendono mai un televisore, non hanno console con cui dilettarsi: al contrario si mettono in testa di costruire una capanna su una rampa di scale, e leggono insieme un libro di fiabe.
Non c’è molto più di questo, a ben vedere, in Frère et sœur, documentario di Daniel Touati ospitato nel concorso di Cineasti del Presente alla sessantasettesima edizione del Festival di Locarno: la videocamera di Touati si limita a riprendere la vita quotidiana di questi due bimbi, e non li abbandona in nessuna occasione. Un vero e proprio pedinamento di zavattiniana memoria, che cerca di cogliere il segreto intimo dell’infanzia, la scintilla della crescita. Eppure Frère et sœur, inevitabilmente, non può essere un romanzo di formazione, perché per quanto la camera di Touati possa essere discreta e silente, Cyril e Marie sono coscienti della sua esistenza, consapevolezza che non può fare a meno di creare un filtro, anche poco tangibile ma resistente.

I due bambini, senz’ombra di dubbio il punto di forza del lavoro del giovane regista parigino, giocano tra loro ma in maniera più o meno consapevole lo fanno sempre a favore di camera, si lasciano riprendere, scegliendo di volta in volta ciò che vogliono concedere all’occhio esterno.
È qui il punto di non ritorno di Frère et sœur, agile fermo immagine sull’infanzia che ha il merito principale di aver scelto due protagonisti fuori dall’ordinario: Cyril e Marie sono acuti, sensibili, teneri, rubano a ogni inquadratura l’occhio dello spettatore, coinvolgendolo nella loro esistenza fatta di piccole ripicche, di plateali gesti d’amore, di buffe disquisizioni sul nulla. Touati non riesce a imprigionare nel proprio sguardo il mistero della crescita, che rimane insondabile al termine della visione di Frère et sœur, e forse non possiede ancora gli strumenti necessari per muoversi in tale direzione, ma ha quantomeno l’accortezza di comprendere che i due bambini che si agitano davanti alla videocamera sono già cinema, anche senza videocamere o altri strumenti di ripresa.
Frère et sœur diventa dunque un lavoro affascinante e potente suo malgrado, perché la vita riesce a esplodervi all’interno anche senza bisogno di ricorrere a una messa in scena. Sequenze come quella della costruzione della capanna, il pomeriggio passato con i nonni (la famiglia è di origine ceca, e i bambini sono bilingue) o la cena poco gradita a base di ortaggi e brodo sono già perfetti esempi di sceneggiatura, di fronte ai quali la camera di Touati si limita a “documentare”, ergendosi come testimone puro e semplice di una realtà che sa filmare, ma non sempre sembra in grado di comprendere.

Info
Frère et sœur sul sito del festival di Locarno.
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