La creazione di significato

La creazione di significato

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La creazione di significato, opera seconda di Simone Rapisarda Casanova, racconta la memoria della Resistenza narrando la quotidianità di un uomo che vive isolato sulle Alpi Apuane. In concorso a Locarno e selezionato al TFF 2014.

Linea Gotica

Sfidando il confine tra finzione, antropologia e fantasticheria, la vicenda de La creazione di significato è ambientata nelle Alpi Apuane, in Toscana, dove verso la fine della Seconda guerra mondiale le forze di occupazione tedesche massacrarono, prima della loro ritirata, centinaia di civili. Pacifico, un pastore nato subito dopo la guerra in questo splendido territorio, rischia ora di doverlo abbandonare. Sospesa tra i fantasmi di un sanguinoso passato e i presagi di un oscuro futuro, la sua esistenza deve piegarsi all’avvento di una nuova Europa. [sinossi]

“La mia piccola patria, dietro la Linea Gotica, sa scegliersi la parte”. Così cantavano, nel 1996, i CSI di Giovanni Lindo Ferretti, passati dalle affinità e divergenze dei CCCP – Fedeli alla linea al Consorzio dei Suonatori Indipendenti. Cantavano la gloria della Resistenza, la lotta partigiana sui monti e nelle città, la capacità di un popolo di prendere le armi per difendere il proprio diritto alla libertà, alla democrazia, all’instaurazione di un nuovo sistema di vita. Che la lotta contro l’occupazione nazi-fascista sia stata vinta per poi essere prontamente smantellata dalla memoria (se non nella sua facciata più ordinaria e istituzionale), non è certo discussione recente o intuizione particolarmente innovativa, ma è interessante che un regista come Simone Rapisarda Casanova decida di affrontare la questione.
Nasce attorno a questo punto nodale, infatti, La creazione di significato, seconda opera “lunga” di Rapisarda Casanova dopo El árbol de las fresas, presentato a Locarno nel 2011.

Anche La creazione di significato approda al Festival di Locarno, dove è ospitato in concorso nella sezione Cineasti del Presente: la scelta di Rapisarda Casanova di mettere in scena la vita quotidiana di un uomo che abita da solo in mezzo ai boschi delle Alpi Apuane appare a prima vista il modo più intelligente per puntare l’occhio sulla necessità di una resistenza giornaliera contro le derive di una contemporaneità imbastardita e sempre più protesa all’annullamento di qualsiasi memoria.
Ma il regista siciliano, a sua volta emigrato dall’Italia per studiare (è laureato in Canada), perde ben presto di vista un obiettivo così evidente, confondendo inutilmente le carte: La creazione di significato si riveste dunque di situazioni del tutto inessenziali, sia sul versante più direttamente documentario – la costruzione del muretto da parte del protagonista è una metafora fin troppo facile, e perde comunque valore dopo pochi istanti – che su quello di palese ricostruzione della “realtà”. Ne viene fuori un pastiche deforme, ben poco puntuale o appassionante, in cui intuizioni visive e narrative tutt’altro che banali vengono svilite da cadute di stile fin troppo evidenti.

Ma il punto di non ritorno La creazione di significato lo tocca nei venti minuti finali, quando Rapisarda Casanova riprende in piano sequenza a macchina fissa il protagonista (Pacifico Pieruccioni) in compagnia del tedesco trapiantato in Italia che dovrebbe acquistare la terra lavorata da Pacifico. I due, lasciati a disquisire delle differenze tra Italia e Germania, dell’Europa Unita, dei rispettivi popoli e via discorrendo, si lanciano in una serie di banalità aberranti, che sfondano in tutto e per tutto i confini del banale e del superfluo. In quei venti minuti si avverte, forte e inequivocabile, la mancanza di una vera e profonda idea di regia, nell’incapacità di tagliare, di eliminare, di recidere un elemento così evidente nella sua inadeguatezza rispetto al resto del film.
L’inquadratura finale, ulteriore beffa, riesce a rendere evidente il senso dell’opera più di tutto ciò che l’ha preceduta: perché a volte, purtroppo, sapersi “scegliere la parte” non può bastare.

Info
La creazione di significato sul sito del Festival di Locarno.
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