Perfidia

Perfidia

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L’opera seconda di Bonifacio Angius, Perfidia, abbandona il surrealismo dell’esordio per descrivere la grigia realtà italiana contemporanea. In concorso al Festival di Locarno.

I buoni e i cattivi

Alla morte della moglie, Peppino si trova a fare i conti con Angelo, suo figlio, che nonostante sia già un uomo di 35 anni vive ancora in casa, senza un lavoro e senza una fidanzata. Angelo trascorre le sue giornate in uno squallido bar di periferia, sognando ad occhi aperti la più banale normalità. Peppino, che sente di avere i giorni contati, prova ad avvicinarsi al figlio, spingendolo all’azione. In un inverno grigio e desolante, alle loro solitudini fanno eco le litanie trasmesse dalla radio e le continue notizie di una crisi economica senza via d’uscita. [sinossi]

La Sardegna, nel pensiero comune terra del sole, simbolo delle vacanze al mare, isola del divertimento estivo immortalata d’inverno, plumbea e spettrale. Basterebbe già l’ambientazione di Perfidia per isolare Bonifacio Angius dalla pletora di “giovani” registi che affollano, quasi sempre senza lasciare traccia, il cinema italiano degli ultimi anni. Angius, che approda a Locarno 2014 nel concorso ufficiale, unico italiano in grado di partecipare alla corsa per la conquista del Pardo d’Oro, si era già distinto alcuni anni or sono per l’esordio Sagràscia, giunto addirittura nelle sale grazie all’intelligente lavoro di ricerca di Distribuzione Indipendente. Anche in quel caso la Sardegna era descritta senza ricorrere ai cliché che solitamente l’abitano, ma ricorrendo piuttosto a fascinazioni degne del realismo magico.
Ben più terraceo e materiale è l’universo umano indagato in Perfidia, la cui narrazione si ancora alla realtà e non la lascia scivolare via, se non per qualche frammento onirico di romanticismo vissuto dal protagonista Angelo sull’oggetto del desiderio, la ventenne studentessa interpretata da Noemi Medas. Angelo è un trentacinquenne senza lavoro, senza hobby, senza passioni, senza alcuna prospettiva: dopo la morte della madre il padre, che ha intessuto non pochi rapporti politici (al punto di essere candidato per le elezioni comunali come consigliere), cerca di trovare una sistemazione al ragazzo, ma senza troppo successo.

Non si distacca molto da quanto appena descritto la narrazione orchestrata da Angius in Perfidia, eppure il film riesce nell’arduo compito di restituire allo spettatore un microcosmo nella sua interezza: un piccolo universo fatto di vitelloni del terzo millennio, ammarati nei bar a scolarsi bicchieri di vino, giocare al videopoker e discutere di macchine mai guidate e donne mai avute. Il grigiore di cui si compone Perfidia è quello di una nazione incapace di guardare al di là della propria situazione personale, sconfitta senza neanche dover ricorrere alle armi o alla minaccia.
Un ritratto generazionale che trova conforto soprattutto nell’ottimo stato di forma dell’intero cast, capitanato dall’eccellente Stefano Deffenu che tratteggia Angelo con ironia, spietatezza, ma non senza una forma di tenera compassione, sofferenza collettiva per una crisi (ben più radicata e pericolosa di quella meramente economica di cui si torna a parlare ciclicamente) che non prevede vie d’uscita, né salvezza alcuna.

Angius si dimostra un ottimo sceneggiatore (allo script hanno lavorato anche Fabio Bonfanti e Maria Accardi), in grado di lavorare di sottrazione ma allo stesso tempo mai in difficoltà nella gestione dei dialoghi, come dimostra in maniera inequivocabile lo spassoso scambio di battute al tavolino del bar con Domenico, l’amico che si è sposato e ora vive a carico del suocero e che tutti, nella combriccola, disprezzano e invidiano.
Laddove Perfidia mostra qualche crepa è invece nella messa in scena: Angius qui non mette in mostra l’asciuttezza e l’essenzialità evidenziata in fase di scrittura, ma si arrende in più di un’occasione all’amore per il movimento di macchina elegante ma superfluo, tra cambi di fuoco e carrellate all’indietro a “incorniciare” i protagonisti. Una scelta che poco si adatta a un’opera come Perfidia, e che in parte pur minima inficia il risultato finale. Permane comunque, forte, la sensazione di trovarsi di fronte a un regista dal futuro tutt’altro che banale, conferma del talento già espresso quattro anni fa in Sagràscia e che deflagra in un finale di rara potenza ansiogena.

Info
Il sito ufficiale di Perfidia.
Perfidia su facebook.
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