Buzzard

Buzzard

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Dopo Ape torna il folle cinema di Joel Potrykus con Buzzard, incursione nell’universo di un piccolo nerd dedito alle truffe. Nel concorso di Cineasti del Presente a Locarno 2014.

L’uomo della truffa

Marty, un piccolo artista della truffa in preda alla paranoia, fugge dalla sua città natale per nascondersi nella pericolosa Detroit. Senza niente in tasca eccetto un libretto di assegni fasulli, il suo power glove e un gran brutto carattere, lo scansafatiche horror-metallaro è pronto per entrare in azione. [sinossi]

L’irruzione di Joel Potrykus nello stantio microcosmo del cinema indie statunitense ha rappresentato una piccola rivoluzione, seppur invisibile agli occhi dei più. Il regista nativo del Michigan, prima con i corti Gordon e Coyote e quindi con l’esordio al lungometraggio Ape (che si aggiudicò nel 2012 il premio come miglior regista emergente della sezione Cineasti del Presente a Locarno), ha parzialmente smosso le acque rimaste tristemente stagnanti nel corso dell’ultimo decennio.
Oramai assorbito in tutto e per tutto dall’industria hollywoodiana, l’indie a stelle e strisce ha infatti percorso una china discendente, scendendo ripetutamente a compromessi con il sistema e disperdendo tutte le potenzialità eversive che aveva accumulato nel corso degli anni Ottanta e Novanta. Non è certo un caso che cineasti come Hal Hartley siano stati in pratica ridotti al silenzio, mentre Vincent Gallo vive (anche per scelta, è giusto specificarlo) sempre più come un emarginato e Richard Linklater si può permettere di resistere solo perché non ha mai ceduto al fascino degli Studios, preferendo creare un proprio piccolo sistema produttivo ad Austin, nel cuore del Texas.

Sembra dunque provenire dal passato recente un’esperienza cinematografica come quella di Potrykus, e lo testimonia senza alcun dubbio anche Buzzard, la sua opera seconda presentata, come la precedente, nel concorso di Cineasti del Presente a Locarno. Buzzard è una creatura ancor più imbastardita e compatta di Ape, pur seguendone in tutto e per tutto le linee guida espressive e contenutistiche. La storia di Marty, nerd che per passione sta tentando di costruirsi un guanto fornito di lame sulla falsariga di quello che rese celebre il Freddy Kruger di Robert Englund in Nightmare on Elm Street di Wes Craven, è quella di un ragazzo senza alcuna velleità che, pur lavorando a tempo determinato per la First National, vive di piccoli espedienti, truffando il prossimo con una pervicacia che rasenta l’ammirevole.
La sequenza introduttiva, nella quale Marty si reca in un altro ufficio cittadino della First National per chiudere il proprio misero conto e aprirne contestualmente un altro solo per poter usufruire di un’offerta ai limiti del ridicolo, evidenzia da subito i tratti distintivi del cinema di Potrykus, dominato da dialoghi surreali nella propria quotidianità (uno dei punti cardine per comprendere l’indie statunitense dell’ultimo trentennio) e da una messa in scena minimale, ma ricca di una carica grottesca in grado di trascinare lo spettatore alla risata con notevole facilità.

I dialoghi tra Marty, interpretato dall’eccellente Joshua Burge, e lo stesso Potrykus (che veste i panni dell’unico amico del protagonista, ancor più nerd di lui) sono piccole gemme di comicità, e Buzzard vive di quadretti autoconclusivi imperdibili, come la battaglia tra il guanto con le lame e la spada laser, la riproduzione nella realtà di Pac-Man, la truffa dei materiali resi al negozio di elettrodomestici. È semmai quando Potrykus cerca di rintracciare linee prossime alla digressione morale che Buzzard vive brevi momenti di vuoto, perché l’analisi di uno slacker in piena regola dovrebbe evitare riflessioni di questo tipo – già insite dopotutto nel progetto –, ma si tratta comunque di dettagli che non riescono a inficiare la compattezza dell’insieme.
Spassoso e intelligente, Buzzard si propone fin d’ora come oggetto di culto, in attesa di trovare gli adepti disposti a seguirlo. Magari anche in Italia, dove il nome di Joel Potrykus è ancora completamente sconosciuto. Chissà…

Info
Buzzard sul sito del Festival di Locarno.
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