Mueda, Memória e Massacre

Mueda, Memória e Massacre

di

Il Festival di Locarno recupera, all’interno di Open Doors, Mueda, Memória e Massacre di Ruy Guerra, universalmente riconosciuto come il primo film della storia del Mozambico. Un capolavoro imperdibile.

Rinascita di una nazione

Il 16 giugno 1960, a Mueda, in Mozambico, quando la popolazione è riunita sulla pubblica piazza, l’esercito portoghese apre il fuoco sulla folla, trucidando 600 persone su ordine del governatore portoghese. Da quando il loro paese ha ottenuto l’indipendenza, ogni anno gli abitanti della città rivivono l’evento mettendo in scena una pièce teatrale. [sinossi]

In un’epoca in cui l’evento cinematografico viene sempre più vissuto come l’ennesima occasione per allestire tappeti rossi, affaticandosi dietro ricette stantie, vetuste, innervate solo occasionalmente dal divo di turno, esistono fortunatamente ancora luoghi in cui la resistenza viene vissuta come un atto doveroso, argine contro i detriti della contemporaneità. Uno di questi luoghi è senza alcun dubbio il Festival Internazionale del Film di Locarno, che da sempre dissemina il suo già ricco palinsesto di recuperi del passato, spesso invisibili o comunque non noti ai più: solo durante la sessantasettesima edizione, per esempio, il pubblico si è potuto trovare a tu per tu con l’universo produttivo della Titanus (quasi interamente riproposto in pellicola), per poi perdersi dietro i vari La maman et la putain di Jean Eustache, Copacabana Mon Amour di Rogério Sganzerla, El espiritu de la colmena e El sol del membrillo di Víctor Erice, e chi più ne ha più ne metta.
Un’occasione più unica che rara per rintracciare sul grande schermo opere di fondamentale importanza eppure con troppa facilità accantonate, sperdute, abbandonate al proprio destino: tutte tristi realtà contro cui i festival dovrebbero battersi fino allo stremo delle forze…

Anche Open Doors, la sezione locarnese che focalizza l’attenzione di volta in volta su cinematografie specifiche (nel 2014 la scelta è caduta sull’Africa), ha presentato una serie pressoché imperdibile di riscoperte di classici più o meno dimenticati: sono stati così selezionati il sudanese Al Mahatta di Eltayeb Mahdi (1989), il tanzaniano Arusi ya Mariamu di Ron Mulvihill, Nangayoma Ng’oge (1985), Testament del sempre eccelso John Akomfrah (1988), l’angolano Nelisita diretto nel 1983 da Ruy Duarte de Carvalho, il kenyano Saikati di Anne Gaudencia Mungai (1992). Tutti titoli essenziali per aprire gli occhi su una realtà come quella del cinema africano, che ancora in pochi hanno la voglia e il coraggio di indagare in Europa, spesso limitandosi a visionare distrattamente i già pochi film che i principali festival internazionali selezionano da quello che un tempo era noto come il “continente nero”.
Oltre ai titoli sopracitati, Locarno ha offerto ospitalità in sala a una delle opere fondamentali non solo per quel che concerne la cinematografia africana – sempre che abbia un senso cercare un elemento comune che leghi in maniera più o meno credibile l’esperienza artistica di una zona geografica così ricca, stratificata, ricca di sfumature e di culture spesso completamente in antitesi trsa loro – ma anche per tutto l’universo della Settima Arte che si è interessato alle problematiche post-coloniali. Mueda, Memória e Massacre nasce dopotutto proprio per celebrare una memoria dolorosa, quella del massacro di Mueda, durante il quale il governatore portoghese ordinò di massacrare oltre seicento abitanti del Mozambico: era il giugno del 1960, esattamente due anni prima che Eduardo Mondlane e i suoi compagni in esilio a Dar es Salaam fondassero il Frente de Libertaçao de Moçambique, più noto come Frelimo. La lotta di liberazione del Mozambico era iniziata…

Quando Ruy Guerra torna in patria per dirigere Mueda, Memória e Massacre, passato alla storia come il primo lungometraggio della storia del cinema mozambicano, è già riconosciuto a livello internazionale come uno dei principali e più personali cantori del Cinéma Nôvo brasiliano: titoli quali Os Cafajestes, Os Fuzis, Os Deuses e os Mortos sintetizzano con forza e coerenza le istanze espressive, artistiche e politiche di uno dei due movimenti che rivoluzionarono il cinema brasiliano – anche del secondo, il Cinema Marginal, si sono sparse tracce a Locarno, grazie alla già citata proiezione del capolavoro di Rogério Sganzerla Copacabana Mon Amour e al corto di Helena Ignez Poder dos Afetos.
Appunti sparsi di Cinéma Nôvo, inevitabilmente, si possono rintracciare anche in Mueda, Memória e Massacre, nel quale viene messa in scena la messa in scena degli eventi del 1960, interpretati dallo stesso popolo mozambicano. Una riflessione metastorica che travalica i confini del cinema del reale per analizzare, con forza poetica e asciuttezza espressiva, il senso stesso di un atto di liberazione: il cinema stesso, nella sua essenza popolare e politica, è un atto di rivoluzione, di destabilizzazione dell’ovvio, di ricostruzione della Storia e delle storie. Un gesto di condivisione collettiva e di riappropriazione, vertice di un percorso di liberazione che non è terminato neanche a quarant’anni dall’indipendenza.

Nella deliberata riaffermazione del presente, in quell’urlo a invocazione di Frelimo che riecheggia ritualmente, quasi come perpetuazione indispensabile della memoria, onde evitare pericolose ricadute nel baratro della repressione, si nasconde il senso ultimo, profondo, intimo, non solo di Mueda, Memória e Massacre, ma anche dell’intero percorso cinematografico di Guerra. In scena non si sta solo rievocando un momento tragico per il popolo mozambicano, ma si sta allo stesso tempo celebrando il potere del cinema, la sua capacità di permettere al reale di divenire eternamente ricostruzione di se stesso senza per questo smentirsi, svilirsi o perdersi nel magma della “finzione”.
Non ha definizioni precostituite a cui affiliarsi, Mueda, Memória e Massacre, né le ricerca in alcun modo: vi è al suo interno una costante ricerca del conflitto, un movimento perpetuo della camera che enuncia l’avanzare continuo, imperterrito, di una nazione neonata, ancora sanguinante per le angherie patite durante la dura colonizzazione portoghese ma viva, e in grado di affrontare i propri demoni senza temerli. Ogni tecnica, ogni scelta estetica, in Mueda, Memória e Massacre diventa esercizio infinito della rivoluzione, dal montaggio ai movimenti di macchina. Che questo straordinario testamento di cinema come vita, di vita per il cinema e di entrambi come incessante esempio di rivoluzione sia tuttora sconosciuto anche a molti appassionati è un crimine contro il quale bisognerebbe combattere ogni giorno. Anche e soprattutto in epoche propense all’amnesia come quella attuale.

Info
Mueda, Memória e Massacre sul sito del Festival di Locarno.
  • mueda-memoria-e-massacre-1979-03.jpg
  • mueda-memoria-e-massacre-1979-02.jpg
  • mueda-memoria-e-massacre-1979-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Locarno 2014

    Come ogni anno, ad agosto il cinema invade il Canton Ticino: tutti i nostri articoli e le nostre recensioni da Locarno 2014.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento