The Iron Ministry

The Iron Ministry

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Con The Iron Ministry il regista statunitense J.P. Sniadecki documenta la vita quotidiana sui treni per il popolo cinese, tra distonie evidenti e riflessioni sulla più popolata nazione del mondo. In concorso a Locarno e al TFF nella sezione Internazionale.Doc.

L’assalto al treno

Nato dopo tre anni di riprese sulla rete ferroviaria cinese, The Iron Ministry esplora il vasto paesaggio e le grandi gesta di un paese in movimento: carne e metallo, luce e ombra, suono e linguaggio. Decine di esplorazioni su rotaia si fondono in un grande viaggio cinematografico, che cattura l’ansietà e l’eccitazione degli incontri transitori e illustra la difficile coabitazione di uomini e macchine su quella che sta per diventare la maggiore rete ferroviaria del mondo. [sinossi]

In molti non sembrano neanche accorgersi della sua presenza. Qualcuno lo nota, altri gli chiedono da dove venga. Altri ancora, infine, lo coinvolgono nelle proprie riflessioni. J.P. Sniadecki torna ancora una volta a ragionare sulla Cina contemporanea, e per l’occasione sceglie di tracciare un percorso – a sua volta quasi impossibile vista la vastità della realtà indagata – sulla rete ferroviaria che attraversa in lungo e in largo la Cina, spostando milioni e milioni di abitanti ogni giorno. Nasce da questa esigenza espressiva The Iron Ministry, nuova fatica cinematografica del regista di Yumen, People’s Park e Chaiqian, presentata all’interno del concorso ufficiale della sessantasettesima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno.
Per quanto appaia francamente difficile che una giuria eterogenea possa trovare un accordo su un titolo così particolare, è indubbio che The Iron Ministry confermi in pieno l’impressione destata dalle precedenti incursioni dietro la camera del regista statunitense, quella di un autore in grado di leggere la complessa quotidianità di una nazione ricca di contraddizioni senza mai lasciarsi prendere la mano dal puro esercizio della retorica spicciola.

Prima ancora di porsi come resoconto, parziale ma pur sempre puntuale, sulle distonie della Cina di oggi e sui chiaroscuri che ne ombreggiano i contorni, The Iron Ministry rappresenta la grande epopea (in viaggio) del popolo della più abitata nazione del mondo. A partire dai venditori di carne che macellano i pezzi migliori sul treno, utilizzando i corrimano e gli appendiabito per esporre la carne, Sniadecki porta di fronte agli occhi dello spettatore occidentale un microcosmo – e il prefisso micro mai apparve tanto inadeguato – incredibilmente variegato, in cui studenti universitari e spazzini, bambini e adulti possono confrontarsi gli uni con gli altri, in un tracciato dialettico che scavalca con un balzo anche l’inevitabile divisione in classi, palesata nelle diverse sezioni di cui si compone il treno e che simboleggia meglio di qualsiasi giro di parole la contraddizione di una terra che avrebbe dovuto sposare il socialismo e si è invece lasciata ammaliare dal demone del liberismo sfrenato.
Molti i momenti imperdibili rubati dalla videocamera di Sniadecki: il bambino che imita e distorce i discorsi dell’altoparlante, lanciandosi in una straordinariamente colorita invettiva trash; i quattro ragazzi che discutono del problema ecologico proprio mentre uno degli spazzini a poche decine di centimetri da loro sta cercando disperatamente di organizzare la montagna di rifiuti che ha invaso il pavimento; il già citato siparietto della carne macellata e sistemata davanti alle porte di uscita; i luoghi più impensabili dove i passeggeri senza posto a sedere cercano di trovare requie e magari di permettersi qualche ora di sonno; i membri di una piccola comunità musulmana che ricevono una lezione sulla grandezza della Cina e sulla sua accoglienza nei confronti delle minoranze da parte di un altro passeggero.

Nonostante il ricco materiale a disposizione, Sniadecki riesce a impedire che The Iron Ministry si abbandoni a derive sensazionalistiche, lavorando invece con coerenza su una compattezza del linguaggio e del racconto che a tratti ha del fenomenale e che ricorda alla lontana l’esperienza sui treni italiani descritta da Pietro Marcello ne Il passaggio della linea. Qui l’ambizione è ancora superiore, e la sfida può considerarsi riuscita, grazie anche all’innato gusto per l’inquadratura di Sniadecki e alla sua capacità di muovere la camera anche in spazi angusti senza mai ricorrere a esibizioni gratuite di ansia o claustrofobia. The Iron Ministry è la conferma di un talento puro, uno dei registi destinati a lavorare senza compromessi sull’immaginario negli anni a venire.

Info
The Iron Ministry sul sito del Festival di Locarno.
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