The Fool

The Fool

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In The Fool, con uno sguardo al cinema di Balabanov e Zvyagintsev, il regista Yury Bykov firma un ritratto pessimista della società russa, corrotta e dissipata. In concorso a Locarno 2014.

La crepa

Dima Nikitin è un semplice e onesto idraulico che vive in una piccola città russa. A parte la sua insolita integrità, non si distingue in nulla dagli altri, fino alla notte in cui esplodono le tubature di un dormitorio mettendo in pericolo i suoi occupanti, quasi tutti alcolizzati e reietti. Urge un’evacuazione immediata, ma nessuno se ne occupa. Nikitin parte per un’odissea notturna in cui combatterà contro un intero sistema di burocrati corrotti. [sinossi]

Esistono film che riescono con grande accortezza e intelligenza a evitare la fastidiosa trappola dell’apparentamento critico a un’altra opera, cinematografica o meno che sia; ne esistono altri, invece, che fanno di questa trappola il proprio punto di forza, arrivando a esplicitare in maniera palese riferimenti e punti di ispirazione. È il caso di The Fool (il titolo inglese scelto per la vendita internazionale traduce letteralmente l’originale russo Durak), opera terza di Yury Bykov dopo l’esordio Live! e The Major, scelta per concorrere al Pardo d’Oro della sessantasettesima edizione del Festival Internazionale del Film di Locarno: un obiettivo sfumato, ma compensato in parte dal – generoso, vista la qualità del film – riconoscimento al protagonista Artem Bystrov, a cui è andato il premio come miglior interprete maschile del festival.
Si parlava di punti di ispirazione… Durante la visione di The Fool la mente dello spettatore, scartabellando le proprie memorie cinefile, non potrà che sovrapporre alle immagini sullo schermo quelle di qualsiasi film diretto nel corso della sua carriera da Aleksej Oktjabrinovič Balabanov: simile l’ambientazione, piuttosto avvicinabili i rispettivi stili di ripresa, medesimo lo sguardo lanciato sulla realtà russa contemporanea e sull’eredità sovietica. Proprio per questo, quando i titoli di coda di The Fool vengono anticipati dalla dedica a Balabanov, non si può che annuire con veemenza e allo stesso tempo vaga rassegnazione.

Il fatto, sic et simpliciter, è ovviamente racchiuso nella difficoltà a porre sullo stesso piano la potenza espressiva di Balabanov con i balbettii, solo di quando in quando smorzati da qualche illuminazione, mostrati da Bykov in questa sua terza incursione dietro la macchina da presa. The Fool è animato da un’ambizione a dir poco sfrenata: nella storia di Nikitin, onesto idraulico deciso a salvare la vita di un intero caseggiato destinato al crollo per via di una crepa apertasi nel muro portante, Bykov vorrebbe rintracciare le linee guida per muovere un’accusa dura, completa e stratificata nei confronti della Russia di oggi e di ieri.
Sul limitar del crollo non è ovviamente solo il palazzone di un quartiere popolare, abitato in gran parte da veri e propri rifiuti della società, ma anche l’intero sistema etico e morale di una nazione sbandata, governata da una corruzione senza limiti, che arriva a uccidere spietatamente chi potrebbe in qualche modo metterla in imbarazzo.
Per raggiungere il proprio scopo, purtroppo, Bykov non lesina fastidiose bordate retoriche: in tal senso l’intera sequenza di accuse, ammissioni di colpevolezza e contro-accuse che vengono rimpallate dal sindaco ai suoi consiglieri, denuncia una banalità politica e una semplificazione del discorso imperdonabili. Anche la messa in scena del palazzo a rischio di implosione, pur orchestrata con una certa sapienza espressiva da Bykov, viene meno quando il regista decide di posare lo sguardo con maggiore attenzione sui suoi abitanti: ne viene fuori un quadro grottesco, inutilmente esasperato, spinto fino alle estreme conseguenze.

A salvare solo parzialmente The Fool dal rischio di essere completamente inghiottito dal superficiale pamphlet politico del suo regista è la già citata interpretazione di Bystrov, già visto lo scorso anno in Vosmerka di Aleksey Uchitel: una performance carismatica, in cui Bystrov dimostra di saper gestire con intelligenza i cambi di registro di un’opera che fa del passaggio da baccanali urlati (i movimenti tra i piani del palazzo, la festa del sindaco) a situazioni più minimali la propria essenza primigenia.
Non basta a risollevare le sorti di un’opera poco convincente e ancor meno personale, ma permette di scoprire un volto su cui si potrà con ogni probabilità puntare nel futuro prossimo.

Info
The Fool sul sito del Festival di Locarno.
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