Venezia 2014 – Minuto per minuto

Venezia 2014 – Minuto per minuto

Annotazioni, pensieri, piccole e grandi polemiche: il resoconto della vita quotidiana alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.

Torna puntualmente con la Mostra del Cinema di Venezia 2014 il nostro Minuto per Minuto. Cosa ci regalerà il terzo anno del Barbera-bis? Lo potrete scoprire attraverso la solita cronaca dalla laguna: annotazioni sparse sui film, sulle ovazioni e i fischi, sulle tendenze, le voci, le piccole e grandi polemiche. Buona lettura!

 

Sabato 06 settembre

19.54
Ed eccoci all’epilogo, alle scelte della giuria: i premi…
Leone d’oro a A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence di Roy Andersson.
Leone d’argento per la miglior regia: Andrei Konchalovsky per The Postman’s White Nights.
Gran Premio della Giuria: The Look of Silence di Joshua Oppenheimer.
Coppa Volpi per la migliore attrice: Alba Rohrwacher per Hungry Hearts di Saverio Costanzo.
Coppa Volpi per il miglior attore: Adam Driver per Hungry Hearts di Saverio Costanzo.
Premio Marcello Mastroianni: Romain Paul per Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte.
Premio Migliore Sceneggiatura: Farid Mostafavi e Rakhshan Banietemad per Tales di Rakhshan Banietemad.
Premio Speciale della Giuria: Sivas di Kaan Mujdeci.
Premio Orizzonti per la migliore regia: Naji Abu Nowar per Theeb.
Premio Orizzonti per il miglior film: Court di Chaitanya Tamhane.
Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile o femminile: Emir Hadzihafizbegovic per There Are the Rules di Ognjen Svilicic.
Premio Speciale della Giuria Orizzonti: Belluscone, una storia siciliana di Franco Maresco.
Premio Orizzonti per il miglior Cortometraggio: Maryam di Sidi Saleh.
Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentis: Court di Chaitanya Tamhane.
Miglior Classico Restaurato: Una giornata particolare di Ettore Scola.
Premio Venezia Classici per il miglior Documentario sul Cinema: Animata Resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto. [e.a.]

12.35
Un po’ di premi collaterali:
Venice Days Award a Ritorno a L’Avana di Laurent Cantet.
Premio Soundtrack Stars per la migliore colonna sonora a Birdman di Alejandro Gonzalez Iñarritu.
Future Film Festival Digital Award a Birdman. Menzione speciale a Italy in a Day di Gabriele Salvatores.
Leoncino d’oro Agis a Birdman. Segnalazione Cinema for Unicef per Hungry Hearts di Saverio Costanzo.
Premio Schermi di qualità – Carlo Mazzacurati a Anime nere di Francesco Munzi.
Green Drop a The postman’s white nights di Andrej Konchalovskij.
Label Europa Cinemas a I nostri ragazzi di Ivano De Matteo.
Premio Padre Taddei a Birdman.
Premo Pasinetti a Anime nere di Francesco Munzi. Migliori interpretazioni a Elio Germano (Il giovane favoloso di Mario Martone) e Alba Rohrwacher (Hungry Hearts di Saverio Costanzo). Premi Pasinetti speciali per la regia a Saverio Costanzo per Hungry Hearts, a Pierfrancesco Favino per Senza nessuna pietà di Michele Alhaique e a Ivano De Matteo per I nostri ragazzi.
Premio Brian a Mita Tova di Tal Granit e Sharon Maymon.
Premio Queer Lion a Les nuits d’été di Mario Fanfani.
Premio Cicae a Heaven Knows What di John e Ben Safdie.
Premio Fedic a Io sto con la sposa di Gabriele del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry e Antonio Augugliaro. Menzione per Italy in a Day.
Premio Lanterna Magica a Le dernier coup de marteau. [e.a.]

08.58
Al di là dei giudizi di merito su questa settantunesima edizione della Mostra, una tiratina d’orecchi la merita chi si è occupato di stilare il programma quotidiano delle proiezioni: per il secondo anno consecutivo l’ultimo giorno, in attesa dell’assegnazione dei premi, non c’è da vedere praticamente nulla. L’unico film che avrebbe potuto ridestare gli interessi degli accreditati che non fossero andati alle proiezioni stampa, The Golden Era di Ann Hui, è stato infatti programmato per le 20. Mistero della fede… [r.m.]

 

Venerdì 05 settembre

18.53
Kreditis Limiti (Line of Credit), film georgiano che concorre in Orizzonti, è un dramma quasi tutto al femminile calato in una Tbilisi contemporanea e post-sovietica in cui 172.300 persero la casa per via dei mutui richiesti tra il 2009 e il 2013. La regista Salome Alexi, esordiente nel lungometraggio, dirige con mano sicura ma arranca un po’ nell’apportare alla coralità del suo film la dimensione autentica de dramma, smarrendo ben presto la via maestra tra dialoghi inerziali e superflue divagazioni. Il risultato è altalenante, verboso, dispersivo, difficilmente inquadrabile nel suo generoso caos di matrice civile. [d.e.s.]

18.50
Primi verdetti al Lido: la Settimana Internazionale della Critica, di cui Quinlan.it è media partner, ha visto trionfare No One’s Child, esordio alla regia del serbo Vuk Ršumović, ultimo film del concorso a essere stato presentato al pubblico venezia, ieri in Sala Perla. Una selezione, quella della SIC, che anche quest’anno ha confermato l’ottimo livello raggiunto nel corso del tempo, segnalandosi come polmone verde della Mostra. [r.m.]

15.50
Good Kill di Andrew Niccol chiude il Concorso. Non è stato certamente il botto finale. Un buon cast, temi rilevanti ma troppe derive melodrammatiche e un finale posticcio. Niccol si preoccupa di spiegare, di non lasciare dubbi, di trovare forzatamente risposte a tutte le domande. Un po’ troppo didascalico, un po’ troppo buonista. Chiuso il Concorso, non ci resta che aspettare il verdetto della giuria… [e.a.]

15.30
A sparigliare le carte del Concorso e della corsa al Leone d’oro ci pensa Andrey Konchalovskiy con The Postman’s White Nights, amaro ma non tedioso ritratto di un mondo morente, di una Russia che sta scomparendo. Un film fatto di quadri fissi e pochi movimenti di macchina, di ambienti e personaggi reali, di paesaggi sublimi e di interni claustrofobici. La vodka, il cianciolo, la strega kikimora, un gatto magnifico, una scuola abbandonata… Da recuperare. [e.a.]

13.45
Un altro noir deludente per il cinema italiano a Venezia 71. Dopo il passo falso di Michele Alhaique con Senza nessuna pietà, passa fuori concorso Perez. di Edoardo De Angelis, storia di un avvocato debole e deluso dalla vita che si piega alla corruzione e al crimine per amore della figlia. Purtroppo però gli strumenti espressivi italiani si rivelano di nuovo inadeguati al rigore del cinema noir. Troppe incoerenze, ingenuità e forzature narrative, e a fronte di un’insistita violenza verbale, piuttosto inedita, non vi è traccia di altrettanta, coerente violenza narrativa. Il solito cinema italiano che nell’esplorazione dei generi non trova il coraggio (probabilmente produttivo) di andare fino in fondo. [m.s]

 

Giovedì 04 settembre

17.45
Selezionato dalle Giornate degli Autori, Patria di Felice Farina ripercorre gli ultimi tre decenni di storia del Bel Paese, tra materiale d’archivio e una sconquassata cornice narrativa affidata a Francesco Pannofino, Roberto Citran e Carlo Giuseppe Gabardini. Fatale al lungometraggio di Farina è l’idea di costringere il materiale documentario e il relativo lavoro di analisi ed elaborazione all’interno di una cornice narrativa palesemente fasulla, posticcia, smaccatamente didascalica. [e.a.]

14.30
Non un biopic né un film saggio, Pasolini di Abel Ferrara farà discutere per questioni oziose come la scelta dell’interprete principale (Willem Dafoe) e dell’inglese come lingua predominante ma, come sempre accade nei film dell’autore italo-americano, siamo di fronte a un lavoro complesso e affascinante, che anche laddove si presenta imperfetto, lo fa orgogliosamente. Anche perché Ferrara non lavora tanto su quello che è stato detto dal e sul grande artista e intellettuale italiano, ma si spinge oltre, dando forma alle sue opere incompiute, all’inesistente. Perché forse è questo l’omaggio più sentito che un artista può tributare ad un altro artista. [d.p.]

14.22
Zom-com. Così Joe Dante ha definito Burying the Ex, il suo divertito ritorno alla regia presentato nel Fuori Concorso veneziano: perfetto midnight-movie, Burying the Ex è un omaggio all’horror che non si prende mai sul serio e punta solo a un divertissement cinefilo, con particolari riferimenti al cinema italiano (da Mario Bava a Renato Rascel). Dialoghi surreali e dalla comicità debordante per un b-movie di quelli che non si fanno più. Purtroppo. [r.m.]

13.40
Presentato ieri in concorso il nuovo film di Wang Xiaoshuai, Red Amnesia. Il regista di Le biciclette di Pechino racconta una vicenda in cui aleggiano al solito i fantasmi della Rivoluzione Culturale e lo fa usando gli strumenti del melodramma freddo e vacuo, sospeso e piattamente descrittivo. Una storiella esile e appiccicaticcia, persino fastidiosa visto lo schematismo usato nel mettere in scena il confronto tra la vita di città e quella di campagna. Tra i più brutti film del concorso. [a.a.]

 

Mercoledì 03 settembre

20.48
Michael Almereyda è uno dei grandi cineasti statunitensi persi per strada da un mondo critico e festivaliero spesso cieco o colto da durature amnesie: abbiamo dunque esultato, alla presentazione del programma, quando abbiamo scoperto che il suo Cymbaline sarebbe stato in concorso nella sezione Orizzonti. Il ricordo dello splendido cortometraggio The Ogre’s Feathers, tratto da Italo Calvino e presentato a Roma nel 2012, era ancora vivo… Peccato che Cymbaline, adattamento moderno del romance omonimo di William Shakespeare (operazione già portata a termine da Almereyda quattordici anni fa con Hamlet 2000) non rappresenti certo l’apice della carriera del regista nativo del Kansas, tutt’altro. Qualche buona intuizione, il gioco sardonico con il “moderno” e una regia a tratti ispirata non salvano un’opera stanca, prevedibile, perfino semplicistica nel suo svolgimento. Peccato, anche per l’ottimo cast a disposizione. [r.m.]

18.39
L’ultimo dei quattro film francesi in Concorso, Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte, è senza dubbio la migliore delle opere transalpine presenti in selezione quest’anno. Un film girato ad altezza di adolescenza, doineliano per vocazione ma non esente dalla necessità di coniugare durezza e poesia, malattia e intimità familiare, la Sesta di Mahler e la paternità assente. Gli spenti e mesti occhi di un ragazzino che vive un’adolescenza più che in parte negata s’illuminano tuttavia dinanzi all’immancabile innamoramento tipico della sua età, e la regista ci accompagna in un doloroso universo narrativo fragile e minimale ma anche composto e affascinante. Un film discreto nei risultati, ma encomiabile per la coesione registica e la misura con cui racconta i sentimenti, le solitudini, i non detti tra consanguinei. [d.e.s.]

18.13
Altman, il documentario che Ron Mann ha dedicato a Robert Altman, presentato in seno a Venezia Classici, è un’operazione commemorativa e sentita che ripercorre la vita, i film e la carriera del grande maestro di Kansas City e sulla quale aleggia un’aria di massima familiarità. La forma è convenzionale in tutto per tutto, la scansione segmentata, prevedibile e meccanicamente cronologica, nessuna testimonianza è irrinunciabile o scoperchia chissà quale inedito o incredibile nido di vespe. Alla larga da qualsiasi pretesa, è però sempre un piacere sconfinato godere della fisicità complice, della gesta e dei sorrisi del grande maestro del cinema statunitense, nonostante le molte semplificazioni diffuse e i tanti passaggi telefonati. [d.e.s]

17.50
Consegnato ieri in Sala Grande il secondo Leone d’Oro alla carriera di Venezia, andato alla gloriosa e impareggiabile montatrice Thelma Schoonmaker. Nel corso della cerimonia di premiazione il direttore della Mostra Alberto Barbera ha rivelato come la Schoonmaker aveva inizialmente esitato nel ricevere il premio palesando tutta la sua modestia e attribuendo l’intero merito dei film cui ha lavorato al collaboratore di una vita Martin Scorsese, il quale, non avendo potuto presenziare a Venezia per motivi di lavoro, le ha inviato comunque un sentito e quasi commosso videomessaggio: “Ho provato a descrivere a tutti il tipo di lavoro che abbiamo fatto insieme – dichiara Scorsese alla sua storica collaboratrice – ma non serve, è impossibile spiegarlo a parole, ormai c’ho rinunciato. Non esiste davvero una funzione per rappresentare lo schema della nostra attività creativa, che del fare cinema è tra l’altro il momento per me più prezioso oltre che il mio preferito. Il tempo che passiamo insieme dopotutto è affare solo nostro, no? Ed è anche una fetta consistente dei lavori più belli della mia vita. I film per me sono una guerra, composta da tante piccole battaglie, ma è un travaglio pieno di sofferenza e d’amore. E tu sei stata una delle persone più fidate in questa mia guerra accanita, visto che mi hai accompagnato per tutta la durata di questo lunghissimo viaggio. Senza contare il contributo enorme che hai dato al restauro, fonte di ispirazione e conoscenza del cinema ancora oggi per tante persone nel mondo. Complimenti per il premio, Thelma, te lo meriti davvero. Congratulazioni, e divertiti stasera”. La Schoonmaker, nel ritirare il suo Leone, ha evidenziato l’immenso dono che è stato per lei conoscere uno Scorsese ventunenne all’alba del suo genio e ha anche ringraziato il regista per averle fatto conoscere il defunto compagno Michael Powell, “un uomo con cui ho trascorso dieci anni meravigliosi”. [d.e.s.]

13.27
Nonostante l’avessimo rivisto già ieri, è parso inevitabile e consequenziale andare a rivedere Todo modo, subito dopo il film della Guzzanti, per meglio assaporare, per così dire, misteri bassezze vigliaccherie e oscurità ferine della classe dirigente di un tempo. Il restauro di Todo modo di Elio Petri è stato un atto fondamentale – messo in piedi dal Museo del Cinema di Torino e dalla Cineteca di Bologna – perché ha permesso di riportare alla luce uno dei grandi film maledetti del nostro cinema. Realizzato nel ’76, Todo modo prefigura la fine catartica e violenta della classe dirigente democristiana e, in primis, del suo leader più abile, quell’Aldo Moro trasfigurato con genio inarrivabile da Gian Maria Volonté; una profezia che poi, quando Moro fu davvero assassinato, spinse alla rimozione storica del film e al suo sequestro, tanto che Todo modo è stato proiettato qui a Venezia a ben più di trent’anni dalla sua ultima proiezione pubblica. Finalmente, si è potuta assaporare l’enorme grandezza di un film funebre e disgregato, pieno di maschere disfatte e morenti, un capolavoro che va letto e analizzato insieme a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini. [a.a.]

13.10
Presentato in mattinata – e accolto da un lungo applauso – La trattativa di Sabina Guzzanti, fuori concorso al Lido. Si tratta senza dubbio del suo film più riuscito, in cui finalmente la regista e attrice si discosta dalle dinamiche risapute dell’inchiesta televisiva e affronta il discorso della trattativa tra Stato e mafia all’inizio degli anni Novanta (prima dell’entrata in scena di Berlusconi) attraverso un linguaggio complesso e articolato, maturo e moderno, che guarda alla stagione felicissima del nostro teatro anni Settanta (dal teatro politico di Dario Fo e alla figura di attore resistente di Gian Maria Volonté), inserendo non pochi momenti recitati molto convincenti. Un bel film e anche un film giusto, importante, che cerca di rimetterci in collegamento con la nostra storia degli ultimi vent’anni e che – come il Belluscone di Franco Maresco – individua con nettezza e lucidità le fortune politiche di Berlusconi per il tramite del suo legame con la mafia. Ingiusto mettere La trattativa fuori concorso; avrebbe potuto e dovuto competere nel concorso ufficiale. [a.a.]

10.55
Revivre (Hwajang) di Im Kwan-taek si riflette perfettamente nella bellezza implacabile di Kim Gyu-ri. Insomma, presto o tardi ci s’innamora di tanta perfezione. Agilmente sopravvissuto al ricambio generazionale della new wave sudcoreana, Im torna alla Mostra di Venezia dopo alcuni anni (era il 2007 di Beyond the Years) con un dramma che non scivola mai nel patetico, nell’ipermelodramma, mettendo a nudo le dinamiche esistenziali di un uomo di mezza età, di un matrimonio funestato da una malattia, di una storia d’amore improbabile. In concorso avrebbe fatto un figurone. [e.a.]

10.21
In Venezia Classici è possibile imbattersi anche in opere dimenticate e quasi sconosciute a livello internazionale, come Kanojo dake ga shitteiru (Only She Knows il titolo inglese) di Osamu Takahashi, thriller poliziesco del 1960 che tenta di fondere la prassi hollywoodiana del genere con malie derivate dalla nuberu bagu. Un film teso, che annulla qualsiasi tempo morto o sequenza di raccordo – e anche per questo supera di poco l’ora di durata – e che, pur non rappresentando un punto di snodo nella produzione nipponica, mantiene anche oggi una notevole modernità, soprattutto nell’uso del montaggio e della macchina da presa. Un bel modo per iniziare la giornata. [r.m.]

 

Martedì 02 settembre

21.15
Opera prima in lungometraggio per il turco Kaan Mujdeci, Sivas passa in concorso dividendo la sala, e con buone ragioni. Si tratta infatti di un film corretto e niente più, che nulla aggiunge e nulla toglie agli ultimi vent’anni di storia del cinema mediorientale. Ben girato e con un bambino protagonista di contagiosa simpatia, Sivas racconta una sorta di fiaba aggiornata nei paesaggi dell’Anatolia, ma in qualche modo appartiene a una collaudata retorica transeuropea che ormai lambisce anche la vicina Turchia. [m.s.]

19.47
Presentato nella sezione Orizzonti Jayueui onduk (Hill of Freedom), il nuovo film del regista sudcoreano Hong Sangsoo. Un mediometraggio epistolare che assume la forma lieve e dolcissima di un cinema diaristico e privato, stretto intorno al racconto orale e sfocato dei sentimenti, capace di muoversi in punta di piedi e con la massima delicatezza tra dialoghi ben scritti oltre che gustosi e toccanti. Un’altra conferma della mano soffice e foderata di velluto dell’autore di In another country, in un’ode al passato come scrigno di emozioni nascoste ma anche all’importanza del tempo come vincolo innegabile per la corretta percezione dei sentimenti umani, al di fuori del quale nulla può esistere o essere tramandato. [d.e.s.]

14.13
Una giornata italiana, il 26 ottobre 2013, raccontata da frammenti audiovisivi inviati dalla gente comune. Questa l’idea dell’esperimento di Gabriele Salvatores, che ha ricevuto circa 44.000 filmati da visionare e selezionare, e rimontare secondo una propria idea di regia. Il risultato è qualcosa di indefinibile, che supera i confini tra fiction e documentario, ma domina un’idea di film-mondo che scimmiotta malamente l’ultimo Malick, anche nell’interazione immagine-montaggio-musica. Domina un ottimismo pubblicitario. Uno spot per la vita, banale e artefatto, in cui trovi tutto quello che ti aspetteresti. [m.s.]

14.05
Leone d’Oro 2014? The Innocents di Jack Clayton. Per la sezione Venezia Restauri si è visto in Laguna il capolavoro di Clayton tratto dal racconto Il giro di vite di Henry James. Incredibile che nel 1961 si potesse realizzare un film tanto intelligente su inconscio, paure e inafferrabilità del vero. Morboso, inquietante, capace di evocare cupe profondità della psiche raramente sfiorate dal cinema attuale. Con una grandissima Deborah Kerr e la straordinaria fotografia di Freddie Francis. [m.s.]

14.02
Peter Bogdanovich e i suoi fantasmi. L’autore da riscoprire di questa edizione veneziana è lui, che dopo anni di oblio ha presentato fuori concorso il suo ultimo film, She’s Funny That Way, una delle cose migliori viste al Lido finora, una commedia slapstick dai ritmi indiavolati che rievoca la rilettura sui generi realizzata dallo stesso Bogdanovich negli anni Settanta. A rinforzare la sua riscoperta, ecco anche One Day Since Yesterday, documentario di Bill Teck che si sofferma soprattutto sulla seconda parte della carriera di Bogdanovich, quella meno conosciuta, più tortuosa e tormentata. Buona parte del film è infatti dedicata alla realizzazione di E tutti risero, opera tormentatissima il cui montaggio fu interrotto dalla tragica uccisione di Dorothy Stratten, compagna di Bogdanovich assassinata dall’ex-marito. Da lì, una parabola dolorosa e una filmografia sempre più scarna, fino alla riemersione degli ultimi anni. Fatto per lo più di interviste, se non altro il documentario stimola la riscoperta di tutta una serie di film, realizzati tra gli anni ’80 e 2000, pressoché irreperibili, ma di fondamentale importanza per una valutazione complessiva dell’autore. [m.s.]

13.30
A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence è la conferma dell’umorismo nero, sardonico di Roy Andersson. Bozzetti tra il surreale e l’iperreale che divertono e aprono squarci di umanesimo dolente. Non rappresenta certo la summa del suo cinema, e non tutti i quadri di cui si compone il film raggiungono con la stessa precisione il bersaglio, ma si tratta comunque di una visione rinfrancante. Con almeno una scena di culto, quella nella taverna di Lotta la Zoppa. [r.m.]

12.15
Non c’è niente da fare: qualsiasi evento, se in mano a Lars von Trier, ha molte probabilità di trasformarsi in qualcosa di mediaticamente accattivante, fuori dagli schemi, in bilico tra genialità del marketing e insana cialtroneria. E’ così anche per la conferenza stampa che il regista danese avrebbe dovuto tenere ieri pomeriggio a Venezia per la presentazione delle versioni integrali del vol. I e II del suo Nymphomaniac. E invece, alla fine della fiera, a interloquire con la stampa c’era solo il buon Stellan Skarsgård, visto che anche Charlotte Gainsbourg ha disertato adducendo la motivazione che la sua interpretazione nel film parla a sufficienza anche per lei. La macchina autopromozionale di von Trier, insomma, è sempre in moto: in questo caso la trovata stava nel fatto che Lars era collegato con la sala stampa del Palazzo del Cinema attraverso un pc portatile poggiato sul bancone dei partecipanti e nel corso della conferenza Skarsgård avrebbe potuto contattarlo con tre “telefonate a casa”, nel momento in cui le domande poste dai presenti l’avessero richiesto. Le risposte, ovviamente, si sono rivelate telegrafiche e infastidite: a una domanda von Trier ha risposto di non aver imparato nulla sulla sessualità dal film perché sapeva già tutto delle donne e in un’altra ha confermato l’ipotesi secondo cui Joe e Seligman rappresenterebbero due lati complementari del suo carattere. In chiusura, l’annuncio a sorpresa della sua produttrice Louise Vesth: “Il prossimo progetto di Lars è una serie tv in inglese, ma non posso dire di più. Vuole un cast stellare e sarà qualcosa che non avete ancora visto e non vedrete più neanche dopo, questa è una promessa e va mantenuta”. L’attesa naturalmente è già alle stelle… [d.e.s.]

11.30
Mattinata invece nuovamente dedicata al cinema italiano, con la proiezione di I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, selezionato alla Giornate degli Autori. Il regista di Gli equilibristi conferma qualità e limiti del suo cinema, tutto teso a disvelare le contraddizioni di piccoli nuclei alto-borghesi ma spesso balbettante in certe soluzioni narrative. Anche questa volta, con uno spunto purtroppo troppo simile a Il capitale umano di Virzì, De Matteo cade a tratti in alcuni ingenuità finendo per farsi sfuggire di mano il disegno complessivo del film, la sua parabola morale. [a.a.]

11.03
Ieri sera, prima di correre a vedere il magnifico nuovo film di Tsukamoto, c’è stato spazio per assistere al cortometraggio di Manoel de Oliveira, O Velho do Restelo, in una sala Perla purtroppo semivuota (il film di de Oliveira era accorpato a La zuppa del demonio di Davide Ferrario), ma animata dal calore di un piccolo gruppetto di spettatori che da sempre ama il cinema del grande maestro portoghese (e, tra questi, ci siamo anche noi). O Velho do Restelo è una sfilata di spettri dal sapore tardo-borgesiano, in cui esponenti della letteratura iberica (spagnola e portoghese) riflettono sulla propria cultura in comune e sulla sua fine, così come sulla vanità del tutto. A fare da leit motiv – oltre a frammenti di alcuni film dello stesso De Oliveira – le immagini del Don Chisciotte di Grigori Kozintsev (1957) e, in particolare, quella del cavaliere della Mancia che, dopo aver attaccato i mulini a vento, rimane appeso a una pala e ruota senza fine nel vuoto. Un ennesimo piccolo gioiello da parte di de Oliveira, ma soprattutto un’ennesima sorpresa e spiazzamento per un regista che, alla sua veneranda età, continua instancabilmente a cercare strade nuove e, in questo caso, finisce non troppo curiosamente per accostarsi ai giochi di montaggio di Jean-Luc Godard, in cui si rievocano e si dissolvono Cinema e Storia. [a.a.]

10.47
Ieri gli aggiornamenti, per una concatenazione di eventi, si sono interrotti nel tardo pomeriggio (una delle cause è stata la puntata alla festa organizzata in una biblioteca in zona Ca’ Bianca dalla produzione di Dancing with Maria, con ottimo vino, ottimo cibo e ottima compagnia). Riprendiamo dunque le fila del discorso… A parte l’Hong Sang-soo di Hill of Freedom e il corto O Velho do Restelo del sempre più essenziale Manoel de Oliveira, di cui parleremo più tardi, la serata è stata monopolizzata da Nobi (Fires on the Plain), nuova avventura cinematografica di Shinya Tsukamoto. Tratto dal romanzo autobiografico di Shōhei Ōoka che nel 1959 ispirò il celeberrimo Fuochi nella pianura di Kon Ichikawa, Nobi è un’immersione totale nella barbarie della guerra, viaggio agli inferi che non ha confini, non ha struttura, non ha speranza. Un’esperienza visiva di una potenza cinematografica difficile da contenere, ennesima dimostrazione del genio di Tsukamoto. Il principale candidato al Leone d’Oro, per quel che ci riguarda, ma con una giuria come quella allestita quest’anno sarà difficile che ciò che possa verificarsi. [r.m.]

 

Lunedì 01 settembre

17.15
Budget risicato e tante idee, spesso davvero buone. È il cinema di Benoît Delépine e Gustave Kervern (Louise-Michel, Mammuth, Le grand soir), qui a Venezia con Near Death Experience, pellicola perfettamente a proprio agio in una sezione come Orizzonti. O come Orizzonti dovrebbe essere. Felice l’intuizione di affidare il ruolo di Paul a Michel Houellebecq. I bellissimi titoli di testa hanno profetizzato il diluvio lidense. [e.a.]

15.50
In sala stampa, mentre il popolo degli accreditati imperla di sudore la fronte (?) per portare a termine gli articoli da spedire in redazione, irrompono da chissà dove le note della sigla di Ufo Robot, seguite da quelle di Capitan Harlock. Gioia e gaudio, e un plauso silente al sovvertitore dell’ordine… [r.m.]

14.30
Prosegue l’indagine di Amos Gitai sui concetti di casa, identità e appartenenza. Questa volta, con Tsili, presentato oggi fuori concorso al festival, l’autore israeliano ci introduce nel nido – reale, non solo metaforico – che una giovane ragazza sfuggita alla deportazione nei campi di concentrmento si è edificata nella foresta. L’arrivo di un altro fuggitivo, provocherà in lei uno sdoppiamento: da ospitante si ritroverà a incarnare anche il ruolo di ospite. Nuovo capitolo di una filmografia estremamente coerente con sé stessa, Tsili è una metafora dura e ammaliante non tanto dell’Olocausto quanto della nascita di Israele. Tra i produttori, anche la nostrana Citrullo International, mentre a distribuire il film nelle sale italiane sarà Microcinema. [d.p.]

12.40
La stampa ha accolto in mattinata con applausi “istituzionali” il nuovo film di Mario Martone, Il giovane favoloso, in concorso a Venezia 71. Come dire, applausi doverosi e rispettosi ma non sentiti e appassionati, rispecchiando forse gli stessi limiti del film. Martone infatti nel raccontare Leopardi non ha osato, non ha cercato di scardinare fino in fondo il discorso, come invece aveva fatto nel mettere in scena il Risorgimento in Noi credevamo e ha preferito piuttosto, a parte alcuni lampi, aderire al Leopardi più noto, istituzionale per l’appunto, quello del pessimismo cosmico. Un approccio in certo modo scolastico, sia pure tempestato da non pochi momenti visionari e devianti. Eppure, è proprio il nocciolo del discorso a sembrare “fermo”, “immobile” e non dialettico, come accade in fin dei conti in qualsiasi biopic che voglia limitarsi ad essere corretto. Inoltre, per chi aveva saputo raccontare con tanta veemenza e amaro senso di ribellione il nostro Risorgimento, stupisce che venga solamente accennato il risvolto del Leopardi civile e, per certi aspetti, già risorgimentale. Per chiudere queste prime note a caldo, una breve riflessione la meritano anche gli attori: perfetti Massimo Popolizio (nei panni del padre di Leopardi) e Valerio Binasco (in quelli di Pietro Giordani, anche se purtroppo la sua parte è troppo breve); Riondino fa il suo interpretando l’amico Ranieri, ma è proprio Elio Germano l’elemento più debole del cast: il suo Leopardi è discontinuo, raramente credibile, spesso troppo macchiettistico. [a.a.]

12.20
Presentato oggi al Lido Dancing With Maria, esordio nel lungometraggio del goriziano Ivan Gergolet e unico italiano (è una co-produzione Italia/Argentina) in competizione alla 29. Settimana della Critica. Ritratto composito e accorato della danzatrice e coreografa argentina Maria Fux, oggi ultranovantenne, il documentario di Gergolet è un affondo nel suo universo creativo fatto, oggi come in passato, di una continua ricerca su sé stessa e sui propri limiti. Attraverso le esperienze della Fux e di alcuni suoi allievi – tra cui una danzatrice triestina, una coppia di ragazzi down e una donna affetta da Poliomelite – emerge infatti con chiarezza e senza sbavature agiografiche né facili sensazionalismi, quanto sia inclusivo e aperto l’universo della danza contemporanea, e poco importa se questa sia o meno tra gli interessi principali di chi lo guarda: Dancing With Maria, infatti, è soprattutto il resoconto di una serie di esperienze umane. [d.p.]

 

Domenica 31 agosto

00.03
La qualità televisiva HBO passa fuori concorso a Venezia 71. Dall’omonimo romanzo di Elizabeth Strout, Lisa Chodolenko ha tratto Olive Kitteridge, una miniserie in quattro puntate che è stata presentata in un’unica soluzione in Laguna. Della qualità e originalità delle creazioni HBO si è già detto molto negli ultimi anni. Anche in questo caso il cast è superlativo, con una grande Frances McDormand nel ruolo principale supportata da Richard Jenkins e Bill Murray. Quattro momenti salienti nella vita di una donna aspra e severa; una costruzione narrativa originale anche nelle sue conclusioni, lontane dalle tipiche consolazioni televisive. Non c’è redenzione per nessuno, i conti nella vita non tornano mai e la comprensione reciproca è impossibile. Va detto comunque che le premesse dei primi due capitoli non sono del tutto rispettate nella seconda parte, un po’ più convenzionale. [m.s.]

19.44
Straordinario recupero, invece, sempre ieri in Venezia classici: L’udienza di Marco Ferreri (1972), grandioso film anarchico che, prendendo spunto dalla scusa di un’udienza papale continuamente rimandata, mette in discussione la radice stessa dell’ordine costituito italico, vale a dire l’abbraccio mortifero e annichilente tra la Chiesa e lo Stato, qui rappresentato da polizia e forze armate. Un film post-sessantottino, radicale, inventivo, stordente, ipnotico, praticamente dimenticato e che si regge sui magnifici corpi attorial/simbolici di Enzo Jannacci (il protagonista – l’ingenuo, l’idiota – che chiede vanamente udienza), Ugo Tognazzi (il rappresentante della polizia), Claudia Cardinale (la donna, la puttana santa), Vittorio Gassman (il trait d’union tra Chiesa e forze militari) e Michel Piccoli (rappresentante del clero più o meno riformista). Proprio quest’ultimo ha presentato la proiezione con una strabordante e slabbrata performance, surreale e balbettante, da vecchio straordinario guitto che, anche di fronte a perdite di memoria, mantiene salva la straordinaria ereticità e “oscenità” del suo corpo giullaresco. [a.a.]

19.20
Non convince appieno Villa Touma, nuovo film presentato già ieri in concorso alla Settimana della Critica. Diretta dalla palestinese Suha Arraf, la sua opera d’esordio mette in scena l’esistenza monastica di tre sorelle che si ritrovano in casa una nipote cui vorrebbero imporre rigide regole e assoluto divieto di frequentare uomini. Questa famiglia araba di religione cattolica è ormai priva di figure maschili di riferimento e vive a Ramallah, circondata dalle colonie israeliane, e chiusa in un nostalgico rimpianto del passato. Estremamente simbolico, Villa Touma verifica l’impossibilità di una civile convivenza in quella che un tempo era la Terra Promessa e ora è diventata un luogo di perdizione e segregazione. Una parabola questa che però appare chiara sin dai primi minuti del film e che riserva troppe poche sorprese. Da vedere, comunque, anche perché la questione israelo-palestinese viene affrontata da una prospettiva inusuale. [a.a.]

19.03
Larry Clark, come sempre, genera nelle sinapsi dei suoi spettatori le reazioni più disparate: non è da meno The Smell of Us, presentato nelle Giornate degli Autori senza l’autore, rimasto a New York per problemi personali. In pratica una sorta di Kids parigino, che ripercorre l’intera carriera di Clark per quel che riguarda la messa in scena del corpo adolescente. Voyeurismo gratuito o spudorato coraggio? Il dubbio regna sovrano, e probabilmente la “verità” è da ricercare nel mezzo… [r.m.]

14.03
Una madre ossessionata dal veganesimo, un padre succube e preoccupato, un neonato che non cresce come dovrebbe. Hungry Hearts di Saverio Costanzo è il gemello eterizigoto del precedente La solitudine dei numeri primi: Costanzo prende un romanzo e lo trasforma in un thriller ironico, giocando sui cliché del genere quanto su quelli dell’indie-movie e regalando una delle sorprese più piacevoli della Mostra. [r.m.]

12.10
Qualche recupero e una domanda. Ami Canaan Mann, figlia d’arte e già a Venezia col dimenticabilissimo Le paludi della morte, cambia registro e compie un timido passo in avanti con Jackie & Ryan, pellicola che perderebbe la sfida con la serie tv Everwood e che resta in piedi grazie alla deliziosa Katherine Heigl e al faccino bello e alla voce calda di Ben Barnes. Un film tanto grazioso quanto inutile. Altra musica con Boxtrolls di Graham Annable e Anthony Stacchi, tratto da Arrivano i mostri! di Alan Snow: ammirevole animazione a passo uno, una sagace colonna sonora, una favola che scorre allegramente e un post-finale memorabile e a suo modo commovente. Ancora una volta, mille e mille grazie alla Laika (La sposa cadavere, Coraline e ParaNorman). Infine, la domanda: perché The Cut di Fatih Akın? Perché? Tornando alle serie televisive, sembrava di essere in una puntata sadicamente dilatata de Il ritorno di Sandokan. Che amarezza… [e.a.]

11.14
Belluscone, una storia siciliana è il ritorno al cinema (in solitaria) di Franco Maresco. Un’opera divertente e amara: divertente perché in grado, come ogni film di Maresco, di ribaltare il senso del reale e innervarlo di ipotesi nuove e surreali. Amara perché residuo ultimo un cinema ghettizzato, solo, senza appoggi e aiuti, e quindi forse destinato a sparire. Una delle visioni indispensabili della Mostra, in ogni caso… [r.m.]

11.13
Ich Seh Ich Seh (Goodnight Mommy), diretto da Veronica Franz e Severin Fiala e prodotto da Ulrich Seidl, che della prima è anche il marito, è un thriller familiare spiazzante e rivoltante, che degenera di gran carriera nell’horror puro e semplice e arriva a toccare punte davvero insane e truculente che in questo festival non si erano ancora viste. L’aspetto più interessante del film è il totale spiazzamento operato ai danni dello spettatore: a una prima parte gelida e ansiogena, in cui molte inquadrature producono un ricercato senso di disagio, ne segue una seconda molto più malata e ricca di perversioni, che radicalizza quanto di pauroso visto fino a quel momento e lo tramuta in una carneficina priva di geometria e guidata da mente infantile. Scorretto, manipolatorio, privo di catarsi: Veronika Franz gira come il marito, questo è chiaro, e nell’ultima beffarda inquadratura, che chiude un finale pirotecnico, lo omaggia anche… [d.e.s.]

10.50
Segreti bugie e rimpianti di un gruppo cubani, amici di vecchia data, che si ritrovano, varcata la soglia della mezza età, su una terrazza de L’Avana. Racconta questo e poco di più Retour à Itaque (Ritorno a L’Avana), nuovo film di Laurent Cantet, presentato stamane al Lido alle Giornate degli Autori. Tutto ambientato in un unico luogo e nel corso di un pomeriggio e una notte, il film di Cantet mira a ritrarre quella che probabilmente è l’ultima generazione di cubani ad aver creduto nella rivoluzione; ma non sempre il privato dei personaggi riesce ad assumere un portato metaforico, né universale e le chiacchiere tra amici restano tali, seppur tenere e sincere. [d.p.]

 

Sabato 30 agosto

00.30
Un western ambientato durante la guerra di Algeria, stilisticamente elaborato, ricco di bei paesaggi in controluce, con protagonista Viggo Mortensen e, ciliegina sulla torta, le musiche firmate da Nick Cave e Warren Ellis. Stiamo parlando di Loin des hommes di David Oelhoffen, in concorso al Festival, dove Mortensen incarna un insegnante che si vede costretto a scortare un prigioniero per consegnarlo alle autorità francesi. Tratto da un racconto di Camus, il film lascia molto sullo sfondo la questione del conflitto franco-algerino e non riesce nemmeno a proporre un ritratto compiuto dei suoi due personaggi. Evidentemente quel che gli interessava era solo consegnarci una serie di belle immagini del deserto algerino. [d.p.]

19.42
Tra le proiezioni dei film prodotti all’interno del progetto Biennale College oggi è stato possibile fare la conoscenza di H., rilettura del mito di Elena e della caduta di Troia diretto da Rania Attieh e Daniel Garcia. Operazione decisamente interessante, nonostante qualche dubbio sulla struttura, per un’opera sospesa che non fa mai del bizzarro un’arma puramente estetica ma scava invece in profondità alla ricerca del senso stesso dell’esistenza. Incoraggiante… [r.m.]

13.55
Brutto tonfo per il cinema francese in concorso a Venezia. 3 Coeurs di Benoit Jacquot è arricchito da un prestigioso quartetto d’attori (Charlotte Gainsbourg, Benoit Poelvoorde, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve) e tenta di vivificare una classica situazione di triangolo amoroso che si dispiega su più anni. La confezione è banale e senza guizzi, appesantita da una colonna sonora enfatica e svilita da una sceneggiatura che non rischia mai nulla. Alla resa dei conti non convincono nemmeno gli attori: la Gainsbourg si risparmia e va in automatico, gli altri sono solo professionali e niente più. E lo scioglimento finale rovina verso il ridicolo involontario. Anche il cinema francese ha una propria industria stanca e ripetitiva, e inficiata a sua volta dal product placement (qui la fanno da padroni Lavazza e Mac). [m.s.]

13.30
Meditazioni senili, tra rimpianti, vecchi rancori e qualche lacerto d’amore ancora da direzionare galvanizzano Al Pacino in Mangelhorn di David Gordon Green, in concorso al festival. Giocato su tempi dilatati, dialoghi oziosi talvolta animati da guizzi di spiazzante originalità, il film di Green offre a Pacino la possibilità di cimentarsi con toni a lui desueti e dare vita ad un personaggio irrequieto quanto inafferrabile. Non tutte le trovate visive appaiono sincere, né funziona il personaggio sopra le righe di un pappone di provincia incarnato da Harmony Korine, eppure, a tratti si respira, come usuale nei film dell’autore, l’autentica aria stantia e densa del Texas, luogo-non luogo di un’inarrestabile ricerca del tempo perduto. [d.p.]

12.15
Buone notizie dalla SIC. L’esordio del francese Stéphane Demoustier, Terre battue, non si limita a un copia e incolla della poetica dei Dardenne (che co-producono con la loro Les Films Du Fleuve), ma riesce a tratteggiare in maniera convincente ed emotivamente coinvolgente la crisi morale (ed economica) che attanaglia la nostra società. Prima proiezione per il pubblico e tutti gli accreditati in Sala Perla alle 14. Vedete di esserci. [e.a.]

11.28
Arriva il primo sabato della Mostra e inevitabilmente si traccia un bilancio parziale delle giornate appena trascorse. Dal concorso fino a questo momento è difficile estrarre opere in grado di concorrere, con merito, al palmarès: se si esclude l’eccelso Joshua Oppenheimer di The Look of Silence, il resto dei titoli in corsa per il Leone d’Oro ristagna nel mare magnum della medietà assoluta. Risplende invece, nel fuori concorso, She’s Funny That Way di Peter Bogdanovich, che avrebbe meritato di essere inserito nella competizione, magari a scapito del tronfio Birdman di Alejandro González Iñárritu, immeritata apertura. Le visioni più confortanti sono dunque arrivate dai documentari di Venezia Classici e dai primi titoli della Settimana Internazionale della Critica, in particolare Melbourne di Nima Javidi. [r.m.]

 

Venerdì 29 agosto

03.00
Da tempo immemore si auspica che il nostro cinema inizi seriamente ad esplorare altri generi che non siano la commedia, ma non sempre quando questo avviene i risultati sono poi quelli sperati. Mix tra affresco sociale proletario e thriller di ambientazione malavitosa, Senza nessuna pietà, opera prima del talentuoso attore Michele Alhaique soffre di uno script sfilacciato e imperfetto e non affronta mai seriamente le dinamiche “di genere”. L’innesco è qui il legame tra Mimmo (Pierfrancesco Favino) manovale che arrotonda facendo il recupero crediti per lo zio malavitoso e la giovane escort Tanya (Greta Scarano). Quando Mimmo sottrae la ragazza dalle grinfie del sadico cugino, il dramma e la tensione dovrebbero esplodere e invece ha inizio una lunga stasi, tra azioni immotivate e lunghe soste in una villetta di Ostia. Peccato, perché Senza nessuna pietà poteva essere un buon polar alla francese con ambientazione ostiense, ma Alhaique ha poca propensione per le scene action ed è tutto preso dai suoi attori, dai loro volti e dai loro tiepidi e inespressi sentimenti. [d.p.]

00.30
Barry Levinson, Al Pacino, Greta Gerwig e l’adattamento di un romanzo di Philip Roth, gli ingredienti sulla carta c’erano tutti per creare una miscela quantomeno interessante. Ma qualcosa non ha funzionato nell’ideazione di The Humbling (L’umiliazione) adattamento dell’omonimo romanzo di Roth che vede Pacino nei panni di un attore in decadenza che prova a conquistarsi una seconda giovinezza grazie all’amore per una giovane donna (incarnata dalla Gerwig). Ma dopo qualche considerazione sulla vecchiaia e un pizzico di decadentismo, tutto il cinismo che caratterizza solitamente i personaggi del grande scrittore statunitense viene meno e The Humbling si trasforma in una commedia con punte slapstick inattese e fuori luogo, accompagnate dall’usuale prova d’attore di un sempre più istrionico (ma nulla di più) Al Pacino. [d.p.]

20.30
Nel pomeriggio la Darsena ha accolto la proiezione ufficiale di Takva su Pravila (These Are the Rules il titolo internazionale), dramma familiare croato diretto da Ognjen Svilicic. Un’opera breve, interessante ma fin troppo esasperata nella ricerca di un naturalismo e di un minimalismo che finisce quasi per cozzare con ciò che viene messo in scena. Un racconto fluido ma poco appassionante, per un film che si rivela come una mezza delusione rispetto alle aspettative. [r.m.]

18.00
Torna il cinema indie dei fratelli newyorkesi Ben e Joshua Safdie, che hanno presentato oggi al Lido Heaven Knows What in concorso a Orizzonti. Pedinamento quasi ossessivo di Harley, una tossicodipendente che deve destreggiarsi tra gli espedienti quotidiani per rimediare una dose e l’amour fou per il tenebroso fidanzato Ilya, Heaven Knows What si destreggia abilmente tra realismo da “presa diretta” e una rielaborazione estetica (interessante l’utilizzo della musiche) mai invasiva. Il film è d’altronde tratto dal libro autobiografico di Arielle Holmes che nel film incarna proprio la protagonista e i due fratelli sembrano perfettamente consapevoli di maneggiare un materiale estremamente fragile. Non si riesce a sopprimere un senso di “già visto” (pensiamo a tanti film sull’eroina, da Panico a Needle Park a Drugstore Cowboy), ma ciò non toglie che Heaven Knows What riesca comunque a centrare il suo obiettivo, ovvero catturare l’attenzione dello spettatore e fornirgli simultaneamente un bel pugno nello stomaco. [d.p.]

15.00
Torniamo alla serata di ieri, alla visione come sempre interessante/disturbante del cinema di Ulrich Seidl, questa volta alle prese col documentario In The Basement (Im Keller) e con le passioni/ossessioni degli austriaci. Seidl esplora gli scantinati dei suoi conterranei, mettendo in scena il consueto impietoso bestiario: quadri fissi che scrutano e inchiodano un tenore mancato, una masochista attivista, una coppietta sado-maso, un nazi-beone e via discorrendo. Sex toys di varie dimensioni, ritratti di Hitler, inquietanti bambolotti, poligoni alla bell’e meglio, arredamenti tirolesi, giovani batteristi… E un confine sempre più labile tra documentario e finzione. [e.a.]

14.33
Primo italiano a scendere in concorso a Venezia, Francesco Munzi ha sorpreso un po’ tutti con Anime nere, un convincente film di genere su ‘ndrangheta, faide e vincoli familiari. Ispirato al romanzo omonimo di Gioacchino Criaco, Munzi si fa forte di una potente sceneggiatura, radicata in un senso d’ineluttabile tragedia e fondata su un’originale concezione di coralità. Una tragedia che si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo progressivamente un numero sempre più ampio di personaggi in un groviglio cupo e claustrofobico. Serrato e avvincente, tutto recitato in dialetto calabrese, il film solleva qualche dubbio di regia, e lo scioglimento finale farà molto discutere. Ma per il cinema italiano in concorso è un buon inizio. [m.s.]

14.29
Al Lido si aggira anche la gobba trapassata di Giulio Andreotti, protagonista del nuovo lavoro documentario di Tatti Sanguineti, Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino, presentato in Venezia Classici: un viaggio non solo nella mente del politico democristiano e nel suo rapporto con la censura, ma anche e soprattutto un’analisi accorata e nostalgica dell’Italia del dopoguerra. Divertente, appassionante, denso di dettagli storici che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati troppo in fretta. [r.m.]

13.50
Applausi convinti e festosi hanno accolto quest’oggi un grande e atteso ritorno sul grande schermo, quello di Peter Bogdanovich con She’s Funny That Way. Tenero, spassoso e accorato omaggio a quelli che l’autore riconosce come indiscussi maestri della commedia (Ernst Lubitsch, ma anche Blake Edwards) She’s Funny That Way è una farsa travolgente, fatta di un susseguirsi di scambi di persona, qui pro quo e dialoghi brillanti in perfetto stile screwball. Ma soprattutto, da grande cinefilo qual è, Bogdanovich mira a celebrare ciò che più ama: il cinema e della sua magia, alla quale noi non possiamo resistere. [d.p.]

11.03
Cominciamo la giornata con un aggiornamento dalla serata di ieri, in cui – tra le altre cose – è stato proiettato il primo film del concorso della Settimana della Critica: The Coffin in the Mountain, diretto dal regista cinese Xin Yukun. La bara del titolo è una sorta di mcguffin usato per squadernare e far venire alla luce i segreti e le vigliaccherie di una piccola comunità paesana; un film che – al netto di alcune ingenuità registiche e di racconto – cresce alla distanza, quando cioè non si cura più di essere realistico e consequenziale ed entra appieno nel terreno della black comedy grottesca. [a.a.]

 

Giovedì 28 agosto

00.08
Teso come un thriller, ponderoso come un documentario d’inchiesta, potente come un dramma classico americano: è 99 Homes di Ramin Bahrani, presentato in concorso al festival. Il regista di origini iraniane affronta con rigore documentario l’universo degli agenti immobiliari nel tempo della crisi dei mutui e degli sfratti forzati, una vera e propria wilderness dove l’unica legge valida è quella del profitto. Sorprendente la performance del giovane spiderman Andrew Garfield, potente come al solito quella di un diabolico Michael Shannon.[d.p.]

19.15
Nel pomeriggio, in Sala Pasinetti, è stato presentato il fluviale Mise en scène with Arthur Penn (a Conversation), intervista/chiacchierata con il grande cineasta statunitense firmata da Amir Naderi. Tre ore e mezza di camera fissa sul volto di un Penn ottantatreenne, per discutere di cinema ma prima ancora di vita, di filosofia, di indole e coerenza intellettuale. Un viaggio nell’America del dopoguerra filtrato attraverso lo sguardo di uno dei nomi imprescindibili dell’industria statunitense, e corredato dall’insaziabile curiosità (cinefila e umanista) di Amir Naderi. Splendido. [r.m.]

14.27
L’altro film in concorso della mattinata, dopo La rançon de la gloire di Xavier Beauvois, è Tales della regista iraniana Rakhshan Banietemad, un low-budget che, al solito (e giustamente) riflette sulle difficili, se non proibitive, condizioni di vita nell’Iran contemporaneo, i cui cittadini sono stretti tra il regime e la crisi economica. Un film corale fatto, per l’appunto, di storie che puntano a creare un ritratto complessivo della vita del paese, Tales rischia ovviamente l’effetto didascalismo (e/o la presunzione del film a tesi e di denuncia), ma riesce a evitarlo grazie alla mano precisa e delicata della regista nel descrivere con grande umanità le debolezze dei suoi personaggi. Da considerare che, per una serie di problemi con la commissione censura del proprio paese, Tales è il risultato della combinazione di diversi cortometraggi girati da Banietemad nel corso degli ultimi otto anni; ma, va detto, il risultato non ne risente e, anzi, se possibile, questa costrizione deve aver giovato all’apparente alea del racconto e alla sua natura ontologicamente digressiva. [a.a.]

14.16
Il fantasma di Charlie Chaplin che aleggia in Laguna, in senso proprio e figurato. Xavier Beauvois, in concorso con La rançon de la gloire, si è infatti appropriato di una vicenda dimenticata, il trafugamento del cadavere di Chaplin poco dopo la sua morte nel 1977, per trasformarla in un’occasione di omaggio al cinema di Charlot. Operazione gradevole, divertente, classicheggiante, che tradisce la fedeltà agli eventi reali (le cose andarono un po’ diversamente, e i due veri protagonisti non erano così simpatici) per sposare la “poesia dei reietti” e il garbato sentimentalismo del cinema di Chaplin. Il film sconta però un commento musicale di Michel Legrand eccessivo e fuori luogo, e uno dei due primattori, il noto Benoit Poelvoorde, eccede in gigionerie e mielosità. Da Beauvois, per la prima volta alle prese con la commedia, potevamo aspettarci qualcosa di più. [m.s.]

14.02
Grande melodramma popolare pan-cinese presentato ieri fuori concorso. Dearest di Peter Chan mette in scena un preciso problema sociale, quello della tratta di bambini. Il rischio dunque di cadere nel patetico d’accatto era molto forte. Ma Peter Chan, con coraggio e spregiudicatezza, si lancia a capofitto nel dramma spinto e radicale, giocando continuamente tra grottesco e sublime e costruendo una serie di personaggi convincenti, allo stesso tempo colpevoli e tragicamente vittime. Peccato che in una sala Darsena mezza vuota, tra accreditati assonnati, il film sia stato accolto sui titoli di coda da un silenzio assordante e imbarazzato. Questo perché, probabilmente, in molti hanno perso il gusto, masochista e catartico, di “farsi un pianto”. [a.a.]

11.10
Presentato invece questa mattina in Sala Casinò, From Caligari to Hitler di Rüdiger Suchsland si dimostra un documentario lineare, non particolarmente personale ma in grado di descrivere con precisione, intelligenza e profondità il cinema spesso dimenticato della Repubblica di Weimar. E poi esiste un modo migliore per iniziare la giornata se non passare un paio d’ore in compagnia di Murnau, Lang, Pabst, Lubitsch, Siodmak, Louise Brooks? [r.m]

11.07
Ancora una volta proponiamo un breve passo indietro nel tempo, per quanto si tratti di un ricordo poco esaltante: ieri si è infatti svolta la proiezione ufficiale di One on One, nuovo parto creativo di Kim Ki-duk ospitato nelle Giornate degli Autori. Difficile non cogliere, nella storia di violenze reiterate e crisi di identità politica, lo stato di decadenza del cinema di Kim, oramai del tutto scollegato da una realtà che riesce a comprendere e scalfire solo in modo superficiale. Ambiguità, una regia poco illuminata e una sceneggiatura fin troppo prolissa fanno di One on One una delle delusioni (annunciate) di questa Mostra… [r.m.]

09.40
Dopo la proiezione per la stampa di ieri sera, si apre oggi per il pubblico la Settimana della Critica (Sala Perla, ore 14.00). Il primo passo è bello lungo e convincente: l’iraniano Melbourne, opera prima di Nima Javidi in perfetto equilibrio tra dramma e thriller. Due ottimi interpreti (Payman Maadi e Negar Javaherian) e una serie di spiazzanti interrogativi morali. E il sogno di una nuova e felice vita a portata di mano, praticamente già impacchettato… [e.a.]

03.10
Torna l’ironia rarefatta e grottesca di Quentin Dupieux con Reality presentato nella sezione Orizzonti. Il regista genialoide di Rubber e Wrong si cimenta questa volta con una serie di incastri tra realtà possibili o immaginate amplificate da un caleidoscopio di sogni dentro ai sogni e film dentro ai film. Le trovate brillanti non mancano così come lo spirito dissacrante nei confronti dell’industria e dell’arte cinematografica tout court, ma i tempi rallentati e le reiterazioni quasi ossessive della comicità demenziale di Dupieux non riescono sempre a lasciare il segno. [d.p.]

 

Mercoledì 27 agosto

01.10
Dopo 5 anni Renato De Maria ritorna al cinema con la trasposizione del romanzo autobiografico di Aldo Nove La vita oscena. Come già in altre sue opere precedenti (la più nota e acclamata, Paz!, ispirata ai fumetti di Andrea Pazienza), De Maria si riconferma uno dei pochi autori irregolari, squilibrati, fieramente antipatici del cinema italiano attuale. Un po’ come per l’autore letterario da cui il film proviene, ne La vita oscena è più importante il come-si-racconta piuttosto del cosa-si-racconta. Qualche facile banalità da maledettismo poetico-adolescenziale, diversi scivoloni, più di un momento francamente infelice, ma tutto miscelato in un magma audiovisivo che appare orgogliosamente poco “riuscito” e contagiosamente entusiasta. Al protagonista, il Clément Metayer che viene da Après mai di Olivier Assayas, presta la voce Fausto Paravidino, Presentato in Orizzonti. [m.s.]

00.10
La tragedia dell’Indonesia di Suharto, con lo sterminio di un milione di comunisti a cavallo degli anni Sessanta, torna nel nuovo film di Joshua Oppenheimer, The Look of Silence, in corsa per il leone d’oro. Un documento potente, a tratti insostenibile, di fronte al quale si rimane muti, incapaci di trovare parole o ragionamenti a cui aggrapparsi. [r.m.]

19.10
Dramma al Lido! Wasp, il mostro della Mostra. Come in un horror di serie z, una creatura mostruosa ha aggredito selvaggiamente un’innocente fanciulla. Effetti truculenti, terrore e adrenalina. Una sorta di Sharknado, ma con le vespe. Una vespa, a dire la verità. La tragica cronaca: intenta a preparare un’intervista, una talentuosa e piacente giornalista (che, per serbare l’anonimato, chiameremo Daria P.) è stata attaccata e punta da una vespa. Un’aggressione insensata, selvaggia. Fortunatamente non ripetuta. Daria è stata prontamente accompagnata alla farmacia più vicina: insomma, una corsa contro il tempo. Un nuovo ritrovato della medicina, dal fantascientifico nome Gentalyn (pensate il tutto in un 3D gonfiato in post-produzione), forse potrà salvarla. Forse… [e.a.]

18.38
In sala Perla, nel primo pomeriggio, è stato presentato Before I Disappear, esordio al lungometraggio per il regista, attore, sceneggiatore, montatore statunitense Shawn Christensen. Un’opera ambiziosa nella messa in scena più che nella narrazione (al contrario, piuttosto basica e confusionaria), che non riesce mai a dimostrarsi particolarmente matura, pur facendosi notare per alcune soluzioni visive tutt’altro che disprezzabili. Non troppa la carne al fuoco, comunque, nonostante la proiezione sia stata disturbata da un improvvido allarme antincendio… [r.m.]

15.03
La sezione Orizzonti apre i battenti calando l’asso autoriale di Mohsen Makhmalbaf, che ha presentato The President, sua ultima opera girata in Georgia tramite la compartecipazione produttiva di vari paesi europei. Un’opera stilisticamente apolide, in questo simile al destino del suo autore, che ha deciso da qualche anno di lasciare l’Iran. Una sorta di fiaba pacifista adulta sospesa nel tempo e nello spazio, ma ben salda nelle asprezze della realtà e in cerca di dolorose ambiguità esistenziali, che però troppo spesso si rifugia in scelte facili e didascaliche. [m.s.]

12.29
Torniamo un momento a ieri e alla preapertura, durante la quale è stata ospitata la versione restaurata in digitale di Maciste alpino, beffardo film bellico che tratta la prima guerra mondiale come un’opera buffa, prendendosi sì beffe del nemico ma allo stesso tempo orchestrando una commedia in piena regola. Divertente, moderno, del tutto fuori dai canoni cinematografici dell’epoca, Maciste alpino si segnala fin da adesso come una delle visioni imperdibili della Mostra… [r.m.]

11.40
Almeno sulla carta, Barbera e soci sono riusciti a replicare l’ottima apertura dell’edizione 2013, con star hollywoodiane e una stampa felice e contenta. Roba da copertina e da prima pagina. Alla prova della verità, sul grande schermo, Birdman di Alejandro González Iñárritu non si rivela all’altezza di Gravity (non era facile…), nonostante una prima ora frizzante e l’innegabile bravura del cast (Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Naomi Watts e via discorrendo). Lo script metacinematografico, pompato da una colonna sonora onnipresente e decisamente invadente, e i reiterati piani sequenza finiscono per appesantire una pellicola ambiziosa, prolissa, dispersiva, sempre sopra le righe. Bello rivedere Keaton in prima linea. [e.a.]

 

Martedì 26 agosto

16.28
La Mostra inizia ufficialmente domani, ma in questa giornata uggiosa la Sala Perla ospita già le prime proiezioni per la stampa, su cui vige l’oramai abituale embargo. In attesa di poter parlare dei film, segnaliamo l’aspetto esteriore della nuova sala Darsena, dal look decisamente più affascinante. Potere del prefabbricato… [r.m.]

Info
Il sito della Mostra del Cinema di Venezia 2014.
I film di Venezia 71.
Il sito della Settimana della Critica.
Il sito delle Giornate degli Autori.

 

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    Birdman RecensioneBirdman (o L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

    di Film di apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2014 e da oggi nelle sale, Birdman snocciola tutta la grandeur autoriale di Iñárritu, aggrappandosi alle performance sopra le righe di Michael Keaton, Edward Norton ed Emma Stone.
  • Venezia 2014

    The Postman’s White Nights

    di Končalovskij riesce a tratteggiare i confini di un mondo già in dissolvenza, ne fissa indelebilmente lo splendore e i lati oscuri. Presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.
  • Archivio

    Good Kill RecensioneGood Kill

    di Reduce dalla pessima fantascienza adolescenziale di The Host, Andrew Niccol sbarca alla Mostra del Cinema di Venezia con Good Kill, war movie contemporaneo e ultima pellicola del Concorso.
  • Venezia 2014

    In the Basement

    di Quadri fissi che scrutano e inchiodano un tenore mancato dal grilletto facile, una masochista attivista, una coppietta sado-maso, un nazi-beone... è il cinema come sempre interessante/disturbante di Ulrich Seidl, fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
  • Animazione

    BoxTrolls – Le scatole magiche

    di , Affidato alla cura di Graham Annable e Anthony Stacchi, BoxTrolls è l’ennesimo piccolo miracolo della Laika Entertainment, casa di produzione d’animazione a passo uno. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
  • Venezia 2014

    Jackie & Ryan

    di Ami Canaan Mann torna alla Mostra del Cinema di Venezia dopo Le paludi della morte (2011), cambia registro e di affida al fascino e alla voce di Ben Barnes e all'eleganza di Katherine Heigl.
  • Venezia 2014

    99 Homes Recensione99 Homes

    di Mescolando dramma sociale e documentario d'inchiesta con innesti tragici da romanzo vittoriano, Ramin Bahrani indaga a fondo su due temi portanti della cultura statunitense: la casa e il profitto. In concorso a Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    I nostri ragazzi RecensioneI nostri ragazzi

    di Alle Giornate degli autori, Ivano De Matteo porta un film imperfetto, volenteroso e discontinuo con cui mette in scena drammi e ipocrisie familiari.
  • In sala

    Il prezzo della gloria

    di Un po' a sorpresa Xavier Beauvois si presenta in concorso a Venezia con una commedia che rievoca un tragicomico episodio legato alla morte di Charlie Chaplin. Ricordo e omaggio al contempo, gradevole e divertente, ma anche molto superficiale e accademico. Con un mielato Benoit Poelvoorde. Dal 5 novembre in sala.
  • Venezia 2014

    Tre cuori

    di Tre cuori di Benoit Jacquot tradisce uno stanco appiattimento su mortificanti logiche industriali riproponendo un banalissimo triangolo amoroso. Debolmente ambizioso, risaputo e convenzionale, interpretato da un cast prestigioso ma svogliato.
  • Venezia 2014

    Sivas

    di Il turco Kaan Mujdeci scimmiotta la maniera del neo-neorealismo transnazionale per un racconto insincero e ideologicamente molto discutibile. Pericoloso, perché superficialmente può anche catturare.
  • Venezia 2014

    Anime nere RecensioneAnime nere

    di Primo film italiano in concorso a Venezia 71, Anime nere di Francesco Munzi è una bella sorpresa. Un film "nero" su 'ndrangheta, vincoli familiari, vendette e miti antichi, che scavalca i confini del genere...
  • Archivio

    Tutto può accadere a Broadway RecensioneTutto può accadere a Broadway

    di Una farsa rocambolesca ed esilarante anima il nuovo atto d'amore di Peter Bogdanovich nei confronti della settima arte: She's Funny That Way (Tutto può accadere a Broadway), fuori concorso a Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Reality

    di Torna il cinema folle e genialoide di Quentin Dupieux con Reality, gioco a tratti spassoso, ma anche gratuito e ozioso, di film dentro ai film, sogni dentro ai sogni, realtà dentro altre realtà. In Orizzonti a Venezia 2014.
  • Archivio

    Perez.

    di Dopo Mozzarella Stories, Edoardo De Angelis presenta fuori concorso a Venezia 71 un noir imperfetto, troppo ingenuo nelle soluzioni narrative e visivamente asettico. Con Luca Zingaretti protagonista assoluto.
  • In Sala

    la-vita-oscenaLa vita oscena

    di Trasposizione dell'omonimo romanzo autobiografico di Aldo Nove, La vita oscena di Renato De Maria è un film squilibrato e irregolare, antipatico e poco riuscito, ma vivo e pulsante, entusiasta. Un alieno nel cinema italiano attuale. Presentato in Orizzonti al Festival di Venezia.
  • Venezia 2014

    The President

    di Mohsen Makhmalbaf inaugura la sezione Orizzonti a Venezia con una fiaba moderna di spirito apolide e afflato universale. Prevedibilmente didascalico, debolmente ambiguo, troppo spesso adagiato su facili soluzioni.
  • Archivio

    La zuppa del demonio RecensioneLa zuppa del demonio

    di La zuppa del demonio per Davide Ferrario è l'industrializzazione selvaggia del Ventesimo Secolo, con la sua utopia e l'inevitabile disillusione. Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Intervista a Nima Javidi

    Abbiamo incontrato Nima Javidi, regista di Melbourne, film d’apertura della ventinovesima edizione della Settimana Internazionale della Critica.
  • Venezia 2014

    Tales

    di Storie che s'intrecciano nell'Iran contemporaneo, stretto tra crisi economica e regime: Tales di Rakhshan Banietemad - presentato in concorso a Venezia 71 - è un'opera umanistica e politica, che evita il tranello del film a tesi grazie a un'intensa galleria di ritratti.
  • Venezia 2014

    Before I Disappear

    di Presentato alle Giornate degli Autori veneziane, Before I Disappear è un indie film con cui Shawn Christensen riprende, amplia e, purtroppo, affonda gli ottimi spunti di un suo cortometraggio premiato con l’Oscar.
  • Archivio

    Belluscone, una storia siciliana RecensioneBelluscone, una storia siciliana

    di Il Belluscone di Franco Maresco è il simbolo di un cinema irrimediabilmente ghettizzato, escluso dal proscenio nazionale, costretto all’esilio. Divertente e allo stesso tempo amaro, fondamentale e già dimenticato.
  • Archivio

    Il giovane favoloso RecensioneIl giovane favoloso

    di Presentato in concorso a Venezia 71, Il giovane favoloso racconta il percorso esistenziale di Giacomo Leopardi, con qualche lampo, ma in modo sostanzialmente scolastico. Siamo lontani dall'eversività di Noi credevamo.
  • Archivio

    Hungry Hearts RecensioneHungry Hearts

    di Saverio Costanzo filma il gemello eterozigoto del precedente La solitudine dei numeri primi, virando in thriller un dramma familiare. In concorso a Venezia 71.
  • Venezia 2014

    Fires on the Plain

    di Il ritorno, nel concorso della Mostra di Venezia, di Shinya Tsukamoto. Un viaggio agli inferi che restituisce la barbarie della guerra, senza speranza e senza via d'uscita alcuna.
  • Venezia 2014

    Olive Kitteridge

    di L'alta qualità televisiva HBO di passaggio a Venezia 71. Lisa Cholodenko presenta Olive Kitteridge, miniserie in quattro puntate tratta da un romanzo di Elizabeth Strout. Un ottimo esempio di valorizzazione della narrazione televisiva, dove primeggia una sempre brava Frances McDormand.
  • Venezia 2014

    One Day Since Yesterday: Peter Bogdanovich & the Lost American Film

    di Tributato di una rentrée in grande stile a Venezia con She's Funny That Way, Peter Bogdanovich è al centro anche di questo documentario sulla sua vicenda artistica e personale.
  • Archivio

    La trattativa RecensioneLa trattativa

    di Con La trattativa - fuori concorso a Venezia 71 - Sabina Guzzanti realizza il suo film migliore, mettendo da parte gli schematismi dei suoi precedenti lavori.
  • Venezia 2014

    Italy in a Day. Un giorno da italiani

    di Salvatores presenta fuori concorso il primo "social movie" del cinema italiano. Progetto sperimentale, ma assai deludente e superficiale. Uno spot pubblicitario per la vita e le sue meraviglie, in forma di banalità.
  • Venezia 2014

    Le dernier coup de marteau

    di Dopo i due film deludenti di Beauvois e Jacquot, il cinema francese in concorso a Venezia 71 si riscatta con il secondo lungometraggio di Alix Delaporte. Corretto, senza sbavature, sapientemente trattenuto nei suoi elementi melodrammatici. Ma resta la voglia di un cinema francese più sorprendente.
  • Venezia 2014

    No One’s Child vince la Settimana Internazionale della Critica

    Va al serbo Vuk Ršumović la Settimana Internazionale della Critica 2014. La storia di un ragazzo selvaggio e del suo inserimento nella società juvoslava poco prima dello scoppio della guerra nei Balcani
  • Venezia 2014

    The Sound and the Fury

    di James Franco conferma la ricerca di un cinema “letterario”, portando in scena William Faulkner per la seconda volta dopo As I Lay Dying. Fuori Concorso a Venezia 2014.
  • Interviste

    Intervista a Vuk Rsumovic

    L'importanza del lavoro sulla sceneggiatura e di quello con gli attori, l'elaborazione della partitura fotografica e il progetto di un horror junghiano. Di questo e altro abbiamo parlato con Vuk Rsumovic, regista di Figlio di nessuno, film vincitore della 29. Settimana Internazionale della Critica e dal 16 aprile in sala.
  • Venezia 2014

    Burying the Ex

    di Il ritorno di Joe Dante alla regia a cinque anni di distanza da The Hole, con una commedia horror dissacrante, spassosa e cinefila. Fuori Concorso a Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Cymbeline

    di A quattordici anni da Hamlet, Michael Almereyda torna ad adattare Shakespeare in abiti moderni. Il risultato, purtroppo, è oggi assai meno convincente. In Orizzonti a Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Labour of Love

    di Aditya Vikram Sengupta, alla sua opera prima, realizza una sinfonia metropolitana, nei meandri di una fatiscente e caotica megalopoli, Calcutta. Nelle Giornate degli Autori a Venezia 2014.
  • Venezia 2014

    Hill of Freedom

    di Presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 71 il nuovo lavoro del sudcoreano Hong Sangsoo, un film di poco più di un’ora in cui il regista si riconferma massimo alfiere di un cinema leggero e delicato, in grado di restituire il tempo della vita con rinnovata grazia.
  • Venezia 2014

    Red Amnesia

    di Fantasmi dal passato della Rivoluzione Culturale, conflitto tra città e campagna, solitudine urbana di anziane signore: Wang Xiaoshuai colleziona degli ameni cliché per il suo nuovo film, in concorso a Venezia 71.
  • Venezia 2014

    Intervista a Timm Kröger

    Abbiamo intervistato Timm Kröger regista di The Council of Birds (Zerrumpelt Herz) uno degli esordi più sorprendenti della 29. Settimana Internazionale della Critica. Tra le altre cose, abbiamo parlato di musica, romanticismo, misticismo e del progetto per un thriller hitchcockiano fisico-quantistico.
  • Venezia 2014

    O Velho do Restelo

    di Manoel de Oliveira racconta la vanità del potere, della letteratura e del cinema nel suo cortometraggio presentato fuori concorso a Venezia 71: un'ode post-mortem al Portogallo che fu.
  • Venezia 2014

    Venezia 2014 – Bilancio

    Al di là delle riflessioni sulla qualità dei film selezionati, tra i quali non sono mancati vari colpi al cuore, a mettere in allarme è una Mostra sempre più isolata, in un Lido che assume i contorni di uno scenario post-apocalittico.
  • Venezia 2014

    The Golden Era

    di Trent’anni di storia cinese raccontati attraverso la vita della scrittrice Xiao Hong, la sua produzione letteraria, gli amori turbolenti, i cenacoli letterari, la militanza politica.
  • Locarno 2015

    Bombay Velvet

    di Presentato in Piazza Grande a Locarno, Bombay Velvet è il risultato dell’incontro tra il regista indiano Anurag Kashyap, che si è fatto conoscere nei festival per Gangs of Wasseypur e Ugly, con la grande montatrice Thelma Schoonmaker. Le aspettative non sono per nulla deluse.
  • Venezia 2010

    Oki’s Movie

    di A pochi mesi da Ha ha ha, presentato al Festival di Cannes, il cineasta sudcoreano Hong Sangsoo arriva a Venezia con un altro mirabile film, Oki's Movie, che è allo stesso tempo un perfetto saggio meta-cinematografico.
  • Festival

    settimana-della-critica-2014Settimana della Critica 2014

    Sette film in concorso (più due fuori concorso) per spaziare dalla Cina alla Serbia, dal Vietnam alla Palestina, dalla Germania all’Iran. La Settimana della Critica 2014, giunta alla ventinovesima edizione, al Lido di Venezia dal 28 agosto.
  • Venezia 2016

    Venezia 2016 – Presentazione

    Presentato a Roma il programma ufficiale di Venezia 2016, settantatreesima edizione della Mostra, la quinta dopo il ritorno di Alberto Barbera in veste di direttore artistico.

2 Commenti

  1. Pablus 01/09/2014
    Rispondi

    Gran bel coverage.

  2. quinlan 01/09/2014
    Rispondi

    Grazie!

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