Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino

Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino

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Tatti Sanguineti racconta il rapporto tra Giulio Andreotti e la censura cinematografica, attraverso interviste e materiale d’archivio. Alla Mostra 2014 in Venezia Classici.

I panni sporchi si lavano al cinema

Si tratta di una lunga conversazione, avvenuta qualche anno fa, tra Tatti Sanguineti e il senatore Giulio Andreotti riguardo al suo rapporto con il cinema italiano, inframmezzata da materiali di repertorio e brani di film. Fu l’ex comandante partigiano Rodolfo Sonego, della brigata Garibaldi sull’altopiano di Belluno, a dire a Sanguineti che se avesse voluto capire davvero cosa fosse successo negli anni del secondo dopoguerra in campo cinematografico, avrebbe dovuto parlare con Andreotti. Registrarono le conversazioni col senatore, piacevolmente coinvolto e disponibile a questo tipo di argomento, con due macchine da presa: 21 sedute in cui tutto era preciso, documentato, riscontrato, verificato. Come dice lo stesso Tatti: se qualche pezza d’appoggio mancava, la si cercava per l’incontro successivo. Pur non avendogli posto alcun limite ai tipi di domande, Sanguineti e l’accompagnatore Pier Luigi Raffaelli non se la sentirono di chiedergli di presentarsi a ogni seduta con lo stesso abito. Il documentario finisce così per presentarci un Andreotti vestito in 21 modi differenti. [sinossi]

Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino non poteva che aprirsi con la celeberrima sequenza di C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, ambientata nel piccolo cineforum di Nocera Inferiore e durante la quale i soloni della cittadina campana si scagliano contro il professore Nicola Palumbo, anarchico, colpevole di difendere gli “stracci” messi in scena da Vittorio De Sica in Ladri di biciclette. Cenci e stracci contro i quali si scagliò invece l’ira di “un giovane politico di sicuro avvenire, vicino a De Gasperi”, completando la propria invettiva con la frase “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Quel giovane politico altri non era, ovviamente, che Giulio Andreotti, all’epoca dell’uscita in sala del film uno dei nomi di spicco della gioventù democristiana appena approdata al potere, quel potere che non le verrà sfilato per oltre quarant’anni…
Prende dunque il via da qui il viaggio nella mente di Giulio Andreotti intrapreso da Tatti Sanguineti e presentato tra i documentari di Venezia Classici alla settantunesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Ma sarebbe riduttivo, e in fin dei conti ingiusto, considerare il lavoro di Sanguineti solo ed esclusivamente come il recupero storico di ciò che rappresentò la figura di Giulio Andreotti per la censura italiana, da lui diretta e coordinata a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta (per l’esattezza dal 1947 al 1953): Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino è in realtà anche e soprattutto un viaggio nel cinema, nella società italiana appena sopravvissuta a occupazioni e bombardamenti nazisti e alleati, squassata dalla rottura governativa tra De Gasperi e comunisti e socialisti.

Al di là dello sguardo sornione, (auto)ironico, beffardo e persino crudele di Andreotti, che viene intervistato da Sanguineti nel corso di ventuno incontri, sullo schermo si agitano le immagini celebri e (di quando in quando) irrimediabilmente perdute del cinema italiano e internazionale: dai cinegiornali Luce a classici come Totò e i re di Roma di Steno/Monicelli o Don Camillo di Julien Duvivier, fino a titoli scomparsi completamente dalla scena come Tragica alba a Dongo di Vittorio Crucillà, al quale fu proibita in toto l’uscita nelle sale della penisola.
Andreotti mostra ora complicità ora ingenua incredulità di fronte ai documenti da lui stesso redatti all’epoca, riconoscendo la scarsezza di motivazioni che spesso accompagnava la richiesta di un taglio, o della revisione di una sequenza: si dimostra più ancorato a una censura dell’immagine in sé e per sé che a una bocciatura per motivi ideologici. Non esita a ribadire la necessità di uno sguardo morale sul e nel cinema, eppure si diverte quando gli vengono sciorinate le immagini tagliuzzate e rimontate di manifestazioni, bandiere rosse, cartelli anti-governativi.

Sullo schermo, in ogni caso, vince una volta di più il cinema, verso il quale Sanguineti compie un atto di giustizia, cancellando laddove possibile le angherie di un tempo: in Totò e Carolina torna il coro che intona “Bandiera rossa”, e il “giovinotti!” del principe de Curtis si trasforma nell’originale “compagni!” voluto in fase di sceneggiatura; in Totò e i re di Roma il labiale del comico napoletano è così dettagliato da svelare il “De Gasperi” poi goffamente coperto da un ben più nazionalpopolare “Bartali”; appare la scritta “merda!” vergata di proprio pugno dal protagonista di Umberto D. Solo per fare degli esempi…
Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino è un documento prezioso, un film divertente, un atto di amore verso il cinema e, perché no, di simpatia nei confronti di un personaggio che, al di là delle riserve politiche, non ha eguali nel panorama parlamentare dell’Italia di oggi. Dopotutto è lo stesso Giulio Andreotti a dire di aver incontrato, nel corso della propria vita, molti angioletti destinati a dimostrare il proprio lato diabolico…

Info
Giulio Andreotti – Il cinema visto da vicino sul sito della Biennale.

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  1. Trackback: La democrazia culturale è piacere e non burocrazia

  2. Trackback: Come Sosteneva Andreotti | Enrico Sanna

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