Figlio di nessuno

Figlio di nessuno

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Film vincitore della Settimana Internazionale della Critica, Figlio di nessuno è l’opera prima del regista serbo Vuk Ršumović: una bruciante rilettura, metaforica quanto approfondita, del conflitto nella ex-Jugoslavia.

Uomini e lupi

Nella primavera del 1988, fra le montagne della Bosnia, viene ritrovato un bambino cresciuto fra i lupi. Gli viene dato il nome di Haris e viene inviato in Serbia, all’orfanotrofio di Belgrado, dove è affidato alle cure di Ilke. Qui diventa amico inseparabile del piccolo Žika e, col tempo, impara a pronunciare le sue prime parole. Ma nel 1992, nel pieno della guerra, le autorità locali lo costringono a tornare in Bosnia, dove viene armato di fucile e spedito al fronte. E una notte, per la prima volta nella sua vita, il ragazzo prende una decisione tutta sua… [sinossi]

Bambini e guerra non sono un argomento alla portata di tutti, ne sa qualcosa, ad esempio, Michel Hazanavicious, che dopo aver intascato l’Oscar con The Artist, ha decisamente alzato il tiro, portando all’ultimo Festival di Cannes, con The Search, un roboante melodramma bellico ambientato durante la seconda guerra in Cecenia, con tanto di bambini perduti poi miracolosamente ritrovati e una struttura narrativa la cui ardita elaborazione mal si accorda alla durezza degli eventi in esame.

Utilizza tutt’altro approccio e va incontro a ben altri risultati il regista serbo Vuk Ršumović che con la sua opera prima, Figlio di nessuno (Ničije dete), riesce a proporre una rilettura realistica, personale e al tempo stesso metaforica di una guerra che conosce assai bene, ovvero il conflitto nella ex-Jugoslavia.
Vincitore della 29esima edizione della Settimana Internazionale della Critica, Figlio di nessuno parte dal rinvenimento casuale di un “enfant sauvage” nei boschi della Bosnia (il piccolo protagonista, proprio come quello del celebre film di Truffaut viene trovato da un gruppo di cacciatori), prosegue poi seguendo le tappe di un racconto di formazione (il trasferimento in un istituto di Belgrado e l’amicizia prima con un coetaneo poi con un insegnante), infine cesella il suo portato drammatico e simbolico, mentre infuria il conflitto balcanico.

Centro del film è la questione dell’identità: umana, sociale ed etnica. Il nostro selvatico protagonista, cresciuto tra i lupi nella wilderness, sui suoi primi documenti si ritroverà con un nome imposto da una bigia burocrate, Haris Puckeck, e una sola, apparente certezza: nazionalità jugoslava. Ma siamo nel 1988 e di lì a poco questi due dati anagrafici diverranno determinanti: il primo, finirà per decidere del suo destino, il secondo, invece, si sgretolerà così come un’intera federazione, in seguito al crollo del regime comunista e ai conflitti che questo evento farà esplodere.
Il dissidio al centro di Figlio di nessuno infatti, non è tra natura e cultura, bensì tra identità naturale e identità etnica, tra la wilderness lussureggiante e quella di un focolaio di conflitti etnico-religiosi pronti a deflagrare. Paradossalmente (ma non troppo) dunque, il percorso di crescita di Pućke verso le regole e il linguaggio della così detta civiltà, assume il valore di una “mala educazione”, guadagnata attraverso l’abbandono delle regole del vivere secondo natura per abbracciare le ben più spietate e ingiuste leggi umane.
Vuk Ršumović ci immerge nel percorso del protagonista facendone una sorta di esperienza sensoriale, galvanizzata da una macchina da presa spesso ondeggiante e da numerosi dettagli per nulla casuali, illuminati da una notevole plasticità estetica. Si tratta di scelte registiche che accompagnano perfettamente la graduale de-formazione di Pucke, contribuendo a creare una forte tensione emotiva e amplificando l’imprevedibilità delle azioni del personaggio, il cui mistero pare sempre sul punto di scardinare le maglie di una narrazione apparentemente classica.
Figlio di nessuno infatti, pur sposando nell’insieme lo schema classico del bildungsroman, si muove proprio sul confine tra classicità e singolarità della propria metafora sulla guerra, le cui ragioni non sono affatto “naturali” e persino ad un branco di lupi apparirebbero del tutto incomprensibili.

INFO
Figlio di nessuno sul sito della Settimana della Critica.
La scheda di Figlio di nessuno sul sito di Art&Popcorn.
Il trailer di Figlio di nessuno su Youtube.
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