Burying the Ex

Burying the Ex

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Burying the Ex, il ritorno di Joe Dante alla regia a cinque anni di distanza da The Hole, con una commedia horror dissacrante, spassosa e cinefila. Fuori Concorso a Venezia 2014.

Zom-Com

Max è un bravo ragazzo che decide di andare a vivere con Evelyn, la sua bellissima ragazza. La loro relazione però diventa complicata quando Evelyn si rivela un incubo, maniaca del controllo e manipolativa. Max vuole troncare al più presto la storia, ma ha paura di dirlo a lei. Il caso gli viene in soccorso quando Evelyn è coinvolta in un incidente e muore. Max incontra dopo non molto tempo Olivia, una ragazza carina che potrebbe essere la sua anima gemella. Scopre presto che Evelyn è risorta dalla tomba e determinata a riprendersi il suo fidanzato, che potrebbe a sua volta diventare uno zombie. [sinossi]

In una Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel cui concorso, a difendere la bandiera statunitense – artisticamente parlando – sono passate le opere poco più che mediocri di supposti “giovani maestri” della Settima Arte contemporanea (lo spocchioso e sterile Birdman di Alejandro Gonzalez Iñarritu, Manglehorn di David Gordon Green, Good Kill di Andrew Niccol), solo al di fuori della corsa al Leone d’Oro è stato possibile respirare l’aria del “romanzo americano”, l’afflato, epico o minimale che sia, di un cinema sanamente bigger than life: sono infatti “più grande della vita” il teatro/esistenza di Peter Bogdanovich, il fiammeggiante Faulkner di James Franco, e ancor più Burying the Ex di Joe Dante, in cui vita e cinema superano se stessi risorgendo dalla bara.
Risorge anche lo stesso Dante, che da cinque anni non sedeva dietro la macchina da presa (all’epoca firmò il fragile ma sottostimato The Hole) e che come molti dei suoi coetanei è stato estromesso da tempo dalla Hollywood che conta: la parabola artistica di Dante è infatti in tutto e per tutto simile a quella della maggior parte dei cineasti che marchiarono a fuoco gli anni Ottanta, da John Carpenter a John Landis, passando anche per Susan Seidelman e Tobe Hooper. Una generazione progressivamente ridotta al silenzio, perché inadatta (e volutamente e geneticamente incapace) a seguire i volubili gusti del pubblico, e ben più consapevole delle proprie idee di cinema di quanto di solito le venga riconosciuto.

Burying the Ex non è dunque solo il gradito ritorno alla regia di uno dei registi più ironici, dissacranti e cinefili apparsi a Hollywood negli ultimi decenni (e titoli come The Howling, Matinée, i due Gremlins e The Second Civil War dovrebbero bastare per elevare peana in suo onore), ma anche la dimostrazione di una resistenza all’oblio che pone il film di Dante al fianco di The Ward di Carpenter o Burke & Hare di Landis, altri due colpi sparati al cuore con millimetrica precisione in questi ultimi anni. Basta soffermarsi sulla prima inquadratura, con quell’effetto digitale che precipita l’immagine fin dentro una bara, per vedersi trasportati in un mondo a parte, universo cinefilo mai spietatamente citazionista ma appassionato, perfino tenero nei suoi riferimenti culturali.
Riferimenti che spesso guardano al cinema nostrano, come testimoniano i vari poster che il protagonista ha appeso in casa prima dell’uragano di cambiamenti portato dalla sua ragazza – vegana integralista e ambientalista senza mezzi termini –, tra cui se ne ammira persino uno di Tempi duri per i vampiri di Steno, e le immagini che scorrono sul televisore del negozio di materiale horror in cui lavora il ragazzo, tra le quali si può annotare il baviano La frusta e il corpo.
In questo omaggio dissacrante e dolcissimo al cinema da lui sempre amato, Dante inserisce una spassosa zom-com (così l’ha ribattezzata lo stesso regista) che non prende sul serio, bontà sua, niente e nessuno. In un universo cinematografico sempre più tronfio, innamorato di se stesso ed esasperato nelle proprie ambizioni, Burying the Ex raggiunge l’obiettivo con una semplicità e una purezza di sguardo che lasciano basiti, abbacinati, stupefatti. Divertissement che trascina lo spettatore alle risate più convulse senza doversi sforzare più di tanto – agevolato dalla pungente sceneggiatura di Alan Trezza, in grado di sciorinare battute a ogni pie’ sospinto – Burying the Ex è l’epitome del midnight-movie, stramba creatura che unisce cinefilia e trash, goliardia e riflessione sullo sguardo.
Impreziosito da sequenze e intuizioni che rimangono impresse nella retina (il Fruit Brute elemento chiave nel colpo di fulmine, la prima apparizione di Oliver, il fratellastro di Max), l’ultimo parto creativo di Joe Dante è un esempio di cinema cristallino, quasi adamantino nella sua purezza, che ha illuminato per quasi un’ora e mezza un’uggiosa giornata al Lido di Venezia.

Info
Burying the Ex sul sito della Mostra del Cinema.
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