Good Kill

Good Kill

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Reduce dalla pessima fantascienza adolescenziale di The Host, Andrew Niccol sbarca alla Mostra del Cinema di Venezia con Good Kill, war movie contemporaneo e ultima pellicola del Concorso. Più dell’utilizzo utile & giusto dei droni, buccia di banana aggravata da una costruzione narrativa ricattatoria e ambigua, è la sovrastruttura melodrammatica ad appesantire Good Kill, pellicola che avrebbe avuto bisogno di un lavoro di sottrazione, di una lucida scarnificazione per approdare a una rappresentazione asettica, crudele e realistica della guerra e delle conseguenze pratiche e morali dell’utilizzo delle nuove tecnologie.

L’arte della guerra

Tommy, pilota di droni e padre di famiglia, sta diventando vittima di una guerra che combatte all’altro capo del mondo contro i talebani. Afflitto dalla routine di questi bombardamenti a distanza, Tommy si sente in colpa per essere lontano dalle esplosioni, dal campo di battaglia, in un ambiente con l’aria condizionata e privo di pericolo. Si relaziona più ai bersagli che osserva e ai loro familiari che alla sua stessa famiglia. Il film mostra quanto possano essere precisi i bombardamenti, come i militari vengano protetti e le morti di civili minimizzate. Però Tommy sta cominciando a mettere in discussione le missioni e le scelte dei suoi superiori… [sinossi]

Ci si potrebbe rifugiare in un facile rimprovero al militarismo di Good Kill per giudicare non troppo positivamente l’ultima fatica di Andrew Niccol, generosamente inserito nel Concorso della Mostra del Cinema di Venezia 2014, terza gestione di Alberto Barbera [1]. Sarebbe facile, partendo ad esempio dalla brama di campo di battaglia del protagonista, trovare più di una falla nella visione della guerra e dell’interventismo statunitense di Good Kill, pellicola che parte con uno spunto più che interessante (l’utilizzo crescente dei droni) e che si infila troppo presto in un tunnel di melensaggini, inutili sottolineature e contrappunti retorici. Preferiamo, invece, tenere a distanza le differenti posizioni etiche e politiche, per focalizzarci sui limiti di una scrittura troppo legata a logiche mainstream. Il rischio della pellicola di Niccol, un po’ paradossalmente, è di mancare il proprio target, risultando indigesta per il grande pubblico e troppo didascalica e consolatoria per spettatori dal palato più raffinato.

Più dell’utilizzo utile & giusto dei droni, buccia di banana aggravata da una costruzione narrativa ricattatoria e ambigua, è la sovrastruttura melodrammatica ad appesantire Good Kill, pellicola che avrebbe avuto bisogno di un lavoro di sottrazione, di una lucida scarnificazione per approdare a una rappresentazione asettica, crudele e realistica della guerra e delle conseguenze pratiche e morali dell’utilizzo delle nuove tecnologie. Vengono alla mente film di guerra come Redacted di De Palma e The Hurt Locker della Bigelow, ma è la glaciale guerra-giocattolo messa in scena da Mamoru Oshii in The Sky Crawlers – I cavalieri del cielo la stella polare che Niccol non riesce a seguire.

Lontano dalla preveggenza tecnologica di Gattaca, Niccol ritrova Ethan Hawke dopo diciassette anni ma sembra avere oramai smarrito quell’ispirazione che ne impreziosiva la scrittura (The Truman Show, Lord of War, The Terminal). Good Kill risulta infatti schematico, ripetitivo e prevedibile nelle dinamiche interpersonali, tirando troppo la corda nel melenso finale e in una serie di superflue spiegazioni. Un peccato, perché a tratti sembrano prendere corpo le ossessioni del soldato Tommy, destabilizzato e lentamente prosciugato dall’utilizzo straniante delle nuove tecnologie. Ma Niccol ci trascina solo parzialmente nell’incubo visivo di questa guerra vissuta e combattuta attraverso le telecamere dei droni, occhi inumani che ci tengono lontani dalle grida di disperazione, dalle carni lacerate, dall’odore di morte. Uscire dalle stanze claustrofobiche di queste playstation devastanti, cercando boccate d’ossigeno mainstream, è il passo falso di Niccol.

Note
1. Una delle falle di Venezia 71, oltre alla massiccia e ingiustificata presenza transalpina nella selezione ufficiale, ci sembra proprio la scelta delle pellicole statunitensi per il concorso. I titoli più interessanti, in primis il delizioso She’s Funny That Way di Peter Bogdanovich, sono stati relegati nelle sezioni minori.
Info
La scheda di Good Kill sul sito di Venezia 2014.
Il trailer italiano di Good Kill.
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