Labour of Love

Labour of Love

di

Con Labour of Love Aditya Vikram Sengupta, alla sua opera prima, realizza una sinfonia metropolitana, nei meandri di una fatiscente e caotica megalopoli, Calcutta. Nelle Giornate degli Autori a Venezia 2014.

Oh! Calcutta!

Ambientato nella fatiscente periferia di Calcutta, Labour of Love è il racconto lirico di due vite ordinarie costrette dalla spirale della recessione a stare lontane. Sono vincolate a un turno di lavoro e alle faccende domestiche, e passano lunghi periodi nel silenzio di una casa vuota. Condividono la solitaria ricerca di un sogno che pare lontano e che li sfiora ogni mattina. [sinossi]

Aditya Vikram Sengupta, alla sua opera prima, realizza una sinfonia metropolitana, nei meandri di una fatiscente e caotica megalopoli, Calcutta. Praticamente senza parole, i pochi dialoghi non hanno nulla di narrativamente significativo. Una canzone di due esseri umani, di due solitudini, di due coniugi che non si vedono mai, le cui vite non si possono incrociare, costretti a orari e turni di lavoro differenti. Sullo sfondo la violenta recessione che ha colpito anche l’India, e che costringe i protagonisti ad arrangiarsi con tutti i mezzi possibili. Il film si dipana per immagini, il cui susseguirsi scandisce le giornate della vita dei due personaggi. La città, il giorno e la notte, come in un trip sinfonico, come un film di Godfrey Reggio, come un allucinato Les parapluies de Cherbourg sprofondato nella dimensione lorda della città indiana.

La vita a Calcutta inizia su un autobus affollato, dove sale a fatica la protagonista. Comincia il viaggio nella babele e nei suoi meandri. Il fumo e la nebbia, la pulizia corporale, il confezionamento di abiti in catena di montaggio, le rotative, l’impacchettamento dei quotidiani, il lunch box, il contare i soldi. L’interruzione all’assenza di parole viene dai momenti delle manifestazioni, gli slogan i comizi, le urla, contro le morti sul posto di lavoro. Il lavoro è oggetto di questo film, che è un’esperienza visiva e musicale, che scivola lentamente verso l’astrazione pittorica. I grani, i risi, le foto, della pagina del quotidiano sulla rotativa, che scorrono vertiginosamente sovrapponendosi. E poi i muri scrostati con un effetto tra Burri e Fontana. Per arrivare a immagini sublimi come l’evaporazione dell’olio nella padella, o l’impronta d’acqua, lasciata dal piede bagnato, che lentamente si dissolve. E l’avventura cromatica trova compimento nel momento onirico, il sogno, impossibile, della riunificazione della coppia, in mezzo alla natura, ad alberi e fiumi, in un immaginario letto a baldacchino. Un’immagine in bianco e nero, l’esatto opposto di ogni cliché, in contrasto con la tavolozza pittorica del resto del film. Un’immagine che confluisce in un bianco abbacinante, cui seguirà il risveglio, il ritorno ai colori, alla dura vita quotidiana.
Italo Calvino e Satyajit Ray si incontrano in questo gioco di opposti estetismi.

Info
Labour of Love sul sito delle Giornate degli Autori.
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