Barbecue

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Sbarca nelle sale italiane Barbecue di Eric Lavaine, ennesima commedia francese indolore e insapore. Amici di mezza età, cibo e buon vino, relazioni complicate e l’insopprimibile sensazione di un cinema fatto con lo stampino. Barbecue è una commedia che deve forzatamente ricorrere a una colonna sonora che ne vivacizzi il ritmo blando; una commedia di dialoghi stantii, di attori in vacanza, di personaggi che non riescono a sfuggire alla macchietta, a partire dall’insopportabile parentesi calcistica.

Una moglie, un figlio, un lavoro, degli amici

Barbecue! Basta la parola a evocare un tavolo davanti a una bottiglia di buon vino, le vacanze e l’atmosfera di momenti speciali. Antoine (Lambert Wilson) ha appena compiuto cinquant’anni e ha deciso che è arrivata l’ora di cambiare la propria vita. Stop alle diete ipocaloriche, alle regole e alla cautela. È arrivato il momento di godersi la vita con gli amici di sempre… [sinossi]

Non possiamo prendercela con Barbecue e nemmeno con Eric Lavaine, peraltro già regista e sceneggiatore del mediocre Benvenuto a Bordo (2011), ma questa stanca e prevedibile commedia con Lambert Wilson mette a nudo alcune dinamiche dell’industria cinematografica francese e soprattutto smaschera per l’ennesima volta lo sguardo a corto raggio della distribuzione italiana. Più che dal film di Lavaine, bisognerebbe forse partire dalle pellicole transalpine che non vedremo, come La bataille de Solférino di Justine Triet, 2 automnes 3 hivers di Sébastien Betbeder o Tonnerre di Guillaume Brac. Ottimi titoli, grondanti talento, che resteranno nella memoria della ristretta cerchia dei cinefili da festival. Davvero ingiusto.

Nelle sale, puntando a un pubblico colto e affezionato (a volte a ragione, a volte a torto) alle commedie corali francesi, escono invece prodotti come Barbecue, ennesima variazione di temi già visti e ampiamente sviscerati. Siamo dalle parti della mezza età, quando il fisico inizia a non reggere più certi ritmi voraci e si fanno i conti di quello che si è fatto, si tira avanti col matrimonio, si soffre il solito tran tran con gli amici e via discorrendo. Litigi, pentimenti, confessioni. Il tutto condito da cibo e bevande. Siamo dalle parti di Cena tra amici di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, ma senza estro nei dialoghi e con un cast apparentemente svogliato, meccanico nelle performance. Lo stesso Wilson, attore elegante e talentuoso, sembra alle prese con un divertissement di poco conto.

Lavaine rovescia la base di partenza, l’infarto, per costruire una sorta di ribellione allo scorrere del tempo, alla noia, a quella insoddisfazione che cova sotto pelle. Ma è proprio questa insoddisfazione da alta borghesia la chiave di lettura di un film ripiegato su se stesso, avvinghiato a un refrain cinematografico che dovrebbe facilitare la scalata al botteghino. Barbecue è una commedia che deve forzatamente ricorrere a una colonna sonora che ne vivacizzi il ritmo blando; è una commedia di dialoghi stantii, di attori in vacanza, di personaggi che non riescono a sfuggire alla macchietta, a partire dall’insopportabile parentesi calcistica.

Info
Barbecue sul sito della AcademyTwo.
Il trailer originale di Barbecue.
Barbecue su facebook.
Il sito ufficiale di Barbecue.
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