La preda perfetta

La preda perfetta

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Una detection crepuscolare per un acciaccato Liam Neeson: Scott Frank con La preda perfetta – A Walk Among the Tombstone rivela ottime doti nelle sequenze action, ma si concede troppe lungaggini e ingenuità narrative.

Chi protegge i trafficanti?

Matt Scudder (Liam Neeson) è un ex poliziotto del Dipartimento di Polizia di New York che ora lavora come investigatore privato senza licenza, operando al di fuori della legge. Quando accetta con riluttanza di aiutare un trafficante di eroina (Dan Stevens) a dare la caccia agli uomini che hanno rapito e poi brutalmente assassinato la moglie, Scudder scopre che non si tratta della prima volta che questi uomini hanno commesso lo stesso tipo di perverso reato, né sarà l’ultima, se non riuscirà a fermarli… [sinossi]

Dipendenze e detective sono un binomio infallibile da tempo immemore, basti pensare al mix di cocaina e morfina con cui Sherlock Holmes solleticava le sue sinapsi, ai vizi del Cattivo tenente (in entrambe le versioni), a quelli dei protagonisti dei romanzi di Ellroy o del luciferino mentore incarnato da Denzel Washington in Training Day. Di esempi di tal fatta il genere poliziesco abbonda, sia in letteratura che sul grande o piccolo schermo (pensiamo a True Detective), d’altronde da un punto di vista narrativo, certe debolezze aiutano a schierarsi dalla parte dell’antieroe di turno, specie quando questi magari pare già indirizzato sulla retta via. E’ venuto il turno dell’espiazione e della disintossicazione anche per Liam Neeson che, un tempo eroe di un cinema mainstream di natura più o meno autoriale (Schindler’s List, Star Wars, Rob Roy), sverna ora sovente nell’action di cassetta, con un sorprendente seguito al botteghino (pensiamo a Io vi troverò (Taken) e Taken – La vendetta, Non Stop e Unknown, ma anche al più interessante The Grey).
Anche in La preda perfetta – A Walk Among the Tombstone, opera seconda di Scott Frank (sceneggiatore, tra gli altri di Minority Report, Out of Sight e Io & Marley), come nel franchise (siamo in attesa del terzo capitolo) di Taken, il nostro ha a che fare con rapimenti e conseguenti vendette, in aggiunta però, c’è questa interessante sottotrama delle dipendenze da sbrogliare. Matt Scudder infatti – questo il nome del personaggio incarnato da Neeson – è un ex poliziotto prepensionatosi a causa dei suoi problemi con l’alcol e con la propria coscienza. Le due questioni vanno a braccetto, dal momento che lui in un recente passato, quando ancora era in servizio e preda di un paio di shottini di whisky, si era prodigato in una sparatoria contro malfattori da bar, dal mesto e sanguinoso epilogo. Si apre dunque con una sequenza action assai promettente La preda perfetta, tra incroci balistici ben calibrati e inseguimenti in auto e a piedi che paiono trarre ispirazione da classici del poliziesco crepuscolare anni ’70, con tanto di controluce urbani e un eroe dalle spiccate ambiguità etiche, in stile French Connection (Il braccio violento della legge, per chi ama i titoli italici). Ma il prosieguo delle vicende vira poi verso una detection graduale e vagamente intimista, dove le questioni morali fanno capolino qua e là senza mai divenire, come c’era da aspettarsi, il quid del film. Scudder viene infatti assoldato da un ricco trafficante di droga, la cui moglie è stata rapita, torturata e barbaramente uccisa. Scopre poi che questo crimine non è un caso isolato: qualcuno ha preso di mira gli spacciatori newyorchesi, sapendo che questi, per via della loro “professione”, non possono rivolgersi alle forze dell’ordine.

Tratto da uno dei romanzi [1] (ben 17) della saga firmata da Lawrence Block e dedicata al personaggio dell’ex detective Scudder, La preda perfetta si accomoda troppo presto su uno svolgimento piuttosto lineare (sebbene ad un certo punto intervallato dai flashback degli omicidi) e privo di guizzi. Il talento da metteur en scène non manca a Scott Frank, come dimostrato dal riuscitissimo incipit, ed è supportato, tra l’altro, dalla fotografia pulviscolare e corporea di Mihai Malaimare Jr. (The Master, Twixt, Segreti di Famiglia), ma il vero limite di La preda perfetta sembra risiedere proprio nel testo di partenza, evidentemente molto amato dal regista, al punto da provocargli una deferenza sin troppo ossequiosa, che gli ha precluso le giuste trovate di adattamento. Dopo il prologo nel passato e l’arruolamento – siamo ora nel 1999 – di Scudder, l’indagine segue infatti stancamente il suo corso, trasformandosi in un percorso urbano decadente tra spacciatori e testimoni, con ricche magioni adorne di mobilio dal design accattivante e bassifondi abitati da una classe lavoratrice che ha ben poco da perdere.
In questa flanerie a tappe ogni tanto torna, come un mantra, la prosopopea stantia delle riunioni degli alcolisti anonimi cui Scudder presenzia, ma proprio quei “12 passi” che dovrebbero condurlo verso l’eterna sobrietà, e dunque la redenzione, finiscono poi assemblati – con una sequenza in stile “Il padrino“, ma ben distante quanto a riuscita – ad una resa dei conti cui il parallelo non giova affatto, rivelandosi anzi artefatto e vistosamente “calato dall’alto”.

Non funziona poi adeguatamente la connotazione del partner che affianca solo sporadicamente il protagonista, ovvero un ragazzino afroamericano sufficientemente nerd (ama la letteratura hard boiled ed è un piccolo pioniere di internet): il legame tra i due viene costruito in maniera troppo sbrigativa e prende corpo infine in una riuscita sequenza che li vede confessarsi reciprocamente le proprie debolezze, ma che arriva decisamente troppo tardi, quando oramai il pargolo è poco più di una macchietta accessoria.
Sempre relegati sullo sfondo, come un surplus del quale il regista non sa bene che utilizzo fare, appaiono il panico diffuso per l’imminente Millennium Bug, barlumi di western con duelli e impermeabili sforacchiati, exploit fiabeschi al rallenty con un’aggraziata cappuccetto rosso in pericolo. Gli ingredienti sono tutti piuttosto ricchi e forieri di altrettanto preziosi sviluppi, lo stesso Neeson si mantiene sobrio e coriaceo, ma nulla sembra mai esplodere come dovrebbe, né la sua rabbia, né le sue debolezze né tantomeno l’agognata, e più volte promessa, azione.

Note
1. La preda perfetta è tratto da Un’altra notte a Brooklyn, Sellerio Editore.
Info
La scheda de La preda perfetta – A Walk Among the Tombstones sul sito della Eagle.
Il trailer italiano de La preda perfetta – A Walk Among the Tombstones.
La preda perfetta – A Walk Among the Tombstones sul canale Film su YouTube.
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