Sin City – Una donna per cui uccidere

Sin City – Una donna per cui uccidere

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Sin City – Una donna per cui uccidere cerca nuova linfa in corpi oramai mummificati, trovando in un corpo, il corpo, l’ancora di salvezza. La statuaria bellezza di Ava/Eva, bellezza sfrontata ed esibita, bellezza bugiarda e letale, è il colpo di coda di Rodriguez e Miller.

Il tempo e il corpo

Al Kadie’s Bar di Sin City si incrociano le strade di sei personaggi assetati di vendetta. Un giovane e presuntuoso giocatore d’azzardo, Johnny, sfida e sconfigge più volte il perfido senatore Roark suscitando la sua ira e le sue minacce. La bella Nancy – la cui vita è precipitata nel baratro dopo la morte dell’amato Hartigan – al Kadie’s Bar fa la spogliarellista e proprio su quel palco matura il desiderio di vendicare il suo uomo con l’aiuto di Marv. Ma soprattutto per Dwight il bar della città del peccato ha un grande significato. Dopo anni, incontra lì Ava, la femme fatale per cui aveva perso la testa e il cuore. Pentita per averlo fatto soffrire, Ava gli chiede aiuto per liberarsi dai soprusi del marito milionario. Ma è davvero una donna per cui uccidere? [sinossi]

È il tempo a mettere i bastoni tra le ruote a Sin City – Una donna per cui uccidere e al duo Rodriguez-Miller, alfieri di un cinema che cerca di avvicinarsi il più possibile alla dimensione estetica di un graphic novel, al fascino iconografico delle tavole disegnate. La mascella e la fisicità impossibile di Marv (Mickey Rourke), la bellezza sinuosa e al tempo stesso innocente di Nancy (Jessica Alba) e persino il corpo perfetto di Ava (Eva Green), new entry dai riflessi smeraldo, sembrano oramai dei simulacri. Il post-noir del primo capitolo ha lasciato il posto a una sorta di iper-noir, seducente ma sterile.

Dal 2005 di Sin City al 2014 di Sin City – Una donna per cui uccidere sembra essere passato un secolo: lo stupore tecnico del green screen, nonostante l’iniezione energetica del 3D, è svanito, come la fascinazione per il fertile intreccio tra cinema e fumetto, tra un bianco e nero esasperato e gli improvvisi e caldissimi sprazzi di colore. Il tempo è il vero killer di Sin City. Un killer spietato che ha messo a nudo tutti i limiti narrativi, la sostanziale debolezza dello script, dei singoli episodi, dell’idea di fondo. Questo sequel/prequel o giù di lì, avvinghiato con tutte le forze a personaggi tenuti in vita artificialmente (come rinunciare a Marv o all’Hartigan di Bruce Willis?), cerca di rifuguarsi in una sorta di nastro di Möbius, ritornando al Kadie’s Bar e alla città vecchia come se non fosse successo nulla, come se non fosse cambiato niente.

La seconda Sin City di Rodriguez e Miller è una città di fantasmi, di morti che camminano, di personaggi che ci avevano già raccontato tutto. La sensazione di déjà vu corrode la pellicola fin dai primi fotogrammi, nonostante la gradevolezza di ritrovare un vecchio amico, di immergersi in un concentrato di hard boiled e pulp, in un meccanismo che si nutre di stereotipi, elevandoli a personaggi, a icone. Il detective, la ballerina, il giocatore, il politico, il duro, la femme fatale e via discorrendo, tra pugni, pistole e katane. Sin City – Una donna per cui uccidere cerca nuova linfa in corpi oramai mummificati, trovando in un corpo, il corpo, l’ancora di salvezza. La statuaria bellezza di Ava/Eva, bellezza sfrontata ed esibita, bellezza bugiarda e letale, è il colpo di coda di Rodriguez e Miller. Una femme fatale dichiarata, smaccatamente sopra le righe, visivamente ridondante: Eva/Ava sembra il cliché definitivo, insuperabile, l’iper-personaggio che traccia un confine invalicabile. E forse il senso e il valore di questo secondo capitolo è tutto qui, in questa dark lady che avrebbe meritato di vivere e morire nella città del peccato del 2005. Ma oramai è tardi, dannatamente tardi, direbbe una laconica voce narrante.

Tecnicamente impeccabile, Sin City – Una donna per cui uccidere ci ricorda per l’ennesima volta, tra alti e bassi, le ampie potenzialità di Robert Rodriguez, cineasta talentuoso, ironico, discontinuo, probabilmente inarrestabile. El mariachi, Dal tramonto all’alba, The Faculty, Planet Terror, Machete Kills. Ma anche Le avventure di Sharkboy e Lavagirl. Banale mai.

Info
Il sito ufficiale di Sin City.
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Il trailer italiano di Sin City.
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