The Toll of the Sea

The Toll of the Sea

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A Pordenone, durante le Giornate del Cinema Muto, è stato proiettato anche The Toll of the Sea di Chester M. Franklin, tappa fondamentale nella storia del Technicolor.

Dice che era un bell’uomo e veniva dal mare

Fiore di Loto, una ragazza cinese, soccorre un uomo svenuto sugli scogli. Si tratta di un americano in viaggio in Cina, Allen Carver. Tra i due nasce una storia d’amore che dura finché lui decide di tornare in America, promettendo che sarebbe ritornato. Tornerà in effetti dopo tanto tempo con la moglie, conosciuta e sposata nel frattempo, per scoprire che Fiore di Loto vive con un bambino avuto da lui. [sinossi]

Tappa fondamentale nella storia del sistema Technicolor, The Toll of the Sea rappresenta il successo di una nuova cinepresa, con un processo sottrattivo a due colori con cui si riuscì a superare il limite del processo additivo a due colori precedente, che non permetteva di riprodurre l’intero spettro di colori naturali. Il restauro del film, fatto nel 1985 negli USA, diede luogo a polemiche da parte di chi segnalò che la ristampa del negativo originale fosse fatta con un processo diverso, rendendo i colori più brillanti di quelli che avrebbero dovuto essere. Il nitrato negativo era mancante della sequenza finale del film, il mare e gli scogli evocativi del suicidio della protagonista, che fu quindi rifotografata con una camera originale Technicolor a due colori.

Una storia ricalcata sulla Madama Butterfly che funziona per esibire, e sperimentare, la tavolozza cromatica del nuovo sistema. Già la bicromia è presente nei titoli di testa, metà bianchi e metà rossi e il pittoricismo è sottolineato dai dipinti che fanno da sfondo per gli intertitoli. Intertitoli fantasiosi che comprendono anche quelli in ideogrammi cinesi che sottolineano la differenza di linguaggi dei personaggi (un po’ come quelli in cirillico dell’interlocutrice di Gloria Swanson in Manhandled). E un sottotesto floreale, a partire dal nome stesso della protagonista, Fiore di Loto, pervade tutta l’opera. Il giardino della residenza della ragazza è un tripudio dell’iride, un eden di fiori e frutti, foglie colorate, bouquet floreali, abiti di fiori molto eleganti, ventagli con piume di pavone, l’abito nuziale arlecchino, paraventi floreali.

Ma i colori della natura hanno anche un senso simbolico, come un’estensione della persona, nello scandire delle stagioni che sono le stagioni della vita. “I boccioli fiorivano e rifiorivano” dice una didascalia, a segnare il tempo interminabile, le stagioni che passano, dalla separazione e dell’attesa. Allen che stacca i petali a una rosa e poi la getta via, rappresenta la sua estraneità a quel mondo idilliaco, che per lui rappresenta, donna compresa, un souvenir esotico. E, quando torna dall’America, appare significativamente vestito di bianco e grigio.
Con il linguaggio dei colori si racconta una storia di grande malinconia, virata al femminile. E le ultime immagini sono quelle di un fiore appassito e del mare inquieto ai piedi del giardino. Destinazione finale di Fiore di Loto, la sirena che su quegli scogli aveva trovato quello che credeva essere l’amore. Si butterà in quello stesso mare, momento che rimane fuoricampo nell’ultima, immobile scena – ricostruita – del mare e degli scogli, visualizzato solo nell’illustrazione della didascalia che recita: “Oh mare, vengo a pagare il debito che ho con te”.

Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.

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