Chaplin e il Giappone

Chaplin e il Giappone

A Pordenone abbiamo incontrato il benshi Kataoka Ichiro insieme al nipote di Chaplin, Charly Sistovaris accompagnato dalla responsabile della Roy Export/Association Chaplin, Kate Guyonvarch, fondazione dedicata a Chaplin.

Per il secondo anno consecutivo le Giornate del Cinema Muto di Pordenone ospitano il benshi Kataoka Ichiro, uno dei pochi continuatori dell’arte giapponese di narrazione e accompagnamento del cinema muto. La performance di Kataoka ha riguardato anche tre corti di Chaplin del 1914, His New Profession, The New Janitor, Dough and Dynamite. Lo abbiamo incontrato insieme al nipote di Chaplin, Charly Sistovaris.

Charly, che ricordo hai di tuo nonno?

Charly Sistovaris: Avevo solo sei anni quando mio nonno è mancato, quindi non ho ricordi molto chiari. Era molto anziano, stava sulla sedia a rotelle, aveva ancora il suo bastone. Ho però un ricordo molto nitido di una particolare serata. Noi nipoti mangiavamo separatamente rispetto agli adulti, ma dopo cena ci ritrovavamo tutti in sala a mangiare noccioline. In quella serata – era un anno prima che mio nonno morisse – io stavo mangiando tutte le noccioline di mia cugina e lui si alzò all’improvviso, agitando il bastone contro di me. Erano tutti scioccati dal vederlo così irrequieto. In quell’occasione, come nel suo lavoro, si capisce come fosse ossessionato dall’idea della fame e della giustizia. E questa passione rimaneva nonostante l’anzianità.

È una responsabilità la sua discendenza?

Charly Sistovaris: Io lavoro per lui oggi, con Kate Guyonvarch. Penso che il peso di avere avuto un famigliare così importante sia stato sentito più dai figli che dai nipoti. Mi piace molto quello che dice Geraldine, che ripete che è come avere il dono della bellezza. È una cosa di cui bisogna saper approfittare, che bisogna mettere da parte.

Che ruolo avete nella Roy Export Association Chaplin? Come gestite l’immagine di Chaplin?

Kate Guyonvarch: Charly gestisce l’ufficio mentre io faccio il programmatore, curo il database. In più Charly rappresenta la famiglia Chaplin e presenzia dove viene richiesto. Ci sono molte domande per poter utilizzare l’immagine di Chaplin nelle pubblicità. Una parte della famiglia pensa che la cosa più importante sia perpetuare l’immagine di Chaplin, che altrimenti verrebbe dimenticata, mentre l’altra fazione sostiene che solo i film vadano preservati ed è contraria a qualsiasi utilizzo dell’immagine svincolata dai suoi film.

La famiglia ha avuto un ruolo nel restauro dei film?

Kate Guyonvarch: La famiglia detiene i diritti dei film a partire dal 1918, quando lui ha fondato il suo studio, il Chaplin Studio. Prima c’erano stati i film della Keystone e della Mutual, ma sono stati restaurati anche quelli, grazie alla Cineteca di Bologna. Adesso tutti i film sono quindi restaurati. La famiglia ha la convinzione di aver fatto il suo dovere e di poter dire al mondo di aver fatto tutto il possibile per conservare tale patrimonio. Adesso che l’archivio è stato digitalizzato dalla Cineteca di Bologna, il direttore Gianluca Farinelli ha detto quest’estate che non è la fine del lavoro ma è l’inizio perché ora tutti possono leggere e fare ricerche e ci sono molti scritti inediti, progetti, idee che Chaplin non è riuscito a portare a termine. Ci sono ancora molte cose da approfondire e scoprire.

Cosa ne pensate della performance del benshi Kataoka Ichiro sui film di Chaplin, cui abbiamo assistito qui alle Giornate?

Charly Sistovaris: Mi è piaciuta tantissimo, era come se scoprissi gli stessi film per la prima volta. Dal momento che non conosco il giapponese, la voce del benshi era come una musica che aggiunge intensità e profondità all’opera.

Volevo chiedere invece al benshi Kataoka Ichiro, come ha lavorato per accompagnare Chaplin. Come hai fatto ad adeguare un’arte, che deriva dalla tradizione teatrale nipponica, al cinema di Chaplin?

Kataoka Ichiro: La grandezza di Chaplin è tale che non c’è bisogno di parlarne, come benshi sono felice di collaborare per Chaplin. Ci sono tanti esempi in realtà nella tradizione teatrale giapponese in cui la comicità è creata con la gestualità e il corpo, come il teatro tradizionale kyogen. Nel caso del cinema muto è più facile capire per un giapponese una comicità come quella di Chaplin che è recitata e fisica, che usa il corpo come strumento, piuttosto che una comicità che viene ottenuta con le didascalie.

Se devi accompagnare un film di Buster Keaton, fai un lavoro diverso?

Kataoka Ichiro: Le personalità di Keaton e Chaplin sono molto diverse e quindi la performance deve essere diversa, più vivace per Chaplin, mentre devo essere un po’ meno espressivo per Keaton.

Quanto è, o è stato, popolare Chaplin in Giappone?

Kataoka Ichiro: In Giappone Chaplin è talmente famoso che se si dice film muto si dice Chaplin.
Per capire quanto sia stato importante in Giappone, basta ricordare che nel 1932, una delle due volte in cui Chaplin visitò il Giappone, ci fu addirittura un tentativo di assassinarlo, ordito da un movimento di estrema destra. Pensavamo che un tale gesto avrebbe avuto una notevole risonanza visto quanto era popolare nel paese.

Charly Sistovaris: Sì, è vero, posso confermare. L’anno scorso sono stato invitato in Giappone per ripercorrere i luoghi visitati da mio nonno. La sua visita fu organizzata dal suo segretario personale, Kono Toraichi, un giapponese, che era stato lì prima di lui per preparargli l’arrivo ed era stato contattato da questo gruppo di estremisti. Quando Kono andò a prenderlo, gli disse di fermarsi davanti al Palazzo imperiale di Tokyo e di inchinarsi davanti a quell’edificio. Lui era molto sorpreso perché c’era buio e non capiva il senso di questa cosa ma, vista l’insistenza, lo fece e scoprì soltanto dopo che il gruppo estremista aveva minacciato di ucciderlo se non si fosse inchinato davanti al Palazzo imperiale. Quindi la prima cosa che ho fatto, anch’io, quando sono arrivato là è stata di inchinarmi davanti al Palazzo imperiale.

Info:
Il sito delle Giornate del Cinema Muto

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