Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

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Un Jeunet al di sotto delle sue potenzialità immaginifiche, al servizio di una trasposizione cinematografica che non convince. Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, presentato fuori concorso nella sezione Alice nella Città.

Genio ribelle

T.S. Spivet è un bambino prodigio con una passione per la cartografia e le invenzioni. Vive in un ranch nel Montana insieme ai suoi genitori e a sua sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America. Layton, il fratello gemello di T.S., è morto in un incidente nel fienile; nessuno ha mai parlato del fatto che T.S. fosse con lui. Un giorno T.S. riceve una telefonata dall’Istituto Smithsonian che gli annuncia la vittoria di un premio per la sua invenzione di un dispositivo dal moto perpetuo. Per ritirare il premio e tenere il suo discorso di ringraziamento, T.S. salta su un treno merci e intraprende il suo viaggio in direzione Washington… [Sinossi]

Con Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet si arricchisce di un nuovo titolo la filmografia di Jean-Pierre Jeunet, ma il settimo film diretto dal cineasta francese delude le attese di coloro che, nell’autore de Il favoloso mondo di Amelie, hanno riversato una serie di aspettative. Ma da quella commedia con la quale ha riscosso un enorme successo al box office, lanciando a livello internazionale la carriera di Audrey Tautou, di anni ne sono passati la bellezza di quattordici e di certo non si può proseguire una carriera campando esclusivamente di rendita, anche se la storia della Settima Arte ci ha insegnato che è possibile.

Per il suo ritorno dietro la macchina da presa, a distanza di quattro anni dal divertente L’esplosivo piano di Bazil, Jeunet sceglie di affidarsi alla letteratura per ragazzi, seguendo la scia di colleghi d’Oltreoceano come Scorsese o Spielberg, ma i risultati non sono quelli sperati. Nel suo caso, la scelta cade su “Le mappe dei miei sogni” (in originale “The Selected Works of T.S. Spivet”), il primo romanzo dello scrittore statunitense Reif Larsen, uscito in patria nel 2009. Ne viene fuori una trasposizione cinematografica che lascia l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e invece non è stato, poiché incapace di sfruttare l’enorme potenziale narrativo e drammaturgico intrinseco messo a disposizione dalla matrice originale. La pellicola ci catapulta nel mondo di Spivet, genio e sregolatezza racchiuso nel corpo esile di un bambino di dieci anni del Montana. Proprio le sue straordinarie capacità intellettive lo spingeranno a intraprendere un viaggio spericolato coast to coast sino a Washington D.C. Jeunet pedina il ragazzino in quest’ avventura che assume sempre di più i contorni di un classico road movie in cui si mescolano Mark Twain, Thomas Pynchon e Little Miss Sunshine, infarcito di una serie di ostacoli che trasformano il viaggio in una vera odissea animata da personaggi bizzarri, quest’ultimi disegnati a immagine e somiglianza di quelli che, da Delicatessen in poi, hanno iniziato a popolare i suoi film. Il tutto è immerso, neanche a dirlo, in una dimensione surreale a cavallo tra realtà e immaginazione, nella quale il protagonista si muove come una scheggia impazzita. Tono e colori ai quali Jeunet resta fedele e dai quali non è mai riuscito a distaccarsi totalmente, fatta eccezione per il prolisso dramma bellico Una lunga domenica di passioni e per l’altalenante Alien la clonazione. Tutto ciò non basta però a dare un’anima cinematografica all’operazione e a creare un’architettura narrativa efficace e avvincente. Le discontinuità ritmiche e le futili digressioni presenti poi fanno il resto.

E il dispiacere aumenta ancora di più se si pensa al patrimonio visivo che Jeunet è riuscito a dilapidare, ossia quella mole di grafici, elenchi, schizzi e mappe con i quali Reif ha accompagnato la narrazione del suo romanzo, illustrando la vicenda grazie a una singolare impaginazione che per certi versi assomiglia a una graphic novel. In tal senso, Jeunet prende in prestito il materiale originale e lo fa suo, personalizzandolo soprattutto dal punto di vista estetico formale. In effetti, la sua mano si vede, ma questo non è sufficiente a garantire al film una solidità visiva. Le soluzioni stilistiche e le scelte di messa in quadro fanno parte del campionario al quale il regista ci ha da tempo abituato, per cui si assiste a uno spettacolo che ha il gusto del già visto, al quale nemmeno il contributo stereoscopico e la pregevolezza fotografica della confezione servono per alzare l’asticella oltre la soglia della sufficienza.

Info
La scheda di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet sul sito di Alice nella città.
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