A Girl Walks Home Alone at Night

A Girl Walks Home Alone at Night

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A Girl Walks Home Alone at Night, l’esordio al lungometraggio di Ana Lily Amirpour, regista statunitense di origine iraniana, è una storia di vampiri che guarda con insistenza all’indie degli anni Ottanta. In Mondo Genere al Festival di Roma 2014.

Bad City, Bad People

Accadono cose strane a Bad City, una città fantasma iraniana abitata da prostitute, tossici, magnaccia e altri individui poco raccomandabili. In questo posto che puzza di morte, un vampiro solitario si ciba del sangue dei derelitti che affollano di notte i marciapiedi. Quando il non morto incontra una fanciulla solitaria che si sposta in skateboard, inizia una storia d’amore… rosso sangue. Western urbano vampiresco iraniano che rielabora suggestioni degli spaghetti western, dei fumetti, del cinema horror e dalla nouvelle vague. Una fusione di rock iraniano, techno e sonorità in stile Morricone. Bianco e nero, tempi dilatati che omaggiano Sergio Leone e surrealismo degno di David Lynch… [sinossi]

L’horror vampiresco e l’indie a stelle e strisce degli anni Ottanta, i codici comportamentali del western e il noir, la Jean Seberg di A bout de souffle e i White Lies che intonano Death. L’impatto frontale con A Girl Walks Home Alone at Night, presentato alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma all’interno della sezione Mondo Genere (il tour italiano del film proseguirà in direzione del Ravenna Nightmare, evento imperdibile per gli amanti dell’horror e del mystery) rischia di lasciare piuttosto frastornato lo spettatore. Sullo schermo si compone infatti una creatura multicefala, spiazzante melting-pot dalle intuizioni più disparate, dall’essenza cinefila e cinefaga, eppure al contempo in grado di mantenere una propria identità estetica, stilistica e soprattutto culturale.
Al di là dei giochi di riflesso con la storia del cinema – in questo senso la mise sfoggiata dalla protagonista Sheila Vand, già vista in Argo di Ben Affleck, lascia ben poco spazio all’immaginazione – ciò che colpisce con forza da subito durante la visione di A Girl Walks Home Alone at Night è l’incrocio folle e mai tentato prima tra la cultura iraniana e l’immaginario cinematografico statunitense. In tutto e per tutto figlio di suggestioni provenienti da Hollywood e dintorni, la prima regia sulla lunga distanza di Ana Lily Amirpour è interamente parlato in farsi e rimanda a codici comportamentali propri dell’Iran.

Un confronto/scontro che ravviva un film che per il resto sceglie di muoversi nei solchi del genere, senza smarcarsi più di tanto da immagini e situazioni immediatamente decodificabili da chi non sia un totale analfabeta cinefilo. In A Girl Walks Home Alone at Night ci si confronta con personaggi solidi ma stereotipati (il giovane puro che sogna un avvenire meno disperato della realtà in cui vive, il padre eroinomane, il bullo di quartiere che vessa i più deboli, la prostituta dal cuore d’oro e dall’animo lindo), che vivono un’esistenza perfettamente incanalata nel genere. Potrebbe trattarsi di un noir stilizzato quanto di un western urbano, ma l’irruzione in scena della vampira scardina il gioco senza per questo stravolgerne i passaggi chiave.
Il vampirismo si innesta dunque come un vero e proprio elemento alieno, gestito però con mano salda e ottima capacità di sintesi dalla Amirpour. A Girl Walks Home Alone at Night è un film essenziale, che riporta alla mente a tratti il Jim Jarmusch degli esordi quanto (in particolar modo per la fotografia contrastata ma formalmente elegante) il Francis Ford Coppola di Rumble Fish, e che si sviluppa senza particolari forzature narrative, pur muovendosi a un ritmo compassato, a sua volta eco d’altri tempi – non troppo lontani.

Quel che ne viene fuori è uno strano oggetto pop, in cui l’ovvio e l’inatteso si muovono a braccetto, quasi si trattasse di due facce della medesima medaglia. Probabilmente la Amirpour avrebbe potuto osare qualcosa di più da un punto di vista strettamente narrativo (gli accadimenti che si susseguono sullo schermo non germinano particolari esclamazioni di meraviglia nello spettatore), ma l’eleganza visiva, le intuizioni fotografiche e la nettezza di un racconto così personale eppure a pochi passi dal b-movie permettono di eleggere A Girl Walks Home Alone at Night come una delle visioni horror più affascinanti dell’anno, nonché come uno dei titoli più interessanti del Festival di Roma.
Una nota a parte la merita lo splendido gatto Masuka, che domina la scena in ben più di una sequenza dimostrando con l’avanzare della storia una presenza tutt’altro che decorativa. Protagonista muto di una vicenda tetra e romantica, squallida e folgorante, ironica e tragica.

Info
Il sito di Ana Lily Amirpour, regista di A Girl Walks Home Alone at Night.
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